Pale eoliche/Windrad

Mi spiace sentire un politico che dà voce all’ignoranza della gente. In questo caso si tratta di Sgarbi, che quando può bramisce contro le pale eoliche, specie quelle in Sardegna, Sicilia, Campania (ma anche un piccolo impianto sulle mie montagne ha subito pesanti critiche). Da critico d’arte, sostiene che deturpino il paesaggio.

Ora, non dico che una pala bianca nella Valle dei Templi sia elegante, ma se venite in Germania vi accorgete di quanto possa essere suggestivo e perfino romantico un parco eolico. Passando col treno in mezzo alla campagna, oppure dall’alto dell’aereo, le pale sembrano aiuole di margherite giganti. Peraltro, pur essendo alte sui 50 metri, tutte insieme fanno il rumore di un frigorifero. La Germania è ricca di altopiani spazzati dal vento, e sfrutta anche delle piattaforme al largo delle coste, nel mare del Nord. È al terzo posto mondiale per quantità assoluta di energia prodotta, riesce a coprire più del 10% del suo fabbisogno interno ma mira ad arrivare al 20% di energia pulita entro il 2020. L’Italia si piazza al settimo posto europeo per valore assoluto, ma in termini relativi rispetto al fabbisogno interno si tratta di percentuali a una cifra sola.

Non che la Germania sia perfetta. Mi hanno spiegato che molta energia viene sprecata, perché le aziende ricevono incentivi economici per installare le pale, ma la rete elettrica risulta insufficiente o inefficiente per immettere l’energia in eccesso nella rete pubblica. Nel complesso l’energia eolica si rivela un affare per chi lo produce ma non per gli utenti. Questi articoli ad esempio riportano posizioni critiche: ilpost.it, Der Spiegel, un altro blog.

L’eolico permette di rivalutare terreni poco adatti all’agricoltura o non edificabili. Non sono più brutte dei pali della luce, garantiscono energia pulita, creano lavoro. In Italia l’eolico ha ancora margine di ampliamento, procedendo convinti su questa strada potremmo addirittura evitare gli errori della Germania.

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