Panto

Continua il mio viaggio alla scoperta delle tradizioni natalizie britanniche. È un viaggio lungo, se ogni anno nuovi aspetti mi vengono rivelati, allargando la mia comprensione di una cultura tanto aliena dalla nostra.

In Gran Bretagna Natale non è tale senza la recita di Natale, detta pantomima, che da ora in poi chiamerò panto per amore di brevità. Non aspettatevi teatro d’alto livello. Il soggetto delle panto sono di solito fiabe con target infantil-familiare. La trama è basilare e prevedibile e il testo è condito con situazioni comiche, imbarazzanti, ridicole. A quel che ho capito, ci sono ingredienti ricorrenti, tipo l’interagire col pubblico, chiamato heckling (l’attore chiede: “chi è stato?” e gli spettatori urlano il nome del personaggio, e poi i booooo d’indignazione o le grida d’incitamento sollecitati ad arte dagli attori).

Dato che il mio dipartimento è strutturato come un’organizzazione sociale in scala minore, anche noi ci concediamo la nostra panto annuale. La responsabilità di tutto ricade sui pivelli al primo anno di ricerca, compreso il sottoscritto. Non posso dire che ci siamo gettati con entusiasmo nell’avventura fin dall’inizio. L’unica a trascinare è stata Chez, ma mano a mano ha coinvolto anche Gwen e me nella scrittura del canovaccio, e poi Glenn, Socratis e Andre’ hanno contribuito con molte idee, James e Fraser hanno prestato supporto tecnico, Georgia e Greg hanno accettato di prestarsi come attori.

La nostra panto però deve essere infarcita di riferimenti al dipartimento, sennò dove starebbe il divertimento? Scherzi a proposito di professori (purché sufficientemente autoironici), situazioni tipiche da vita accademica, citazioni e caratteristiche prese di mira. Un doppio livello di travestimento, una storia complessa e gustosa come una torta millefoglie. La scelta della trama è caduta su un classico, Cenerentola. Nelle nostre mani, la protagonista da aspirante principessa si è trasformata in candidata ricercatrice, il principe azzurro è stato tramutato in relatore, le sorellastre cattive in colleghi invidiosi, gli aiutanti topini in tecnici di laboratorio, la carrozza in ascensore. Mi seguite? Io interpretavo la segretaria Anne Marie che a sua volta aveva il ruolo della fata madrina. Che casotto!

Abbiamo ricevuto solo un veto: una professoressa un anno bloccò l’organizzazione quando venne a sapere che stava per comparire nella recita e venivano messe pesantemente in risalto delle sue generose qualità che però è poco delicato sottolineare in una donna. Niente volgarità, quindi, e linguaggio pulito.

La stanza era piena, sono accorsi a godersi lo spettacolo tutti, dagli studenti del master al capo di dipartimento. Abbiamo ricevuto molti complimenti, ci hanno detto che è stata la miglior panto da anni, che il pubblico si è divertito perché traspariva che noi stessi ci siamo divertiti, ed è vero, nonostante tutto lo stress delle settimane passate, perché non è semplice incastrare ricerca, prove di coro, panto e vita privata.

Ho imparato parole nuove (props, buttons) e a creare video per karaoke, ma soprattutto ho trovato la sfacciataggine di cantare biddibiboddibiboo di fronte al pubblico, con una parrucca in testa e un reggiseno imbottito (sembravo la versione povera di Conchita Wurst). Ho fatto ridere abbastanza, una professoressa mi ha detto che non si sarebbe mai aspettata una performance del genere da parte mia, che sembro così timido, ma certe parti sono tagliate su di me, e fare il cretino sul palco mi riesce bene. Esiste un video, aspettate che me lo passino e potrete giudicare da voi.

Le tradizioni vanno abbracciate con convinzione oppure modificate o abbandonate. Questa volta ho deciso per la prima strada e ho preso coscienza di un altro pezzettino di Natale. È stare insieme, fare qualcosa insieme, ridere scherzare prendere in giro, creare energia positiva e allegria e strappare una risata leggera. Ecco, sì, ci siamo riusciti.

Update: ecco il video.

panto poster 2014

Every year I experience a new piece of British Christmas tradition. It is a very long travel into the unknown land of the local culture, it seems to be neverending.

Christmas is no party without a pantomime, called, for brevity’s sake, panto. I am addressing especiallyto non-British readers. A panto is no high-level theater. The plot is taken from a famous fairy tale or such, the target are families and mainly children, the plot is plain and foreseeable and filled up with funny, cheeky moments and jokes and puns. There are some stereotypes and recurring ingredients, such as the heckling, which is the interaction between audience and actors (“I did it!” and the audience answers”Oh no you didn’t!”).

My department is like a micro society on its own, therefore we need our annual panto as well. The organization is laid on the first year research students, including me! We didn’t kick off with joy and enthusiasm to be honest, but we followed the overenthusiastic Chez in this adventure. Me, Gwen, Socratis, Andre’, Glenn, Georgia, Greg, Fraser and James worked together to prepare a cute plot, some videos and a couple of songs. Only one thing is forbidden: vulgarity. No swearing, and no professors with extra big boobs. 

Our departmental panto is rich in references to the dep itself. A double fictional layer, an actor playing someone else in some other role. Of course the scriptwriters need to target self-ironic people from the department, and think of many jokes about ridiculous aspects of the academic life. We opted for the classic Cinderella, which became Cinderhelen. Cinderella was turned into a candidate PhD instead of a princess. The prince was a supervisor, the two step-sisters were two envious and ill-minded colleagues, and so on. I begged for the role of the secretary-fairy god mother. Which better role for me? And indeed I played at my best, even if I looked like a cheap version of Conchita Wurst (videos are available, I will show you so you can judge by yourself). I am pretty laughable in the singing role of the fool, especially as I was wearing a huge bra and a ginger wig.

The conference room was crammed, masters students, lecturers, staff were there to clap they hands for us. Such a success, so many compliments! Evidently we enjoyed enough and our good mood shone out.

Traditions should be either embraced or given up or changed. I made up my mind for the first choice and I seized a piece of the meaning of Christmas. It is to spend time together, make something together, smile, laugh, make jokes, create positive energy and cheerfulness. Well, yes, we made it.

Update: here’s the video.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s