Convergenze/Catching up

Il paradosso dei due gemelli: uno si allontana dalla Terra a velocità prossima a quella della luce mentre l’altro rimane a casa. Quando l’astronauta torna scoprirà che il gemello è invecchiato più velocemente, oppure avranno ancora la stessa età? Chi se ne importa: scoprirà che lo scollamento temporale è ben altro. È tornare a casa con l’impressione che troppo sia successo nel frattempo, oppure troppo poco, che i piccoli cambiamenti, quei mutamenti insignificanti che rendono la vita di paese così rassicurante, così statica, si sommano drammaticamente, ti lasciano indietro. Oppure tu sei cambiato senza stare al passo con gli aggiornamenti del tuo ambiente, il linguaggio dei riti quotidiani è mutato. Ti senti come un tassello che non combacia col resto del puzzle.

Poi però basta una scintilla e la macchina del tempo fa uno scatto e le linee cronologiche si riallineano. Click.

Può essere un matrimonio, una pasta e una fetta di crostata da amici, un cappuccino dopo messa, un tè cioccolato e cannella, una passeggiata al timido sole settembrino, un gelato sotto Ponte Pietra o in Piazza dei Signori o una corsa in bus parlando di noi, un karkadé ascoltando i nonni rimestare nei ricordi di cinquant’anni fa, un compleanno in famiglia, un litigio, rivedersi dopo anni senza una schermata di Skype in mezzo. Click- i fili si riannodano, tutto torna a combaciare.

Ma poi volto la pagina dell’agenda, è una nuova settimana.
Click-lo zaino è chiuso.
Chiudo gli occhi.
Li riapro in Germania.

The twin paradox: one twin leaves on a space ship travelling close to the speed of light, the other one is left behind on the Earth. After some years the austronaut will come back and see she’s younger than her twin (don’t expect me to explain physics).
Doesn’t really matter: what she’ll really find out is a time detachment. Too much has changed, or maybe all the tiny changes that make life on Earth so reassuringly boring have summed up to an avalanche. Or maybe it’s you having changed that much, so you don’t speak anymore the everyday language, you don’t fit anymore into the daily routine, like a wrong puzzle bit.

But then, a sparkle, and life catches up, life lines reallign, the pace is the same. Snap.

It might be a wedding, a family quarrel, a pasta and a slice of cake at friends’, an ice cream talking about us, a chocolate and cinnamon tea, a walk, a cappuccino after mass, two birthday cakes, grans rummaging in their fifty years old memories. Snap: threads interweave, time rims match again.

But then I turn over the diary pages. A new week.
Snap: the rucksack is tied closed.
I close my eyes.
I open them: I’m in Germany.

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