Salonicco/Thessaloniki

Se chiudo gli occhi, ho ancora impressa sulla retina la luce del sole di Grecia, i riflessi sull’acqua trasparente del mare, il colore turchese. Secondo le nostre ospiti, il tempo non era dei migliori, tanto che quando siamo atterrati ci ha accolto una pioggerellina estiva, ma lo standard locale è molto diverso da quello scozzese, e il cielo, enorme, era sgombro di nuvole la maggior parte del tempo.

Thessaloniki-Tourist-Map-3.mediumthumbSe chiudo gli occhi, mi tornano ancora i sapori mediterranei in bocca. La mamma di G. (mi è stato imposto il segreto d’ufficio: io sono l’unico ad aver dichiarato la mia assenza per vacanze, le altre tre amiche si sono giustificate davanti ai rispettivi relatori di tesi in altri modi abbastanza ridicoli e incompatibili con la tintarella esibita al rientro) ha deciso che non sono abbastanza nutrito e mi ha ingolfato di pasticio e mutsaka (un piatto a base di melanzane). Gli abitanti di Salonicco hanno una relazione strana con le melanzane, dato che nel 1917 un incendio ha distrutto il centro città e fu appiccato da una donna che stava appunto friggendo le melanzane. A Salonicco non ci si può perdere la bugatsa (una torta a base di pasta fillo e crema pasticcera nella versione dolce, con feta o spinaci nella versione salata); le barrette di sesamo, il pane koulouri, i dolci al bergamotto, il pirulo. La vacanza si è chiusa con una cena stupenda in una taverna mangiando pescetti fritti e bevendo ouzo.

Se chiudo gli occhi, ho ancora il suono della lingua greca nelle orecchie. I cartelli stradali sembravano lunghe formule fisiche, e ogni tanto si capiva una parola, dato che era identica al corrispettivo italiano: piruni è la forchetta, e indovinate cosa significano banio, kucina, valigia, anguria. Ho riesumato le mie conoscenze di greco per imparare a dire almeno grazie e prego e molto buono (hala hala!) o molto figo.

Se chiudo gli occhi, ho ancora le immagini di Salonicco in mente. Superata la prima impressione di caos e disordine (tipo un uomo e tre bambini su un motorino, tutti senza casco), Salonicco è una bella cittadina mediterranea, con la Torre Bianca, le chiese ortodosse (Hagia Sofia e Hagios Dimitrios in primis) dove entrandosi fa il segno della croce e poi si bacia l’icona del santo, le salite ripide (è tutta arrampicata in collina), molti spazi verdi, il lungo mare (Paralia) che va fino all’Opera, il sito archeologico nella città vecchia, i mille locali, il mercato con le bancarelle di frutta. L’ospitalità greca è meravigliosa. G. e le sue amiche greco-tedesche si sono prodigate per farci godere il più possibile la spiaggia. Ci hanno portato sulla seconda penisola di Halkidiki, da dove si scorgeva il profilo del Monte Athos, irraggiungibile dalle donne e dall’accesso ristretto anche agli uomini. In vacanza ho smentito in un colpo l’idea che io non sappia nuotare e che sia bianco latte: in effetti, mi sono trasformato in un’aragosta, rossa e allegramente sguazzante.

Certe vacanze non si dimenticano, specie se un’amica parla nel sonno, un altro si rotola rumorosamente nel letto, un’altra è accompagnata da un cane troppo affettuoso, o se un’altra ancora si rifiuta di credere che la tenda zanzariera possa essere aperta. Vacanze documentate da più di ottocento foto in 5 giorni, parecchie delle quali tentando di saltare.

If I close my eyes, I still have the light of the Greek sun impressed on the back of my eyes, its reflection on the crystalline water, the endlessly extending turquoise. Apparently the weather was not even so nice, indeed we were welcomed by clouds and drizzle, but evidently our hosts have different standards than the Scottish ones with regards to temperatures. The sky was cloudless most of the time.

If I close my eyes, Mediterranean tastes come back to my mouth. G’s mother (our host, but I can’t reveal her identity since she and the other two friends travelling with me were not officially allowed by their supervisors 😉 ) decided I looked underfed and stuffed me up with pasticio and mutsaka, which is made of aubergines. Thessaloniki inhabitants have a weird relationship with aubergines: the city burned down in 1917 and the fire was allegedly started by a woman frying aubergines. Other delicacies you must try in Thessaloniki are bugatsa, which can be either savory (with spinach and/or feta) or sweet, with curd; the kouluri bread, the pirulo. Our holiday ended in a taverna eating seafood and drinking ouzo.

If I close my eyes, I still hear the sounds of Greek. On the boards it looked like long physical formulas. I picked up some words, just to say thanks or sorry or please, or very nice or very sexy. Some of them are so close to Italian!

If I close my eyes, I still see Thessaloniki busy streets, the White Tower, the hills and slopes, the orange trees, the orthodox churches, the seaside, the archeological sites, the bars and pubs at night, the cafes and frappe coffees, the market and the fruit stands. Greeks are hospital and sweet, G. and her friends did their best to set us at ease. We enjoyed the sea on the second finger of Halkidiki peninsula, from where the Mount Athos silhouette could be glimpsed, still unreachable by women and restricted to men as well. I proved wrong the idea I can’t swim and I am pale: actually I turned into a red lobster, happy to splash in the water.

Such holiday won’t fade away, especially if one friend is sleeptalker, another rolls over loudly on the bed, another is accompanied by a dog showing too much affection, or another doesn’t manage to open the mosquito net on the window. We documented almost every minute through over 800 pictures, most of which jumping!

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