Berlin Festival

Il mio viaggio comincia con un colpo di fortuna: nonostante mi sia dimenticato di dare la conferma alla ragazza che avrebbe dovuto darmi un passaggio (pagato) in auto, lei passa lo stesso per il punto di ritrovo concordato, mi scorge lì impalato in speranzosa attesa e mi carica in macchina. Direzione: Berlino, dove trascorro il mio ultimo fine settimana da residente in terra tedesca.

Ho nella tracolla una tshirt disegnata a mano e una bandiera colorata, accessori necessari per il Berlin Festival, che è la mia meta principale. Si sta per realizzare un sogno, vedere e sentire Björk dal vivo. Se non la conoscete siete scusati, è una tipa strana, madre di tutte le cantanti bizzarre apparse dopo gli anni ’90. La mise di sabato comprendeva un semplice vestito verde pallido con maniche larghe, scarpe con la suola rialzata e una maschera che le copriva la testa intera, e la faceva sembrare un soffione.

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Björk canta con una voce da bambina rotta dal pianto, e l’ha sfruttata appieno, accompagnata da un coro di quindici giovini islandesi, un percussionista e un dj che gestiva le tracce elettroniche. Dall’alto è stato calato sul palco più volte una bobina di Tesla, che produceva scariche elettriche e suoni sinistri. Non serviva altro: il genere di Björk è basato sull’elettronica, il suo ultimo album è stato composto su un iPad, il suo punto di forza sono gli effetti vocali. Nonostante i suoi 48 anni e la statura minuta non si è risparmiata e ci ha fatto scatenare come invasati.

Trattandosi di un festival, Björk era solo il piatto forte di un nutrito menu. Io in realtà degli altri artisti conoscevo solo Ellie Goulding, che purtroppo non si è sprecata e non ha dato fondo alla sua estensione vocale.

Il giorno successivo ho fatto il tour della città -ma direi di saltare il capitolo ,,Come pretendere di visitare una capitale europea in 8 ore”. Ero da solo: ho risparmiato le corde vocali e ho riposato un po’ lo spirito, smaltendo l’indigestione di emozioni del giorno precedente.

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