Sparks

Sicuramente questa canzone vi dice qualcosa:

Questa poi era addirittura di sottofondo a una pubblicità della Algida:

La voce in bilico tra falsetto e sussurri, piena d’aria, è inconfondibile: appartiene a Imogen Heap, artista poliedrica e sperimentatrice. Nel 2011 ha deciso di creare un album ,,a progetto”, scrivendo una canzone ogni circa tre mesi. Ogni canzone sarebbe nata da ,,semi”, che sono idee, spunti, contributi forniti dai fan. Così è nata lifeline, mettendo insieme suoni e parole proposti su internet, ad esempio il suono di un fiammifero o il battito cardiaco di un bambino ancora nella pancia o il cigolio della porta di una lavastoviglie.

Immi (come la chiamiamo noi fan) poi ha viaggiato in Cina, in India, e in Buthan, componendo di volta in volta canzoni che contaminano i suoni locali con il suo pop elettronico.

Col passare del tempo le canzoni si sono distinte per un livello sempre maggiore di sperimentazione. Per la Intel ha creato un’app per chi fa jogging che genera musica reattiva, che varia col ritmo cardiaco dell’utente.

Imogen ha sempre avuto il pallino dell’indipendenza, tende a lavorare e produrre gli album da sola e anche dal vivo cerca di suonare tutti gli strumenti, con l’effetto di saltare da uno angolo all’altro del palco, dal sintetizzatore alle tastiere, cambiando chitarre e traendo suoni dai più strani strumenti-ma che fatica! Il suo sogno perciò è trasformare i gesti del corpo in musica, creando suoni come se fossero sculture, comandando un computer a distanza attraverso i movimenti-e il sogno si è concretizzato nei guanti musicali Mi.Mu. (guardate qui!).

Ma Immi è anche molto attenta ai testi, ad esempio in Telemiscommunication:

Con questo progetto, Imogen ha coinvolto man mano numerose persone, artisti, collaboratori, volontari, creativi, ingegneri, semplici fan, e ha addensato testimonianze, contributi vocali (tra le altre, anche la mia voce!), impronte dei piedi, pensieri, parole, foto in un album, Sparksche è fatto essenzialmente di singoli, dove le singole canzoni hanno vita propria, a differenza dei tanti album pieni di canzoni riempitive, con un microsito dedicato e ciascuna accompagnate da un video (Imogen è la seconda artista a pubblicare un album con un video per ogni canzone). Un album fatto di scintille e scaglie molto diverse tra di loro, tenute insieme soprattutto dalla voce e dal genio di Imogen Heap. La parola che meglio le si addice è connect.

Fare buona musica elettronica è difficile. Da un lato il computer nasconde i difetti di una voce, gli effetti mascherano le incapacità tecniche, non serve saper suonare nessuno strumento. Dall’altro, il confine tra gioco e sperimentazione, baggianata e talento è labile. Si rischia di perdere di vista la musica e la voce, nascoste da luci, sintetizzatori e filtri. Imogen si è sempre tenuta al di qua del confine, creando musica sempre nuova e mai superficiale.

davide as human harpImogen ha curato il Reverb Festival, che si tiene annualmente a Londra, nella Roundhouse. Ho prenotato i biglietti e sono sceso a Londra con Kevin. Assieme a lei si sono esibiti o hanno tenuto workshop una quantità di altri artisti contemporanei. Sono diventato un’arpa umana grazie a due designer che mi hanno applicato cavi che, tirandoli, producevano suoni modulabili per frequenza e tono. Un modo per trasformare danza in musica!

Imogen ha interpretato vecchi successi accompagnata da un coro, dagli archi o dai suoi guanti musicali, e fin qui la sua voce era impeccabile. Poi ha presentato alcuni dei nuovi brani, ma ha cercato di fare troppo, gestendo troppi strumenti contemporaneamente e da sola, troppa tecnologia non ancora matura abbastanza. L’abbiamo vista in difficoltà quando ha dovuto interrompere per due volte una canzone per problemi tecnici e quando i microfoni hanno smesso di funzionare a metà di un’altra. Immi stessa ha detto durante il concerto: lesson learned. Io avrei abbandonato il palco in pianto, fossi stato in lei, incinta di sei mesi e sfinita dopo tanto lavoro. E invece no, è rimasta ostinatamente e al termine ci ha regalato un Hide and seek intenso, e lacrime finali di liberazione che hanno riscattato ogni imperfezione dovuta al troppo osare.

