Dolly Parton story

Scott si è ritrovato con due biglietti in più per uno spettacolo in onore di Dolly Parton. Io a malapena so chi sia questa cantante, ma era un’idea per un sabato sera alternativo e mi sono accodato.

Eccoci quindi al Pavilion, un teatro nel centro di Glasgow, piccolo e démodé, con i sedili stretti, i controsoffitti pacchiani dipinti a scene bucoliche, putti e fronzoli ovunque, i balconcini ai lati ad imitazione di teatri ben più celebri. Ci siamo ficcati nei seggiolini e ci siamo messi comodi in attesa dello spettacolo. Guardandomi intorno, mi sono accorto che la stragande maggioranza del pubblico era composto di donne di mezza età, signore anziane, ragazze con il cappello da cowboy. Qualche marito che evidentemente era lì solo in veste di accompagnatore. Qualche giovane a caso. Dove mi hanno portato?

La cantante che incede sul palco è una (non più) ragazza con una parrucca platinata eccessivamente finta. Andrea Pattison, questo è il suo nome, cambia l’abito tre volte, ogni volta pieno di lustrini, un po’ sopra le righe e con il serio rischio di mostrare più carne di quello che la serata richiedeva. La storia di Dolly Parton le serve solo per introdurre le diverse canzoni. Parla in falsetto e con un accento simil americano per imitarne la voce. Parte in sordina, ma man mano che si scalda, mi accorgo che la sua voce trascina il pubblico. Mi ritrovo la signora di fianco a me ad urtarmi il braccio mentre si agita con slancio. File intere si alzano in piedi e si dimenano con entusiasmo.

Andrea ci commuove cantandoci una canzone sua, scritta in occasione del suo matrimonio in memoria del papà che non c’era giù più. Ci fa sorridere con qualche battuta. E pian piano mi affeziono anch’io ai ritmi country di Dolly Parton.

Mi rendo conto che tutte queste signore hanno il volto raggiante perché stanno rivivendo i ricordi della propria gioventù, legati a una colonna sonora impregnata di un sogno americano che a volte si avvera, schegge di felicità cristallizzata nella memoria. Assieme a queste donne, un sabato sera sono stato trasportato anch’io in un angolo lontano, in un altro tempo, in un’altra nazione. E allora anch’io mi sono alzato in piedi e ho ballato sulle note di Walking on sunshine.  

doll parton story

What is the woman behind me doing???

Scott had two extra tickets for a “Dolly Parton story” tribute show. Dolly Parton does not feature among my favourite singers, but it was a nice idea for an alternative Saturday evening, and I gladly went along.

The show took place at the Pavilion, a wee theatre in the city centre, tiny and out-of-date-looking, with narrow seats, with garish ceilings painted with bucolic scenes, angels and trimmings everywhere, small balconies trying to keep up with more prestigious theatres elsewhere. We burrowed down in the seats and we made ourselves comfortable waiting for the show. I had a look around, there were mostly mid-aged women, old ladies, young girls wearing a cowboy hat. The few men were husbands, evidently dragged over there by their wives, and some random boys. Where the hell was I?

Andrea Pattison, the singer, walked briskly on the stage wearing a visibly fake blondie wig. She would change her dress thrice over the evening, all of which were glittering and slightly over the top and showing little more skin than her age or role should required. Dolly Parton’s personal story was a way to introduce the various songs. She talked in a high-pitched, american-lilted voice. She kicked off on the sly, then she warmed up and triggered the audience’s enthusiasm. The lady sitting by my side started hitting my elbow while jumping in excitement. Whole rows of girls behind me stood up and started shaking along with the music.

Andrea sang one of the songs she penned for her wedding in memory of her departed father, and made us cry. Joke after joke she got some laughs. Little by little I got fond of those country rhythms.

I suddenly became aware that all those women were beaming with delight because they were taken back to their youth whose soundtrack was their personal American dream, to some happy reveries crystallized in their memory. Along with them I was taken as well to another country, another decade far away. So I stood up and danced with them to the notes of Walking on sunshine.

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