Necropolis

necropolis (6)
Quando ho voglia di stare con me stesso visito la Necropoli, la città dei morti, cioè il cimitero monumentale di Glasgow, spalmato su una collina dalla quale lo sguardo si spinge da una parte già verso la fabbrica della Tenant’s, dall’altra verso il retro della cattedrale dal tetto color acqua, e poi in lontananza verso le colline a sud, dove le pale eoliche sembrano una foresta di stecchini contro il fondo brumoso.

necropolis (4)

Non c’è nulla di macabro quassù, solo silenzio e pace e calma e stasi. Morti che seppelliscono i propri morti, vivi che onorano chi avrebbe dovuto vivere. Intere famiglie che non hanno ormai più famiglia, riuniti in fila composta uno sotto l’altro sulla lapide. C’è più gente radunata qui che in città. La vita appare così insignificante, in mezzo a tutte queste altre esistenze che un tempo sono state importanti per qualcuno, che sono state commemorate una volta concluse, ma che ora non significano più niente per nessuno. Pochi marmi, le pietre si consumano sotto la pioggia e il vento, schiantano e crollano, le scritte si cancellano, così che neppure la vita eterna dopo la morte sembra assicurata. L’erba e il muschio tra le tombe, nessun mazzo di fiori tranne alcuni di plastica, solo i narcisi in primavera, l’erica e qualche altro fiore di brughiera si arrischiano a sopravvivere. Alberi che in questa stagione hanno tutte le sfumature del fuoco. È bizzarro come sia colorato e vivo e caldo rispetto ai nostri cimiteri bianchi e verde scuro.wpid-2014-10-19-17.28.55.jpg.jpeg

Nonostante la folla che mi circonda, non posso fare a meno di pensare a quanta solitudine abbia riempito alcune di queste esistenze. Aborti, bimbi morti giovani, vedove, orfani, soldati in guerra. La birra o il whisky come unica compagnia.

necropolis (9)A volte ci vuole più coraggio e forza per chiudere che per cominciare. È più facile sopravvivere nella confortevole consuetudine che dire basta così, preferisco conservare le energie messe in campo che perderle in un colpo. La frattura libera energia e la disperde nell’universo. L’entropia aumenta, il disordine scompiglia le giornate.

necropolis (3)

When I want to be on my own, I climb the hill of the Necropolis, the City of the Dead in Glasgow. It is placed on the top of a hill, halfway between the Tenant’s factory and the water-colour-roofed Cathedral. The sight stretches until the windmills on the horizon, which look like a forest of toothpicks in the maze.

necropolis green

There is nothing macabre up here, just silence and peace and stillness. Dead burying their own dead, living taking care of whom should be living. Whole families with no family any more, gathered neatly together in row one under the other on the gravestone. There’s more people here than in the city down there. Life looks so meaningless, standing among all these existences that once used to be important for someone, that were honoured once ended, that are meaningless now though. Few marbles, stones being worn out by wind and rain, cracking down and falling apart, writings being wiped out, not even eternal life after death seems to be granted. Grass and moss fill the room between the tombs, no bunch of flowers apart from some plastic ones, only heather and daffodils and small moorland flowers blossom here. Trees in autumn are flame coloured. It’s weird how lively and warm are in comparison to Italian cemeteries, white and dark green and collected.

necropolis (2)

Despite all the speechless crowd surrounding me, I can’t help thinking how much loneliness filled up some of these lives. Miscarriages, stillborns, widows, orphans, war dead. Beer or whisky as their only companion.

necropolis from wolfson (6)

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