Glengoyne

Tanto devo ancora trovare il mio posto a Glasgow, quanto mi sento a mio agio quando lascio la città e mi immergo nella campagna ondulata. L’autunno ritocca d’arancio le foglie, sugli alberi e per terra. Dalla strada vedo passare campi con le balle di fieno (adesso? Non è stagione! Forse perché in Scozia piove davvero così tanto che si fa fieno tutto l’anno), vacche frisone in bianco e nero accanto a quelle rossicce delle Highlands, pecore nere accanto a quelle regolamentari color moquette sporca.

Visita guidata con gli amici bioingegneri alla distilleria Glengoyne, che dal 1833 produce whisky (ovvero lo scotch, ma qui in Scozia non c’è bisogno di specificare). L’orzo in fermentazione dentro le cisterne di rame arancione permea l’atmosfera col suo odore dolciastro. Avviciniamo la testa verso la superficie schiumosa, la CO2 è talmente concentrata che ci riempie il naso e ci schiaffa all’indietro. Non sapevo che servisse così tanta acqua per produrre il whisky, che per legge dovesse invecchiare almeno tre anni più un giorno (tiene in conto l’anno bisesto) all’interno di botti di rovere (che vengono dalla Spagna e già usate per lo sherry e che possono essere riutilizzate al massimo tre volte), e che il whisky passasse così tanto tempo lì dentro da prendere il colore bruno e il sapore del legno, e che si perdesse per evaporazione il 2-3% di volume all’anno (che chiamano ,,la parte degli angeli”, che evidentemente volano molto allegri da quelle parti), tanto che alla fine l’alcol si concentra fino a oltre i 60 volumi.

Ho ascoltato con attenzione, neh? Megan, una guida giovanissima, entusiasta, orgogliosa (,,il nostro whisky è malto unico, non come certi blend (miscugli)”, e qui cita i marchi rivali) e molto ironica ci ubriaca di nozioni scandite nel suo forte accento scozzese e intervallate da risate. Aggiungete i due assaggi, di whisky invecchiato 12 e 18 anni, inclusi nel biglietto: sono uscito che ero abbastanza rintronato. Comunque, ho apprezzato gli aromi che salivano dal bicchiere.

Sono giorni come questi che scopro che la Scozia mi piace.

 

The same way as I still have to settle down in Glasgow, so I feel at home when I move out to the countryside and dive into the green wavy landscape. The autumn dyes the leaves on the trees and on the ground with orange. While on a car on the road I watch the hay bales on the fields (now? Isn’t it too late? Oh yeh, maybe it’s because it rains so much up here, there’s hay enough in every period of the year). Black-and-white cows, brown cows. Black sheep, not-so-white sheep.

Me and my biomedical engineers friends are going on a trip to the Glengoyne distillery, producing fine whisky since 1833. The barley fermenting in orange copper cisterns imbues the air with its sweet smell. Leaning towards the foamy surface, our noses are filled and stunned by carbon monoxide, and we start back. I’ve learned a heap of things about whisky: it has to age at least 3 years plus one day (because of the leap year) inside oak casks from Spain (previously used for sherry), which can be reused maximum three times, and the whisky spends so much time in there it gets the brown color and flavors from the wood, up to 2-3 % is lost every year because of transpiration (what’s called ,,the angel’s share”: angels must fly merry and joyful over there).

I’ve listened carefully, didn’t I? Megan, our young, enthusiastic, proud and ironic guide, provides us with so much information in her strong and cheerful Scottish accent. To this, add two tastes of whisky, 12 and 18 years old, included in the visit: at the end I felt tipsy.

In such a day I discover I have reasons to like Scotland.

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5 responses to “Glengoyne

  1. Tanta invidia!!

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