Anguane

covolocamposilvanoI boschi della mia terra d’origine sono popolati da esseri magici. Ogni covolo, ogni anfratto, ogni vajo sospira, ulula e sussurra, non teme il confronto con le terre celtiche.

casetadelefade

La caseta dele fade.

Le grotte sono le case delle fade, tra cui le anguane. Facilmente vi lascerete ingannare dal loro aspetto seducente, dai loro capelli lunghi, dai loro vestiti dai colori sgargianti e appariscenti, dal portamento sicuro e pieno di grazia, ben diverso da quello sciancato delle ragazze d’oggi. Non vi accorgerete che sotto le gonne gialle, rosse, azzurre d’atelier, ben ficcati dentro i vertiginosi tacchi 12 che lasciano tanti buchini per terra, nascondono zoccoli di cavallo o piedi rovesciati, traditi dalle tracce sulla neve. Non noterete che i coprispalle attillati e le camicette così aderenti in realtà coprono il vuoto al posto della loro schiena. Se le guardate di profilo, sono piatte, come una sagoma di cartone.

https://i1.wp.com/www.patrizialaquidara.it/official/wp-content/galleria-fotografica/album-2/il-canto-dellanguana/_cache/8-1024x1024.jpg

Non sono dèmoni, non sono qui per fare del male. Ci hanno insegnato la civiltà. Ci hanno mostrato come cardare la lana quando le macchine dovevano ancora prendere il nostro posto ai lavori quotidiani, ci hanno svelato i segreti delle erbe medicinali. Se ne stanno tra di loro, di notte il vento ci porta le loro voci mentre ciacolano, e la luna fa luccicare le loro lenzuola stese su invisibili fili tesi tra le piante di opposte vallate. A volte si vedono le luci delle torce, anche se si dice che per torce usino ossa umane. Sono timide, evitano gli uomini, ma al tempo stesso sembrano cercare la nostra compagnia e vengono spesso la sera a fare filò, a giocare a briscola, a ballare. Ridono forte.

Ma come le donne non dimenticano le offese. In più come le fate ospitano un solo sentimento alla volta, si irritano per un nonnulla e soprattutto  sono vendicative.

Se si svegliano con lo zoccolo sbagliato, non ci sono santi. Sentiamo le loro strida, giù in fondo al bosco.  Alcune donne hanno cominciato a temerle, credono che irretiscano gli uomini del paese, dato che alcuni di loro non sono tornati, la sera dopo il lavoro nei boschi. E dato che i lupi sono stati sterminati da anni, e che gli orchi sono emigrati da decenni, non resta che una spiegazione.

Guardatevi dalle anguane della Lessinia.

https://i2.wp.com/www.patrizialaquidara.it/official/wp-content/galleria-fotografica/album-2/il-canto-dellanguana/7.jpg

The forests of my homeland are crowded by every sort of fairies. Valleys, clefts and gorges are populated by the little people, not differing from Scottish highlands.

https://i0.wp.com/www.patrizialaquidara.it/official/wp-content/galleria-fotografica/album-2/il-canto-dellanguana/_cache/2-1024x1024.jpgCaves are houses of the mysterious anguane. You’ll be likely deceived by their charming appearance, by their gracious stance, so different from the clunky way girls walk today. Their gorgeous, shining, brightly colorful dresses, red or yellow or sky blue gowns hide their horse hooves or their turned-over feet. Their shawls and tight blouses and their long dark hair cover a hole they have in stead of the back.

They are not daemons, they’re not ill-natured. They brought civilization, they taught us how to card wool and use herbs to heal and strengthen our bodies. They live aside, the moonlight shines on their blankets hung on the tree boughs between the cliffs, the wind draws their chats while they work. They long for our company, they love dancing, playing cards. They are like women though, they don’t forget offenses. Furthermore they’re fairies, their soul can hosts just one feeling at time, they easily rage and they’re vindictive.

Some men never came back from work. Some girls of the villages claim they aim at our men. Some lumberjacks never came back from work, and since wolves have been haunted and ogres have been chased away, there’s no other explanation.

Sometimes we hear their yelling, down in the deep forests. Sometimes wee see lights, and we know that they are not torches, but bones. Human bones.

Beware the anguane from Lessinia.

Credits:

E. Bonimi, Va’ a farte benedir, La grafica ed.

Patrizia Laquidaria, Il canto dell’anguana

Advertisements

3 responses to “Anguane

  1. Grande Erbo! Anch’io avevo pensato di scrivere un post su di loro! La famiglia di mia mamma ha l’abitudine di dire “sa ghè da sigar come le anguane?!” ma non sono mai riuscita a farmi spiegare di preciso cosa sono.

    • Ahah è vero, anche a Cerro si dice! Ed è pure il nome di una disciplina in cui molte famiglie della Lessinia eccellono.

      Il libro di Bonomi citato in fondo è ricco di informazioni e di racconti in dialetto, se volessi approfondire 🙂

  2. Finally learn the meaning of Anguane…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s