Moka/Kaffeekocher

Il caffè, uno degli argomenti nazionalisticpopolari che più insaporiscono le conversazioni degli italiani all’estero. Al primo posto della classifica ci sono il meteo e il cibo in generale (in entrambi i casi all’Italia viene assegnata la fascia di Miss Nazione Europea). Al quarto posto si piazza la lingua col codazzo di lamentatio più o meno motivate sull’accento, il dialetto, gli slang e blablabla. Noto con soddisfazione che invece l’annoso tema bidè, tanto caro ai connazionali in vacanza, è stato messo al bando dalle nuove generazioni.

Ovviamente è di color vèrde.

Ovviamente è di color vèrde.

Prima di partire per l’Erasmus, ormai 20 mesi fa, i miei amici del coretto di Cerro mi hanno fatto il graditissimo regalo di una moka Bialetti, una Fiammetta verde mela, compatta e leggera.
Io non distinguo il caffè Lavazza da quello Ramazza, e senza zucchero (o adeguata correzione) non lo bevo, con buona pace di quella purista di mia mamma. Però la Fiammetta si è rivelata un’alleata essenziale per combattere i momenti di stanchezza, e non si è tirata indietro quando si trattava di preparare un tiramisù per 20 persone, lei, nata per riempire una tazzina alla volta.

Il termine moka non esiste all’estero. Risulta difficile tradurre perfino caffettiera. Questo aggeggio smontabile desta curiosità e smarrimento.
La mia Fiammetta ha viaggiato con me per mezza Europa, fino a quando ad Hannover mi sono capitati nuovi coinquilini che sono riusciti a perderne testa e filtro. ,,Ragazzi, non trovo metà della moka, l’avete vista?”, chiedo col culo della Fiammetta in mano.

Il culo della Fiammetta in questione.

Il culo della Fiammetta in questione.

Per tutta risposta ricevo sguardi attoniti: il passo dal non avere un nome e un’identità all’essere gettati per sbaglio nella spazzatura è breve, se ci si ritrova nelle mani di incuranti giovanotti angloamericani. Dopo un breve periodo di speranzosa quanto vana ricerca della metà dispersa, e dopo che la mia colazione ha proclamato il lutto, mi sono fatto rimborsare il valore economico della mia Fiammetta (quello affettivo, ciccia) e ora sono tornato a bere il forte e nero caffè italiano, alla faccia dei surrogati esteri.

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Wer von euch weisst, was eine Moka ist? Ich glaube, ganz wenige. Sie ist ein typisches italienisches Wort für ,,Kaffeekocher”. Solche Kanne besteht aus drei Teilen: dem Boden (das man mit Wasser einfüllt), einem Filter (wohin man das Kaffeepulver gibt) und einem oberen Teil (wohin der Kaffee fließt).

Meine italienische Freunde haben mir einen Kaffeekocher geschenkt, bevor ich nach Erasmus geflogen war. Es war ein besonderes Gerät, grün und leicht (aus Aluminium) und stylisch. Ich bin kein Typ, der jeden Tag Liter Kaffee trinkt, oder der nur die beste Art Kaffee wählt. Meine Moka war trotzdem wichtig, als ich müde war und als ich einen großen Tiramisù vorbereiten wollte.

Meine Moka hat mich trau und hilfreich durch hälfte Europa begleitet, bis zu Hannover. Als in August die neuen Mitbewohner in meine Wohnhein getreten sind, sofort ist der obere Teil verschwunden. Nur das Boden ist zurückgeblieben-es war aber völlig nutzlos, ohne den Rest. Ich bin dann zu meinen Angloamerikanischen Mitbewohnern gegangen: ,,habt ihr mal den Rest der Moka gesehen?” Natürlich nicht: wenn man sogar keinen Namen für eine Sache hat, wie kann man sie kennen, und dann erkennen, dass sie nicht in Ordnung ist? Wahrscheinclih haben sie meine Moka verloren. Sie haben mir das Geld zurückgezahlt, aber die affektive Wert ist zurzeit Flöte gegangen. Ok dann, zumindest kann ich jetzt wieder mein Früstück mit einem kochenden, schwarzen und starken Kaffee genießen!

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