Loch Lomond-Déjà vu

Boschi tappezzano le montagne.
Ad essere precisi non sono montagne, sono alture che al massimo arrivano a 900 metri. Però sono aspre, per quanto modellate dal vento, dal ghiaccio, dalla pioggia. E le rocce che affiorano, coperte di licheni pallidi e muschi scuri, e la neve che incappuccia i rilievi più alti non fanno pensare a colline.
I boschi non sono uniformi, ricoprono il paesaggio a branchi: larici brillanti nel loro outfit autunnale giallo, faggi ancora in fase di viraggio dal verde all’arancione, castagni dalle larghe foglie dorate, abeti cupi, pini lucidi, betulle splendide nel loro tailleur candido. L’erica spunta dove può sul terreno in salita, in mezzo all’erba che non assomiglia ai prati inglesi, ma ai miei capelli quando ho necessità di andare a tagliarli.

Anche qui in Scozia le persone che si incrociano in montagna si salutano, magari col fiato corto mentre si arranca verso l’alto. Muretti a secco testimoniano che la civiltà arriva fin quassù.

Quattro stagioni – le tempeste invernali, il cielo sereno estivo, le pioggerelline miti primaverili e quelle insistenti autunnali – si susseguono nel giro di poche ore, o addirittura si presentano tutte insieme sull’orizzonte-schermo, spettacolo mozzafiato ammirato dall’alto di una rupe-grandangolo. E poi pecore, nuvole che sembrano pecore, e arcobaleni spessi, così ben piantati per terra e così poco sospesi per aria che non si fa fatica a credere che certo, sotto di loro, dietro quella collina, si nasconde una pentola d’oro.

Mi sono tornate in mente le domeniche d’estate di qualche anno fa, quando i miei stipavano noi fratelli in macchina, e tutti e sei andavamo a passeggiare sulle pendici delle mie montagne, l’altopiano della Lessinia. Al posto delle pecore c’erano le vacche oppure il Daù, le stagioni seguivano una maggiore stabilità. Ma il resto è uguale, solo tradotto in gaelico.

Non riesco a vivere senza montagne. Senza lasciare lo sguardo aprirsi verso l’alto verso il basso, senza riempirmi i polmoni di quest’aria tagliente e frizzante, senza spingermi sul bordo e decidere di andare ancora un po’ più in là, senza sprofondare nelle valli e sui pendii dove d’inverno la sera scende alle due del pomeriggio. Ci si può innamorare di una terra dopo sei settimane solo perché ricalca quella dove sono nato e cresciuto?

Déjà vu sul Loch Lomond. Danke Dirk für die schöne Ausreise und den schönen Tag.

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5 responses to “Loch Lomond-Déjà vu

  1. Nicoletta Mattioli

    just wow. dovresti ascoltare sergio caputo. rischia di piacerti. o gianmaria testa. pure dippiù.

  2. La montagna fa parte di noi, anche io lo sento! Che descrizioni deliziose! Mi sembrava di essere tornata in Irlanda 😀 THANKS darling!

    • Che terre meravigliose! E’ vero, la montagna e’ dentro di noi, e forse solo li’ ci sentiamo a casa! Abbiamo trovato un bassorilievo con scritto: ,,le montagne sono le radici dell’acqua, degli alberi, degli animali, dell’uomo”…

  3. Quando ho letto il post ero appena tornata da una gita a Loch lomond in un giorno di sole. Come fa qualcuno a preferire le palme?

  4. Come si fa a lamentarsi tutto il tempo delle condizioni meteorologiche della Scozia? O a non entusiasmarsi per certi paesaggi e certe atmosfere?

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