Impressioni a margine sul viaggio a Londra: è grande grandiosa immensa fuori scala per me. Ho fatto fatica però a sopportare i troppi turisti, specialmente quando erano impegnati a scattare foto, riprendere video, mettersi in posa e farsi selfie per osservare le architetture che facevano da sfondo. Io e Kevin abbiamo consumato le gambe correndo e tra una stazione dell’Underground non solo abbiamo visto tutti i monumenti principali, ma abbiamo gustato angoli sconosciuti ai più.

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Probably you already know Imogen Heap. Her mystic, airy voice, suspended between falsetto and delicate whispers, is her brandmark. She’s a brave songwriter and her experimentation brought her to start writing a song every about 3 months, like if each song were a project in itself. It was back in 2011 and she was about to start writing for a new album.

The album which collects all this crowdfunded single-like songs is Sparks. Each song is an independent world, accompanied by a video. A way to give importance to each of them rather than writing a lot of rubbish music just to fill up a LP. The contributors range from engineers, designers, fans scattered around the world, people and flair from the place she’s visited, like China, India and Bhutan, her friends and family, volunteers and other artists. Contributions have been ideas, images, words, sounds (for example, Lifeline, the first song to be composed, started when Imogen collected sounds suggested and uploaded by fans on the web, like a match being striked, a baby’s heartbeat, a sqeacky dishwasher door), confessions (The listening Chair) and memories (Propeller seeds). The album may sound quite scattered and varied, the only common element being Imogen talent and her unmistakeable voice. A keyword of her work is “connect”.

Imogen is a restless technology passionate. She has collaborated with Intel to create a jogging app that generates music according to the runner’s rhythm.
The peak of her pushing the boundaries though are the musical Mi.Mu. gloves, with which she can play and control music using gestures, like a sonic sculpture. This way she wants to make her performances a fluid experience, while at the moment she has to jump from one instrument to the other, switching knobs and acting on synthetisers, which is quite distressing.

To crown all this work, she has curated the Reverb Festival 2014 in London, featuring modern composers. I booked the ticket and off I went with Kevin. There, I’ve become a Human Harp thanks to two designers who applied wires on my chest. By pulling them I could generate sounds and modulate them in pitch and tone, like music!

Producing good electronic music is difficult. The computer can hide flaws and lack of talent, correct the pitch and add effects, it is like moving on a thin boundary between rubbish and creativity, looping dullness and great ideas. Imogen always moves in the good area. She’s never superficial or repetitive.

As last performance of the festival, Imogen showcased her new album, hosting a couple of extra performers, a choir and all her quirky instruments. Her voice was flawless, although she’s six months pregnant. Her old favourites sounded great, but she looked in trouble while performing her new singles, due to technical problems. If I had been in her shoes, 6 months pregnant, under pressure and distressed, I would have abandoned the stage. Yet, she stubbornly went on. The gloves still have to undergo improvements and her point of playing almost everything on her own on the stage proved to be a hard goal. She even said, during the concert, ,,lesson learned”. The technology is still not mature, the songs are too layered and complex. Still, a moving version of Hide and Seek and her final tears of joy made up for everything.

Some impression about London: it’s a big huge vast city, let’s say, out of scale for me, who I come from a wee village. Kevin and I managed to visit all the main monuments in two days, running like desperate to keep up with my schedule and the desire to see less famous points. I was rather pissed off by the many tourists that were so intent to take pictures and videos they were not even having a look at the things they were pointing at.

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One response to “Sparks

  1. can still remember that voice ‘who am i now’…thought it was ur original word at that time…

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