We can’t do it (ad arrivare puntuali)

Programma per la serata: si va a vedere un musical. I biglietti li ha presi Scott, forse mi ha detto anche il nome dello spettacolo, chissà, ricordo solo il nome del teatro, il King’s theater, per curiosità sbircio il programma sul loro sito. Calamity Jane, dicono. Mah, un musical western. Vebbè, aspettiamo prima di giudicare.

Mangiamo una malefica pizza veloce e corriamo al teatro. Ci sediamo in primissima fila. Scott tira fuori l’immancabile iPhone e si mette a taggarsi su Facebook: «a vedere The Producers». ,,Ehi Scott, ma non è Calamity Jane?” ,,No, Calamity Jane è una prossima produzione, questo è The Producers“. ,,Ah, ma allora…perché il banjo sul sipario? E le bambine col cappello da cowgirl…?” ,,No no, tranquillo”. Alle 7.20 interviene una maschera: ,,Signori, posso vedere il vostro biglietto? Perché a quel che ne so le prime due file sono riservate. Ah, infatti. Siete nel teatro sbagliato. Questo è Calamity Jane.” Cooosa? Ma se ce li hanno controllati due volte, nessuno se ne è accorto? Prendiamo le nostre carabattole e fuggiamo, rossi d’imbarazzo, di corsa verso il Theater Royal (Royal, King…Scott avrà fatto confusione). Arriviamo alle 7.30 con la lingua di fuori, appena in tempo per l’inizio dello spettacolo. Con Scott non mi annoio di certo.

Wrong curtain.

Wrong curtain. Notare il banjo.

Nella mia immensa ignoranza cinematografica, non sapevo che The producers fosse tratto da un vecchio film di Mel Brooks (risate assicurate), che poi ne ha curato pure la versione in musical. La storia gira intorno a un produttore di Broadway non più di successo che incontra un giovane aspirante produttore e lo aiuta nelle sue aspirazioni. Insieme raccoglieranno i finanziamenti per mettere in piedi il peggior spettacolo di sempre, in modo da dichiarare fallimento e tenersi il denaro. Cercano lo script più ridicolo e lo affidano al direttore dai gusti artistici discutibili. Lo spettacolo si rivela talmente trash ed eccessivo da riscuotere un successo che non prevedevano.

the producersThe producers è condito da stereotipi grossolani (che però nel contesto giusto strappano risate): qualche gay effeminato, una svedese bionda alta e procace, e un tedesco che tenta di riscattare l’immagine di Hitler. Per motivi di trama c’erano tanti saluti a braccio teso; ho impiegato un po’ di tempo per sentirmi a mio agio e a ridere a queste battute politicamente scorrette, il mio trascorso italiano pesa parecchio, da noi certi argomenti sono tabu.

L’America sembra ossessionata da Broadway, luogo magico, il palco dove i sogni prendono consistenza sotto forma di note e passi di danza. A scuola mi hanno spiegato il metateatro. The producers inscena direttamente il metabroadway: un musical che mostra la produzione di un musical.
Di questo spettacolo mi porto a casa i sorrisi delle ballerine e ballerini, la fluidità dei movimenti e dei cambi di scena e d’abito, l’agilità dei corpi, le coreografie. Ero così affascinato da tutte le diverse espressioni e movenze coordinate e leggere del cast. È uno di quei musical scintillanti che sollevano in aria lo spirito e gli fanno fare una piroetta. Nonostante non capissi tutte le battute, ho sparso risate con generosità.

ooops

Sicuri che siamo nel teatro giusto?

Program for the night: we’re going to watch a musical. Scott booked the tickets, probably he told me the title but I could only remember the name of the theater, the King’s Theater, so, out of curiosity, I checked the program on their website. Apparently on stage there was Calamity Jane, a western, not exactly my cup of tea. Oh well, we’ll enjoy nonetheless.

We eat a venomous pizza and rush to the theater. Our seat in the first row. Scott takes his iPhone and starts tagging on Facebook: «watching The Producers». ,,What? Scott, isn’t this Calamity Jane?’’ ,,No, Calamity Jane will be in the next weeks I guess, this is The Producers.’’ ,,Ahn, then…what about the banjo hanging on the curtain? And what about the girls wearing a cowgirl hats?’’ ,,Don’t worry’’. 7.20, a security guy approaches us: ,,Sirs, may I check your tickets? The first two rows are supposed to be empty. Right, you’re in the wrong theater. This is Calamity Jane’’. Whaaat? But…we went through two ticket controls! Embarrassed, we hurry away to the Theater Royal (royal, king…maybe that’s why Scott got confused). We reach our seat at 7.30, panting, right on time. I certainly can’t be bored when I’m with Scott.

I feel really ignorant when it comes to movies. I didn’t know The producers is a movie from Mel Brooks (which equals good laughs), and he translated it into the musical as well. The story is about a down-on-his-luck Broadway producer who meets a young accountant who wishes to become a producer himself. They team up to gather money and produce a musical. Their aim is to fail, so to keep all the money. With this goal in mind, they pick the most disgusting script and they hire the less talented director. Unfortunately the show will be flamboyant and successful.

The producers is spiced up with coarse stereotypes (which work fairly in this context): camp gays, a blonde, tall and well endowed Swedish girl, a German nostalgic man who wants to brush up Hitler’s image. So many Nazi greetings…it took me time to warm up and laugh at the jokes, some topics are still taboos in Italy.

America seems obsessed with Broadway, a magical place, the stage where dreams come true as a well choreographed set of notes and dance steps. I loved the smiling dancers, their fluid movements and changing costumes, their agile and flexible bodies. I was charmed by their smooth and light steps. It’s one of those bright musicals that lift your spirit up and make it piroette around. I didn’t get all the jokes, but I scattered around my laughs with generosity.

Right curtain.

Right curtain.

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