Fesenjan

Nebbia. Avevo dimenticato quanto potesse essere brumosa la Germania di prima mattina. E quanto potessero essere fatidiosi i tedeschi chiassosi, specie dopo che ho passato la notte sulle panche dell’aeroporto di Hahn.

Sole. Mi stupisco di quanto chiaro e limpido sia il cielo di Colonia, specie se visto dall’alto della torre del Duomo, guadagnata dopo 532 sudati gradini con il ridicolo zainetto blu e giallo dell’Invicta sulle spalle. Non voglio più scendere, la vista è inebriante. La luce dentro il Duomo vibra, le colonne elevano verso l’alto, vengono le vertigini. Penso a quei muratori, carpentieri, architetti che si sono arrampicati fin quassù per far volare questi angeli di pietra. Martina e Valentina mi aspettano all’Università. Anche un pasto alla mensa universitaria sembra un pasto da re, se altrimenti si mangiano solo panini e se è offerto e consumato in compagnia. Il sole ci colora le braccia mentre chiacchieriamo su una panchina. Avevo dimenticato quanto mi trovassi a mio agio in Germania, mi sono precipitato dentro Rossman con commozione a comprare cioccolata e caramelle.

La notte dormo nel paese natale di Adenauer, di cui sarei capace di affezionarmi nonostante sia piccolino e dall’aria così provinciale.

A Bonn visito l’Arithmeum, il museo degli strumenti di calcolo, dall’abaco ai computer moderni. A voi profani non interesserà probabilmente vedere come Leibniz ha costruito macchinari per ottenere la divisione girando una manovella, e non vi emozionerete di fronte a un cilindro di silice commercialmente pura, nera e lucente, minacciosa nella sua onnipotenza inespressa. I quadri astratti alle pareti fanno pendant con i colori delle caramelle Haribo, alle quali Bonn ha dato i natali, assieme a Beethoven, il cui testone capellone e sturmunddrangamente corrucciato fa severamente capolino da ogni angolo del centro. Visito anche un cimitero. Ci riposa Schumann con la moglie Clara, uniti dopo la morte come lo sono stati durante la vita. C’è mai nessuno che prega per gli artisti defunti, o le loro tombe sono solo monumenti?

Nicoletta mi vizia con parole e cibo prima di lasciarmi andare verso Düsseldorf, che non riesco a farmi piacere, un cantiere aperto e disordinato senza una chiara idea di dove andare a parare. In Germania l’autunno è già arrivato, col suo carico di foglie gialle sulle strade. I tedeschi però ci sanno fare, con l’architettura (impressionante) e con il design cittadino, riempiendo i centri di opere moderne che a me piacciono e che riempiono le cicatrici lasciate dalla guerra, in mancanza di meglio. Esempio da imitare anche altrove: dovremmo circondarci di cose belle per educare l’occhio al bello.

L’autobus mi recapita ad Hannover con abbondante ritardo e sotto la pioggia, ma posso contare sull’ospitalità di Jorge. Non ho bisogno di rivedere la città, ma tanto ho tempo a disposizione, e quindi faccio una capatina al pulcioso mercato delle pulci. Vago nei giardini del palazzo reale, rilassando lo spirito alla vista delle piante, dei fiori, della fontana e delle Nanas danzanti di Niki de Saint-Phalle.

Festeggio il compleanno di Emanuele cucinando con Fatemeh pancakes e il fesenjan, delizioso piatto tradizionale iraniano che unisce noci, pollo e melograno (qui la ricetta), in una pigra domenica. Rivedo molti altri amici dopo un anno che sono partito, e ci aggiorniamo sulle rispettive vite.

Ma alla fine devo partire di nuovo-per il terzo anno di fila mi ritrovo su un aereo proprio quando l’estate lascia spazio all’autunno, ormai è tradizione. Auf wiedersehen, Freunde, bis bald.

 

Fog. I had forgotten how misty Germany can be, especially early in the morning. And how noisy and annoying Germans can be, especially after one slept badly on the benches of the Frankfurt Hahn Airport.

Sun. I was stunned by the crystal clear sky over Cologne. I reached the top of the tall Dome tower climbing 532 steep steps with my childish blue and yellow school bag on my shoulders. I don’t feel like getting down, the sightseeing over there is heady. I think of all the carpenters, architects and masons who climbed up to here to let the stone angels fly. Inside the Dome the light is vibrating, the columns lead the visitor skywards, I get dizziness. Martina and Valentina are waiting on me at University. We have lunch at the canteen, so nicely when you have company. The sun tans our arms while chatting away in the park. I forgot how much I do love Germany. Excited, I rush into Rossmann to fill up my pockets with candies and chocolate.

That night I sleep in Bad Honnef, Adenauer’s village, so tiny and provincial, still lovely. It’s close to Bonn. I visit the Arithmeum, a museum about calculators and computing machines. Probably you won’t thrill at the sight of Leibniz’ first calculating device, and won’t feel emotional in front of a pure, black and shining silica cylinder, threatening with its unexpressed omnipotence. The abstract paintings on the walls match with the colours of Haribo candies, which were born in Bonn, as well as Beethoven, whose hairy and severe head pops up from every corner of the city center. I pay a visit to the graveyard, too. There Schumann and his wife Clara rest forever, together in death as they were in life. Is there anyone praying for dead artists, or are their tombs mere monuments?

Nicoletta spoils me with food and words before I head for Düsseldorf. I can’t fall in love with this city, a neverending construction site with no clear idea what to become once it’s grown up. The autumn has already arrived with its clock of yellowing leaves on the pavements. Germans are very good at this one thing: making up the cities with impressive modern architecture and decorative modern art, to fill up the scars and empty spaces left by war. A lesson to learn and take example from: being surrounded by beauty lets us look for beautiful things.

The bus drops me late under a rainy sky in Hannover, where at first I can count on Jorge hospitality. So many things have changed! I have time to stroll around the city even though I don’t feel I have to. I wander through the shaggy flea market, the Royal gardens, the Grotte of Niki de Saint-Phalle.

I celebrate Emanuele’s birthday together with Fatemeh by cooking pancakes and fesenjun (here’s the recipe), a typical tasty iranian dish, on a lazy Sunday.

But the time to leave arrives soon. Once again I’m taking a flight when summer lets room to autumn-it’s becoming an annual tradition. Aud wiedersehen Freunde! Bis bald.

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