Brooklyn

Nell’ambito dello scambio tra la mia università e la New York University (per gli amici anche detta NYU), mi è stata offerta una stanza nei loro studentati. Potevo scegliere tra vari dormitori, anche se ormai era così tardi che le stanze singole non erano più disponibili. Ho deciso di puntare sulla comodità a discapito del glamour, di stare dietro l’angolo dell’uni e prendere la metro come un’avventura invece che stare nel cuore della città e prendere la metro come un pendolare. Sono finito a Brooklyn.

Dunque, dormo in una stanza singola da tre anni, anzi faccio quasi quasi fatica a dover condividere bagno e cucina. Qui siamo in due nella stessa camera e in tre a condividere bagno e cucinino. Il mio coinquilino sembra quasi un adolescente, devo cacciarmi in testa l’idea che ormai i ragazzi che fanno un master hanno potenzialmente 4-5 anni meno di me. È un ragazzo alto alto e tranquillo, sopporta il mio jet lag (vado a letto prestissimo e mi alzo altrettanto presto), è vissuto a Monaco per qualche anno, ed è molto disponibile. Ma questa è una qualità generale degli americani.

Chi occupava il mio posto prima di me evidentemente non metteva l’igiene in testa ai suoi valori. Vi risparmio i particolari perché ho a cuore il vostro stomaco. Dopo un’energica passata di detersivo, adesso posso sopravvivere per le prossime settimane. Non ho intenzione di fare la cenerentola del caso, pulirò solo dove passa il vescovo (e il vescovo sono io). D’altra parte vivere a New York significa essere immersi in puzza, smog e quella polvere caliginosa, scura e unta che ti fa sentire sudicio in continuazione. È una lotta eterna contro lo sporco atmosferico-posso capire che qualcuno getti la spugna.

Oltre a pulire, passo il tempo a spegnere le luci, i condizionatori, le ventole, la tv, perennemente accesi anche se non c’è nessuno ad usufruirne. Gli americani hanno ancora molta strada da fare sul fronte risparmio energetico.

Brooklyn è un quartiere interessante. Ha diverse anime: alcune strade sono fatte di villette in mattoni con giardino, segno che i proprietari sono benestanti. Le strade sono popolate da neri, ispanici e asiatici. Nel Borough Park invece non si vedono altro che ebrei ortodossi, gli uomini coi loro riccioli ai lati del volto, pantaloni neri, camicia bianca e cappello a tuba, mentre le donne in gonna e maglioncino, e figli a carico. Dalla riva di Brooklyn si vede Manhattan, il profilo dei suoi edifici famosi, il ponte grandissimo, la Statua della Libertà in fondo, in un angolino. Brooklyn non sembra soffrire le grandi catene, i negozi fotocopia. C’è spazio invece per gli sbilenchi cinema locali, i venditori di frutta fresca coi loro carrellini agli angoli delle strade, gli alimentari coi biscotti Loacker. Certo, Starbucks è un parassita che sbuca ad ogni angolo, e Sephora ha un negozio che con metà si truccherebbe uno stadio di ClioMakeUp…ma i ristoranti, i negozi di vestiti, i barbieri sono unici e rendono Brooklyn così diversa dal centro di Manhattan.

As an exchange student, I got offered a room in one of NYU student halls. I had the chance to choose among different dormitories scattered between the central campus in Manhattan and the polytechnic unit in Brooklyn, where I actually work. Well, was I wrong to pick the one closer to my work place, rather than the cool one in Manhattan? I will catch the subway to visit the city center, rather than commuting every day.

Bad bad luck, I applied too late to get a single room, and I ended up in a double room with a kitchen and a bathroom shared with another room. My roomie looks so much younger than me, I need to remind myself I might be 4-5 years older than first-year masters students, that’s the truth! He’s tall and quiet, he’s putting up with my jet lag, he’s very considerate and helpful, although this is a quality of every American. He lived in Munich for some years. 

The guy that was living here before me didn’t list tidiness and cleanness among his core values, at least considering the quantity of nasty things I had to wipe away from the surfaces. I won’t enter into details, I don’t want to upset your delicate stomach. I don’t mean to play the cinderella anyway. On the other hand, living in a metropole means exactly this, being soaked in dirt, smog and that sticky, blackening soot that makes me feel filthy all the time. 

Besides cleaning, my role in the flat is switching off the air conditioners, the kitchen light and vent, the tv, which my roommates keep on even when they don’t need it. Americans have room to improve on this aspect.

Brooklyn is a peculiar neighborhood. It embraces several spirits. There are streets where the red brick houses with gardens show their inhabitants are wealthy. There are so many black, hispanic and asians. Borough Park is entirely populated by orthodox jews, the men with those long curls, the women with the gown and the blouse, and many kids. From Brooklyn you can see Manhattan, its skyline outlined by very famous buildings, the Statue of Liberty down there in the corner. Brooklyn is no place for big shopping chains. There’s room instead for creepy small cinemas, the fruit sellers at the corners of the streets, the tiny groceries where you can find biscuits from home. Sure, Starbucks is like a parasite, it’s everywhere, and there’s a huge Sephora, still…the restaurants, the clothe stores, the barbers make Brooklyn so different and typical.

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2 responses to “Brooklyn

  1. bello leggere delle avventure americane!

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