Concerto per piano e ritardatari/Concert for piano and latecomer

Uno degli aspetti positivi di vivere nella stessa città della mia amica Nicoletta, che è pianista, è che mi invita ai concerti. Questo aumenta notevolmente la mia familiarità con la musica classica, con cui normalmente ho un rapporto di diffidenza, o timore, o a volte semplicemente non comunico.

Dato che sabato ho accompagnato Georgia e Isabel in un giro estenuante all’Ikea, dove in tre abbiamo lasciato quasi 150 £ per cose senza evidente valore e senso estetico con cui riempire le nostre case, quando mi sono precipitato in centro ero praticamente in ritardo. Mentre sono per strada la Nico per telefono mi dà la tragica notizia: il concerto non è alle City Halls, come avevo capito io, bensì alla Royal Concert Hall, che è ad altri 10 minuti di distanza a piedi. Io ce ne metto cinque, correndo e spintonando la gente che intasa il centro. Arrivo sudato ma ancora in tempo per entrare, imploro un biglietto tariffa studente (6 £ contro quasi 30 della tariffa intera: costano salato questi concerti!), ci mettono minuti lunghissimi a trovarne uno ancora disponibile, mi affretto verso l’ingresso alla sala incitato dalle maschere (“dai, in fretta ché hanno già cominciato!”). Entro e decido che il mio posto, numero 28 fila K, è troppo lontano, non oso disturbare più di quanto la mia presenza visibilmente inopportuna (faccia rossa e imperlata di sudore e d’imbarazzo e di sgomento) già non faccia. Mi accascio sulla prima sedia libera davanti a me, occupando probabilmente un posto non da studente. Nessuno mi scaccia. Posso dedicarmi alla musica.

A quanto pare l’esibizione di questa sera era particolarmente valida per: la presenza di un pianista famoso; la qualità dell’orchestra; il programma. Non ho faticato a godermi la serata (giuro, ho visto gente sonnecchiare!). L’Uccello di fuoco di Stravinsky è abbastanza immaginifico di suo, tanto che la Disney l’ha inserito all’interno di Fantasia 2000. Ravel tiene in attività le dita dei strumentisti e le meningi degli ascoltatori col suo Concerto per piano. Infine i Pini di Roma, anche questo presente in Fantasia. (Vi ho messo i link, andateveli ad ascoltare!) La musica dal vivo è strabiliante, forse è per questo che mi ostino ancora ad andare a concerti, e Spotify e iTunes non mi bastano mai. È eccitante osservare gli artisti mentre si preparano alle loro battute, la tensione prima della loro entrata in scena si tramuta poi in suono, e tu non sai che suono sarà, ma già lo avverti: i violinisti sollevano gli archetti, le percussioni alzano la mazza, gli ottono mettono la sordina.

Dopo tanta arte, io e la Nico siamo finiti al Macdonald a ciacolare del più, del meno e di quello che ci sta in mezzo (ad esempio: qual è il titolo della filastrocca nascosta nei Pini di Roma? Abbiamo scoperto che si tratta di Madama Dorè). Sono tornato a casa dopo aver schivato diversi glaswegiani ubriachi e chiassosi per strada. Diciamo che hanno avuto un sabato sera un tantino diverso dal mio.

erbie tisana finocchio

Living in the same city as my friend Nicoletta has a huge beneficial influence on my relationship with classic music. Usually we don’t get along so well: I’m fearful, wary or simply we don’t talk the same language. Nico is helping me put up with it by inviting me to several concerts.

On a Saturday I’ve been around at Ikea with Georgia and Isabel. We’ve bought a heap of worthless and tasteless pieces of household thing we’ll stuff our flats with. When I came back home I was late for the concert. Apparently it was at the City Halls, but while I was hurrying Nicoletta told me no, it was at the Royal Concert Hall, 10 mins away from the City Halls. Well, I took only five, rushing and pushing the people in the crowded Glasgow city center on a Saturday night. Sweating, I begged for a 6-£ student ticket (full prize is about 30 £, what the hell?). The guy over the counter took ages to find out one of the two left over. I paid and rushed to the gate, while the ushers yelled at me: “quick, they’ve just started!”. Once in the hall I realized my seat, number 28 row K, was too far away, I should annoy to many people to reach it, more than those I was already annoying with my flushed face and my evidently-I-am-in-the-wrong-place look. I dropped myself on the first seat nearby I could find, apparently it was not a student-seat but nobody minded me. Great. Let’s enjoy the concert.

That Saturday night performance was worth it for three reasons: the presence of a well-known pianist; the quality of the orchestra; the program. I’ve witnessed some people sleeping, but I had fun. Stravinsky’s Firebird is quite vivid and lively, even Disney turned it into a cartoon in Fantasia 2000. Ravel’s Concert for Piano is brisk (at least in two of the movements) and keeps alive the pianist’s fingers and the audience ears. The Pine of Rome is nice as well (it’s in Fantasia as well). Live music is much better than any recorded rendition, the power and might coming from a real orchestra is incomparable. It’s so exciting to see the performers getting ready, putting hand on the bow, on the stick, on the keyboard. They know what comes next, you don’t, but you perceive something, a thrill, a tension in the air.

Nico and I then went for a chat over some chips in Macdonald, talking about music, Universe and everything. Coming back I had to zigzag among the drunkards. They certainly had a very different night.

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