Voto dall’estero/Wählen im Ausland

Finalmente ci siamo svegliati: dopo 25 anni di Erasmus, ci siamo accorti che chi si trova momentaneamente all’estero non può votare se non tornando in patria. Ed è scoppiata la protesta. Sarà che il numero di studenti impegnati in questi scambi è sempre maggiore, sarà che queste elezioni rappresentano un punto di svolta rispetto allo stanco scenario politico dell’Italia recente.

In Francia è possibile votare per posta oppure per procura (l’ha fatto una mia amica per le presidenziali mentre ci trovavamo insieme a Saarbrücken), mentre in Germania dal 2009 le persone all’estero vengono registrate automaticamente e possono votare per lettera o fax.

In Italia invece per votare dall’estero è necessario essere iscritti all’Aire, il registro degli italiani residenti all’estero. Bisogna presentarsi al consolato e cambiare la residenza (peraltro perdendo così alcuni diritti come l’assisenza sanitaria gratuita in Italia). Ovviamente è un passo notevole, significa aver scelto di stare all’estero perlomeno per un tempo significativo (più di un anno), e non interessa certo il caso degli Erasmus. Non riguarda però neppure gente come me, all’estero da troppo poco, e forse ancora per poco, per un tirocinio, uno stage, un periodo di volontariato, un viaggio, oppure per frequentare un intero ciclo di studi. In tutto, siamo stimati in più di 80 000 persone, pochissimi rispetto ai 50 milioni di aventi diritto al voto, ma che potrebbero fare la differenza in caso di vittorie risicate.

Senza contare poi l’obiezione degli studenti universitari con residenza a 1000 km dal luogo dove studiano: in effetti è più semplice votare per un Erasmus a Vienna che per uno studente che da Torino deve scendere in Sicilia. Il 75% del rimborso del biglietto non ripaga i giorni di lezione, gli esami e le energie perse.

Basterebbe così poco per permetterci di dire la nostra, ma è evidente che ai politici italiani il voto dei giovani non interessa.

Dopo la polemica, il governo si è mosso ma non ha trovato una soluzione in tempi utili (bastava pensarci prima). Un gruppo di ragazzi invece si sta affidando a una piattaforma elettronica, e-ligo, per poter votare virtualmente. Non ha peso politico, ma fa capire quanto ci teniamo a partecipare, e servirà come sondaggio alternativo a quelli che stanno infestando i tg.

Non penso che il prossimo governo governerà direttamente su di me, però pensando alla mia famiglia e ai miei amici ho deciso di tornare in Italia e votare, dire la mia.

Per ulteriori approfondimenti sul tema:

gruppo facebook di riferimento

per tutti i fuori sede

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3 responses to “Voto dall’estero/Wählen im Ausland

  1. Aggiornamento: alcuni deputati (in particolare Marco Meloni, PD) hanno presentato un ddl per legare il voto non al luogo ma alla persona, e quindi permettere di votare ai cittadini che si trovano temporaneamente all’estero. A questo link si può seguire l’iter parlamentare del ddl: http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/4443ni

  2. Pingback: Cambio di residenza/Neuer Wohnort | I'll sugar and preserve my days like fruit *

  3. Finalmente ce l’abbiamo fatta! E’ stato votato un emendamento per permettere ai cittadini temporaneamente domiciliati all’estero di votare (sono incapace di trovare il testo originale, per cui questo e’ solo un link all’articolo http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/26/legge-elettorale-gli-studenti-erasmus-potranno-votare-per-posta/1372785/).

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