La cosa più difficile/The hardest thing

del trasferirmi all’estero è che tutti gli amici importanti- quelli a cui faccio ricorso quando ho bisogno di conforto, di una ramanzina, di un consiglio- non sono a portata di mano. E allora mi ritrovo dipendente da social network e programmi di chat, cerco di far combaciare i (fusi) orari, sposto impegni per una chiamata al volo, ma la tecnologia non basta mai. Prenoto le mie vacanze invariabilmente a casa, mettendo in programma un tortuoso pellegrinaggio per cercare di far visita a più amici possibile. Non c’è il rischio che io rimpiazzi questi amici: il cumulo di esperienze ricordi e sentimenti che ci legano è indelebile; però mi amareggia non poter condividere i piccoli avvenimenti quotidiani.

Non che all’estero non abbia trovato buoni amici, ma c’è un ostacolo, la lingua. Come si fa a sfogarsi all’estero? Mancano i termini minimi sufficienti per dare il foglio di libera uscita alla rabbia, alla delusione, alla malinconia, che così restano intrappolate e rancorose nel petto e chiamano perfino in rinforzo la frustrazione (analogo discorso vale per la gioia, l’entusiasmo, l’esultanza, ma oggi è una giornata malinconica).

me_relationships

me e la mia rete di relazioni

E anche quando trovo ottimi amici, magari italiani, o magari così sensibili da capirti oltre la cortina delle parole (parole che sono sempre in[eff/suf]ficienti, non bastano mai), arriva il momento del congedo. Il tempo non basta mai.

Il numero delle amicizie aumenta, e se si è bravi, o se ci si adatta ai limiti imposti dalla separazione fisica, si riesce pure a mantenerle – con la conseguenza che a volte mi sembra di sparpagliare l’affetto in tanti fiumi ruscelli rivoli, e non basta mai.

La cosa più difficile del trasferirmi all’estero è che io strattono impaziente in avanti, ma i miei rapporti più tenaci mi costringono a guardare indietro.

Dedicato ai miei amici, che miracolosamente si fanno trovare sempre là.

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…of living abroad is that all my long-term friends are not close at hand. The long-term friends are those who understand me immediately, whom I go back to whenever I need consolation, support, advice, rebuke. I can’t express exactly feelings like rage, or disappointment, or melancholy in a language different from mine, and those feelings stick to my chest, calling to their assistance frustration as well (in an analogous way that holds for joy, exultation, enthusiasm, but today’s a grey day). I’ve become a social networks/chat-programs addicted, and a timerope walker, just to manage to call my friends – but technology is never enough. Anyway I won’t forget them easily, and I’ll always recur to them for the most important things.

I found good friends abroad, sure. Usually the first hindrance is the language. Even when I found some italian guys, or foreigners with such a sensitivity to go beyond the fog of sketchy words (words are never enough), then the time to say goodbye came. Time is never enough.

Thus the number of my friends is increasing, and sometimes I feel like I were pouring my affection into many rivers brooks creeks, and it is never enough.

The hardest thing of living abroad is that I push fiercely onwards, but my dearest relations make me turn back.

To my friends, who are miraculously always there.

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