La Grande Pignatta/The Big Pan

Mi sono accorto delle stelle per la prima volta qui a Glasgow. Voglio dire, non è che ho mai alzato lo sguardo verso l’alto di notte, ma qui per una scusa o per l’altra il cielo è spesso coperto, o fa troppo freddo per stare fuori col naso all’insù, oppure i lampioni offuscano le stelle. Ma l’altra sera stavo tornando a casa tardi, al termine di una giornata in cui prima le strade si sono trasformate in laghi e mari e poi questi laghi si sono prosciugati, lasciando dietro a sé un cielo limpido e un’aria cristallina e un tramonto dorato. Nell’East End, tra un caseggiato protetto dal filo spinato e un prato frequentato da volpi, mi si è parato davanti il Grande Carro, o la Grande Pignatta, come ho imparato da Puffo Quattrocchi quand’ero bambino.

Ogni volta, che sciocco, mi stupisco che siano proprio le medesime stelle, raggruppate nelle stesse costellazioni! Quello stesso Carro spunta dietro casa mia, tra l’abete e la casa dei vicini, e lo guardavo dal balcone ogni estate, così come Andromeda e Orione mi davano il buongiorno quando prendevo l’autobus alle sei del mattino. Ho insegnato a Irene a riconoscerlo, e così mi capita di pensare a lei, sapendo che probabilmente l’avrà dimenticato ma che potenzialmente potrebbe essere sul balcone, a guardare la stessa cosa che vedo io. E con le stelle fluorescenti lo ricompongo sul muro di ogni mia nuova camera da letto. Le stelle sono un punto di riferimento, delle puntine fissate sulla bacheca blu del cielo, rassicuranti nella loro stabilità, ora che ho lasciato andare il punto di riferimento più importante che avevo a Glasgow.

the big pan

I noticed the stars in the sky over Glasgow for the first time. See, here the sky is mostly cloudy, or it’s too chilly to enjoy a walk outside in the night (other than Italy…), or eventually the street lamps blur the tiny lights up there. I was walking home late, at the end of a troubled day, when at first the rain flooded the roads with puddles which resembled lakes and seas, and then the puddles dried out leaving room to a golden sunset and a chilly evening. In the East End, in a sky patch between a dark building and a meadow attended by foxes, suddenly the Big Dipper popped up in front of me. I’m particularly fond of the Big Dipper. Or the Big Pan, as I learned from Brainy Smurf when I was a kid.

Each time I look at them I’m surprised they’re the same everywhere, gathered in the same constellations-how naive! That very Big Dipper emerges from behind my neighbour’s house, the same I glazed in the summertime from the balcony at home. And the same Andromeda and Orion used to tell me Good morning when I got the 6am bus. I’ve taught my sister Irene to recognise the Big Pan, so we can stare at the same thing even from kilometers apart, but I guess she has already forgotten. In each room I happen to live, I stick fluo stars on the wall, to recreate its silhouette. Stars are stuck over my head like pins on a blue pin wall. The only thing remaining constant over the countries, reference points, especially now I’ve let go the most important reference I had up here.

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2 responses to “La Grande Pignatta/The Big Pan

  1. Che cosa romantica…

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