Christòs anésti!

La veglia pasquale nella cattedrale di St Andrew ha un che di confortevole, essendo celebrata con calma, molti canti e poche luci artificiali, ed essendo la cattedrale non più grande della mia chiesetta cerrese. Durante la celebrazione due giovani donne, una delle quali con un viso dolcissimo, sono state battezzate, a altri due adulti hanno ricevuto il sacramento della confermazione-è sempre emozionante dare il benvenuto nuovi membri della comunità.

Una messa di due ore e mezza non ci sembrava abbastanza, allora abbiamo pensato bene di unirci ai miei amici greci e di vivere per una volta una celebrazione greco-ortodossa, svoltasi nella chiesa di San Luca in West End. In questi giorni ho scoperto quanto sia importante la Pasqua per i greci. Il giovedì santo preparano le uova sode (tradizionalmente in Grecia ne cuociono in numero abnorme, in modo da farle durare fino alla Pentecoste!), tinte di rosso come il sangue di Cristo, che vengono mangiate la notte di Pasqua, non prima di averle usate per un civile confronto, picchiettandole una contro l’altra. Vince l’uovo che non si rompe (ma secondo me è tutta questione di tecnica). Alla messa di mezzanotte partecipano tutti i greci più qualche infiltrato, facilmente riconoscibile perché, a differenza dei greci, non ha capelli e occhi neri e non riesce a pronunciare parole come parakalòefcharistò. I partecipanti reggono delle candele fatte in casa, elaborate e colorate al limite del pacchiano. La celebrazione dura un’eternità, ma la maggior parte della gente se ne va dopo mezz’ora a pasteggiare, ignorando le successive due ore di predica.

Glasgow durante la Settimana Santa è stata graziata da un’onda di caldo inattesa e gradita, che mi ha convinto a riporre il cappotto e di tirare fuori timidamente i vestiti estivi dall’angolo remoto in cui li ho dimenticati in ottobre. Graziati dal bel tempo, il giorno di Pasqua abbiamo steso la nostra coperta blu sull’erba di Pollok Park, nella parte sud della città, riempiendola di cibo che neanche fossimo a digiuno da quaranta giorni, improvvisando una grigliata con le griglie usa e getta tarocche di Aldi, godendoci l’aria frizzantina e mettendo a mollo i piedi pallidi nel torrente gelido. Abbiamo giocato a qualcosa tipo palla prigioniera, spedendo il pallone più e più volte in acqua. Una di queste volte, cercando di recuperarlo, mi sono tagliato un piede con un malefico vetro, ma a discapito dell’infortunio ho dimostrato di essere un abile assassino giocando a lupus in tabula. Tornato a casa, oltre al piede gonfio avevo la faccia rossa-timida imitazione di un’abbronzatura primaverile, un augurio in apertura della bella stagione.

My Easter weekend began with the vigil mass in St Andrew’s Cathedral. It was a cosy celebration, among few people (the cathedral is not so huge indeed), with soft lights and a lot of singing. During the mass, two women were baptized and other two adults received the confirmation sacrament. Welcoming new members into the community it’s touching.

But just one mass it’s not enough! We decided to join our Greek friends for a greek-orthodox celebration. Easter celebrations are very important to Greeks. They boil eggs on Holy Thursday and they taint them in red, as a reminder of Christ’s sacrifice. The eggs are then eaten on Easter night (and until Pentecost), but before eating them people tap them on each other, one end at time. If the egg cracks, you’ve lost! St Luke’s church was full of Greeks plus extra guests, the latter easily spotted because they were not dark haired and they couldn’t say efcharistò or Christòs anesti. Usually people go home after the first half an hour of celebration, skipping the following two-hours-long homily. They carry home-made candles, so colourful and fancy to approach tackiness.

The weather in Glasgow is giving us a wee truce, and on Easter day we took the chance to spread our blanket over Pollok Park meadow and share food in generous quantities. We bought a fake disposable grill from Aldi, we dared to dip our pale feet in the gelid waters of the brook, we played ball. I managed to hurt my foot stepping on a broken glass  whilst rescuing the ball from the brook, but I caught up playing a good poker face as a killer in the game mafia. Easter day ended with a swollen foot and a red face, a good way to start the warm season. 

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