Pietro Gambadilegno/Pegleg Peter

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Pietro con la gamba di legno.

Pietro Gambadilegno potrebbe essere un ottimo ambasciatore per la mia facoltà. Vi siete mai chiesti il perché del suo cognome? Ebbene sì, Pietro ha perso la gamba sinistra (divorata da un popolo cannibale, che però, da quanto era cattiva, è rimasto avvelenato prima di arrivare al ginocchio) e l’ha sostituita con una protesi abbastanza primitiva in legno.

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Pietro che si vanta, per la prima volta, della sua protesi (dalla storia Topolino e il boscaiolo).

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Dalla storia Topolino e la dimensione Delta

I disegnatori però hanno ben presto cambiato idea e negli anni ’40 (Pietro nasce nel 1925) decidono di avvalersi di una pratica protesi below-knee (BK). Romano Scarpa nel 1959 in realtà rivela che Pietro si serve ancora della sua scomoda protesi lignea, ma sono sicuro che nel frattempo si sia rivolto a un centro per farla sostituire con una protesi come questa, in fibra di carbonio, ricoperta da un esoscheletro per diminuire l’impato estetico e non spaventare i bambini, e soprattuto perché gli illustratori si erano stufati di invertire la gamba sana con quella amputata, disegnando ogni volta un Pietro diverso.

La tecnologia delle protesi è piuttosto evoluta. Si tratta di sostituire un arto mancante con uno artificiale che abbia funzioni simili, garantendo al paziente di condurre una vita normale, di camminare e se necessario anche correre o svolgere sport (attività che richiedono design molto diversi: per questo gli atleti hanno un modello per camminare e uno per gareggiare).

Ma una protesi è anche un sostegno psicologico. Immaginate di perdere una parte del corpo. Considerate (oltre al danno la beffa) che le terminazioni nervose continuino ad inviare impulsi al cervello come se l’arto fosse ancora là. Volete grattarvi, ma non c’è nulla che vi prude. Una protesi riempie un vuoto estetico, oltre che funzionale.

Oltre a Gamba, personaggi più celebri dotati di protesi sono Oscar Pistorius, o l’atleta italiana Giusy Versace.

Il mio professore di prostetica è un luminare nel suo settore, sostiene di conoscere personaggi così indietro nel tempo che sembra averla fondata lui, la prostetica. È un signore adorabile, io gli assegno ,,punti cuoricino” per ogni sua battuta, gesto divertente, considerazione arguta. Ad esempio, quando si stende sul tavolo per farci vedere come si flette l’articolazione del ginocchio. Più o meno così:

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Al posto di Britney, immaginate un greco di 85 anni (!), piccolino, canuto e incartapecorito, con un accento strano. Ovviamente lui non ammicca.

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Pete Pegleg might be a good ambassador for my faculty. Did you know he’s actually an amputee? Like in the best tradition of the literary villains, he was first drawn (1925) with a wooden pegleg, quite primitive. He lost his left leg when he fell pray to a tribe of cannibals, but he was so bad that they died poisoned before going beyond the knee. His leg was quite soon (40s) replaced by an artificial prosthesis. Some later illustrators, like the Italian Romano Scarpa, still drew him with the creepy pegleg, but I’m sure now he uses a modern carbon fiber, below-knee prosthesis, covered with a polymeric exoskeleton to hide it and make it quite similar to a healthy leg. Kids are not scared by deformity and illustrators don’t have to remember which is the missing limb, running the risk to mess up the two legs every time.

Prosthetics is quite evolved nowadays. The most famous ambassador could be Oscar Pistorius. It deals with replacing the function of a missing limb, giving back an amputee the possibility to walk, move, being independent. And most of all it fills up an empty space in one’s life. Just think, sometimes nerves ache and prickle even if there is nothing able to itch.

My prosthetics lecturer is a luminary in this field; he claims to know such old milestones, it seems he was there when the Egypts first invented a wooden limb. He’s a lovely man, I give him ,,heart points” whenever he cracks a joke or does something funny, like laying down on a table to show us how the knee joint bends. Like Britney in Womanizer video. Just substitute her with a small, white-haired, wizened Greek man, speaking with a weird accent. He doesn’t wink though, of course.

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