Musica ricercata

La mia amica Nicoletta bisogna sempre correrle dietro-a volte, come è successo ieri, proprio rincorrerla alla lettera. Se lo faccio ancora dopo tanti faticosi anni, è perché sono convinto che ne valga la pena.

La Nico studia musica classica contemporanea al Conservatorio. Prima che vengano in mente azzardati collegamenti con strimpellatori sempliciotti di musica leggera, la musica contemporanea è un po’ come l’arte moderna. È fluida, non codificata. Mischia generi, sperimenta, contamina. Non si accontenta del range di strumenti e voci impiegati dalla musica classica, e allora si rivolge ai rumori, all’elettronica, usa dissonanze e sussulti e lascia molto spazio alla fantasia dell’esecutore. Ad esempio. Immaginate di trovare all’interno di una composizione per due viole l’indicazione: “pestare con forza i piedi per terra”. E i due poveri violisti si ritrovano a dover non solo suonare, ma anche a fare step sul palco. Basterebbe aggiungere un percussionista che eviti loro di distrarsi, ma no, sarebbe troppo facile, no? Ovviamente, come per ogni sperimentazione, il confine tra avventura e baggianata è un terreno dove si mette alla prova il talento.

conservatoryIl Royal Conservatory of Scotland ha scelto come colore il lilla, e io, con indosso un maglione dello stesso colore, sono andato a sentire Nicoletta che si esibiva al piano con un pezzo più ordinario, che risale al 1953, la Musica Ricercata di Ligeti (ascoltatela, dura una mezz’oretta). Ha coinvolto due ballerini e un’artista che ha corredato la musica con proiezioni di video: orologi con lancette in corsa, liquidi colorati pieni di bolle, una faccia che viene pasticciata dai colori. Mi sono goduto i movimenti dei ballerini, invidiandone la capacità di esprimere con un corpo, lo stesso corpo che mi ritrovo anch’io, così tante cose, senza parole, senza bisogno di un contenuto preciso. Nicoletta è perfezionista e ogni volta mi confessa di aver perso qualche nota per strada. Io confesso di non aver perso una nota di quelle rimaste. Per una volta non ho lasciato vagare la mente tra sogni e pensieri. La Nico in un angolo voltava le pagine dello spartito, enormi, frutto di un sapiente lavoro di forbici e scotch e piene di note colorate neanche fossero appunti delle superiori. Le mani correvano dagli estremi della tastiera al centro e poi di nuovo via. La Nico non si accascia sui tasti con aria mistica, tiene uno sguardo concentrato e corrugato, come se stesse interrogando lo spartito, come se volesse estrarre un po’ di succo da quella bicromatica vastità in potenza che ha davanti. Un linguaggio muto per me, un campo fertile per Nicoletta, in cui andare alla ricerca di cibo per l’anima.


nicoMy friend Nicoletta studies classical contemporary music at the Royal Conservatory of Scotland. If you don’t know what contemporary music is, well, it is like modern art. It contaminates genres, it picks up from different sources, it mixes and merges. The traditional range of instrument and voices is not enough, therefore electronics, sounds and noises are sewn together. The performer needs to use a lot of imagination and contribute and improvise as well. For example: I’ve seen a performance for two violas. The viola players were asked to hit the ground every now and then with their feet. A normal piece of music would have just added a percussionist, but it is less fun than seeing two violists stepping clumsily on the stage! Sure, the boundary between brave experimentation and daftness is a playground where one proves real talent.

The Conservatory goes for a nice lilac colour in its logos and I popped up with a jumper of the same colour to listen to Nicoletta, who prepared a recital based on G. Ligeti’s Musica Ricercata (please hear it out, it lasts 30 mins). She was joined by two dancers on the stage and a visual artist who provided some videos to project on the screen, featuring clockarms spinning around, bubbles in bright viscous liquids, a face being painted. I enjoyed the dancers, so jealous they can express so much with their own body, the same fleshy body as mine, without words, without the need for a precise content. Nicoletta is perfectionist and each time she admits she skipped some notes. I did not skip any of the left ones. I was focused on the music. She was turning over the big sheets of music, cut and pasted to fit all together over the keys and full of colourful annotations like a student’s notebook. Her hands ran to the ends of the keyboard and then back again. She doesn’t bends over the keys with a mystic attitude, she stares at the sheets as if she was questioning them, as if she wants to extract some juice from that bichromatic potential vastness in front of her. A wordless language to me, a fertile field for Nicoletta, where she harvests crops for the soul.

 

 

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