L’inferno è rivestito di moquette/Hell is lined with moquette

Glasgow è una città pericolosissima. La più pericolosa del Regno Unito, a dar retta alle statistiche. Ma più che i crimini, quello che mi terrorizza davvero sono gli incendi. O meglio, mi terrorizza il terrore che hanno i glasgwegiani per gli incendi.

Tutti gli edifici pubblici provano l’allarme una volta a settimana, facendomi prendere un coccolone. La prima cosa che ti spiegano nei corsi di sicurezza è come evitare incendi, e per stigmatizzare un comportamento irresponsabile citano fiamme e cortocircuiti. Ti chiedono di tatuarti il numero di sicurezza (2222, a prova di stupido), e ad ogni angolo c’è un estintore o una coperta per soffocare principi d’incendio. E gli allarmi veri, causati da una bistecca cotta un po’ troppo, o da una sigaretta fumata alla finestra, si sprecano.

Non so da dove arrivi questa atavica paura per il fuoco. Sta di fatto che non è raro incrociare un camion dei pompieri a sirene spiegate.

Nonostante questo le case di Glasgow sono gelide, e sono pertanto foderate di moquette. Ecco, io l’inferno me lo immagino così. Umido, grigio, sporco, polveroso e maleodorante come solo certe moquette possono essere. ,,Guarda che tiene caldo”-ma allora mettiti la canottiera, invece di andare in giro in maniche corte! ,,Guarda che soffoca i rumori”-ma comincia a coltivare l’arte dell’origliare, in cui noi italiani eccelliamo!

Se questo è solo l’inizio, non arriverò vivo alla fine di questi quattro anni.

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Apparently Glasgow is the most violent city of Great Britain, as reported by BBC. What I fear actually is not criminality, I can cope with it, but fires instead. Or rather I fear the fear people have for fires.

All public buildings schedule an alarm test every week, which comes unexpected and makes me startle. There’s a fire blanket or an extinguisher in every corner. If they want to ban a dangerous or irresponsible behaviour, they’ll tell you ,,it could cause a fire”.  They repeat so many times the emergency number (2222, moron-proof), like they wanted you to tattoo it on your arm.

I can’t see the reason of such a creepy obsession for fires, but in truth I come across a fire truck too often, running somewhere with wailing sirens.

Notwithstanding all these fires, buildings in Glasgow are quite moist and cold. Is that why they line every floor with moquette? Well, I figure hell will be this way: a wee cell lined with grey, stinky, sticky and dusty moquette. There’s no pro in moquettes, please don’t even try and say they keep warm and suffocate noise from neighbors. Put on an extra jumper if you’re cold, and appreciate the art of overhearing.

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8 responses to “L’inferno è rivestito di moquette/Hell is lined with moquette

  1. Mi ha fatto molto ridere questo tuo racconto… Quando ero in Australia, per “festeggiare” la fine del super viaggio io e Marco abbiamo acceso le stelline (quelle che si tengono in mano a Capodanno) facendo scattare l’allarme antincendio della casa 😀 …noi italiani non siamo proprio abituati a questo marchingegno! Buone feste Davide! Se torni per Natale, magari ci vediamo!

    • Ahah!
      Io ho comprato una bellissima candela d’Avvento, ogni giorno dovrei accenderla e consumarne un pezzettino. Ho chiesto alla mia coinquilina che mi prestasse l’accendino, e mi ha guardato come se avessi le squame: ,,Non puoi farlo, guarda che c’è l’allarme anticendio! Credi che io andrei fuori a fumare, se potessi farlo in camera?”. Pazienza. La candela la porto alla mamma per l’anno prossimo.
      Certo che vediamo in quel di Cerro, fra una settimana sono a casa! Nel frattempo, un abbraccio!

  2. Vedi che un giorno ti piace. Io ormai dico che tiene caldo. Alla fine di questi quattro anni la farai impiantare nella tua futura casa italica.

    • Assolutamente NO. La mia prossima sistemazione da studente deve avere come requisito fondamentale l’assenza di moquette. Ma perche’ non si sono convertiti ai tappeti, che sono l’evoluzione flessibile e soprattutto lavabile di questo ricettacolo di germi? 😉
      Riru, mi sa che ti ho incrociata da Artstore prima di Natale, o meglio: c’era una ragazza che ti assomigliava e parlava al telefono (in italiano).

  3. …comincia la caccia a Riru Mont allora 😉 l’avrei fatto se non fossi stato di fretta e tu allegramente impegnata nella conversazione!

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