Yes/Better together

Io tornerò in Scozia dopo il 18 Settembre e non ho ancora idea in quale Paese atterrerò. Non è un problema di aeroporto: gli Scozzesi in quella data sono chiamati a votare a favore o contro l’indipendenza dal Regno Unito, per cui potrei ritrovarmi all’improvviso in uno Stato nuovo di zecca.

È una questione delicata e io non sono la persona migliore per sviscerare il problema nella sua complessità. Ma lasciatemi dare sfogo alle mie velleità giornalistiche.

La Scozia ha una lunga storia distinta dall’Inghilterra. Sono due nazioni separate, unite sotto un unico governo. Geneticamente, gli Inglesi hanno evidente sangue vichingo, sono alti e biondi, mentre gli Scozzesi sono bassi, scuri di capelli, oppure rossi. Gli Scozzesi sono rimasti cattolici più a lungo degli Inglesi (vi ricordate Maria Stuarda?), si sono distinti per piglio indipendentista (avete presente William Wallace, quello di Braveheart?) e non hanno mai digerito l’annessione al Regno Unito, avvenuta ,,appena” trecento anni fa.

Tradizionalmente votano labour (centrosinistra), ma il numero di rappresentanti è molto minore rispetto all’Inghilterra, che ha più abitanti, per cui è come se un’intera regione geografica, omogenea da molti punti di vista, venisse regolarmente mal rappresentata. In parte questo problema è stato risolto con la creazione dei parlamenti nazionali nel 1999, che hanno larghe competenze (escluse quelle fiscali). Ultimamente però in Inghilterra stanno montando i partiti di estrema destra, partiti che vogliono scacciare tutti quei lavoratori stranieri che contribuiscono a sviluppare questa nazione, partiti anti europeisti e xenofobi (Ukip). Il governo centrale ovviamente assorbe tasse senza redistribuirle in modo accorto, soprattutto tenendo presente il tessuto geo e socioeconomico della regione. Da parte loro, gli Scozzesi sanno di poter contare su un turismo florido, sui giacimenti di petrolio al largo delle coste e sulle esportazioni di whiskey.

yes-badgesIl punto fondamentale è: qual è la scala migliore per gestire gli affari locali? Il Regno Unito riesce a soddisfare da Londra i bisogni del suo territorio così esteso e disomogeneo? I sostenitori del Yes (sì all’indipendenza) stanno martellando da mesi con i loro slogan (a volte basati su un orgoglio esagerato per la propria nazione) e con i loro spauracchi. In sostanza chiedono di poter gestire meglio le politiche locali, le tasse, l’istruzione, la difesa. Le questioni aperte però sono ancora molte: la Scozia entrerà nell’Europa? Nella zona Euro? E cosa succederà a tutte quelle aziende, istituzioni eccetera che sono ramificate ed estese su Nazioni che al momento fanno ancora parte dello stesso paese?

better together logoI sostenitori del No (“meglio insieme”) sembrano essere in lieve vantaggio, anche se il governo britannico non collabora a costruire un’immagine migliore della politica a Westminster, soprattutto dopo la virata estremista delle Europee. D’altra parte in Inghilterra la gente non solo non vede validi motivi per separarsi, ma spesso non sono neppure al corrente del referendum.

Vari personaggi pubblici e scozzesi celebri, da JK Rawling a Sean Connery a Annie Lennox, si sono pronunciati a favore di una o dell’altra parte. Io avrei il diritto di votare, ma preferisco non dare il mio voto. Da una parte sono contrario alle barriere, e non mi sembrano coscienti del rischio che una nazione così piccola (cinque milioni di abitanti, come il Veneto) da sola finisca per scomparire nel mondo. Dall’altra, la Scozia ha effettivamente bisogno attenzioni particolari.

Sarà un voto storico e, a prescindere dal risultato, da settembre la Scozia cambierà. La minaccia di secessione ha fatto ottenere l’approvazione di un ulteriore pacchetto di misure che aumentano le competenze dei governi locali. Da un lato questo referendum ha fatto uscire allo scoperto le divisioni interne al Regno Unito, da non sottovalutare in questo periodo di recessione economica e culturale. Dall’altro ha dispiegato una quantità impensabile di energie, la gente si è interrogata sull’identità regionale, sull’appartenenza a un paese e sui rapporti tra nazioni confinanti e intimamente intrecciate, e mi auguro che questo fervore non smetta di far progredire la Scozia.

[Nda
: per chi volesse informarsi più in profondità, in rete si trova una letteratura sterminata. Ad esempio, sui siti dei giornali: the Guardian, BBC, the Independent, the Economist, the Scotsman.]

 

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I’ll be back from holidays after the 18 September and still I don’t know in which country I’ll land. Nobody knows. It’s not a matter of airports and flights: Scotland will be voting for (or against) independence from Uk that day. I am not skilled and competent enough to deal with such delicate and complex issues, still let me fulfill my journalistic ambitions.

Scotland and England are two nations far apart for historical, genetic and cultural reasons, and between the two there have always been frictions (you know, from William Wallace to Mary Stuart and so on). Scots have an independent spirit which hardly accepted to be annexed to the United Kingdom 300 years ago.

Scots vote has been badly represented in Westminster because of the biggest demographic weight of England, so that national parliaments (free to decide about local policies but not about, say, taxes and foreign policy) were introduced in 1999. One of the present issues is the rising importance of extreme right parties, which are quite far away from Scotland’s choice. The capital soaks taxes without good redistribution in this land so far away from London. For sure, Scots can rely on a wealthy economy based on tourism, oil and whiskey.

The point is: is the central government adequate to understand and supply for the needs of Scotland, or would a local government be better in managing the resources? The Yes campaign is being quite loud, with badges and big billboards appealing the strong national pride sentiment. They still have to address many questions, like: will they apply for Euro or will they keep a sterling? At the moment polls claim the No/Better together side is ahead, but the undecided are still many.

Many public personalities and famous Scots have endorsed either sides. I won’t. Even if I can vote, I don’t want to. I don’t support either parts because on one side I dislike barriers and borders, on the other one I understand the barriers that London itself is raising.

It’s a pivotal vote that will change Scotland future, no matters which of the parts will win. I think at the moment Scots have won, since they displayed such a quantity of energies, passion, national interest on either side, and hopefully all this mass of discussing and wondering about national identity will help improve.

[Further, deeper readings: the Guardian, BBC, the Independent, the Economist, the Scotsman.]

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