I’m an alien, I’m a legal alien, I’m an Erbolo in New York

Quando sono arrivato a New York, fin dalle primissime ore, la prima impressione che ho avuto è di una città accogliente. Sembra che ci sia un posticino per chiunque, una nicchia dove sistemarsi soddisfatti. La gente osserva ma non sembra giudicare, c’è da perdersi nella colorata varietà newyorkese. Non chiede da dove vieni, ma non per indifferenza, semplicemente non importa troppo, New York è un grande mosaico e chiunque può inserirsi, farsi spazio tra gli altri tasselli e contribuire a creare la città. Il profilo di Manhattan visto da Brooklyn sembra proprio suggerire questo. È un insieme scoordinato di edifici, proporzioni, pinnacoli, vetro, cemento, colori, altezze, stili, eppure tutti insieme danno un’idea di armonia.Incredibile a dirsi, c’ho messo poco tempo a trovare il mio posticino. Avviso al consumatore: Manhattan non è New York, e New York ovviamente non è da prendere come esempio dell’intera America.

carusel

Manhattan vista da Dumbo. Sotto il ponte vedete la giostra?

Dopo una settimana, l’impressione a caldo si è ridefinita. È vero, c’è un posto per ciascuno, ma bisogna guadagnarselo. A volte mi sembra di lottare per restare a galla, per sopravvivere contro la concorrenza. Ho visto la faccia impietosa, ingiusta e discriminante della metropoli: le ore perse nella metropolitana a spostarsi da un luogo all’altro, il cibo spazzatura, i prezzi alti, le zone fatiscenti, i palazzi vecchi, arrugginiti o abbattuti, il degrado e la puzza, i mendicanti sofferenti a friggere sul marciapiede o a spingere il carrello della spesa che contiene tutto quello che possiedono, la massa di gente che si fa strada urlando.

manhattan bridge dumbo

Questa donna voleva investirmi (a ragione, visto che ero in mezzo alla strada). Sullo sfondo, il Manhattan bridge che inquadra l’Empire State Building.

Galoppo da un semaforo all’altro, mentre scorrono i secondi che mancano al rosso. Vado in giro col naso all’insù, schiacciato da questi edifici enormi. In America amano le taglie forti, le porzioni di cibo che valgono doppio, le limousine, i caffè che i nostri espresso si nascondono dalla vergogna, i negozi del lusso sulla 5th Avenue.

gair building

Robert Gair inventò la scatola di cartone.

Lo sapevate che la scatola di cartone, quella fatta di cartone robusto, così utile nei traslochi e per gli attacchi d’arte, è stata inventata da uno scozzese a Brooklyn in questo edificio? Neppure io. Adesso a quanto pare è la sede di Etsy, quel sito dove vendere e comprare oggetti carini d’artigianato e patacchette varie. Questo pezzettino di Brooklyn si chiama Dumbo. È un acronimo, sta per Down Under the Manhattan Bridge Overpass, è l’approdo dei due ponti che da Brooklyn vanno a Manhattan. È un posto tranquillo e curato, dall’atmosfera un po’ artistica e alternativa, perfetto per una passeggiata la sera. I turisti mi fermano per chiedermi indicazioni, io che sono qui da neppure due settimane devo sforzare il mio sesto senso geografico per non deluderli.

dumbo

Dumbo. Sera. Passeggiata.

 

From the very first hours I was soaked in New York atmosphere, I had the feeling I am in a welcoming city. It feels like there is a place for everyone, a niche where you can curl yourself up and feel cosy. People look but they don’t seem judgmental. They don’t ask where you come from, not out of indifference but rather because it doesn’t really matter. New York is a big mosaic waiting for you to find your place among the other tiles. Manhattan skyline suggests this very idea, a collection of uncoordinated buildings, different for size, colors, texture, proportions, styles, still they all contribute to an overall harmony. I took little time to feel integrated myself. Warning: Manhattan is not New York, and New York is not America at all.

After spending a week here, my first impression changed. It’s true, there’s a place for everyone, but you need to deserve it. It’s an unfair, merciless city. You fight to keep afloat, to survive against the competition. Everlasting hours wasted on a subway carriage; junk food; high prices; run-down neighbourhoods; old, rusty buildings, falling apart or torn down; decay and stink; the suffering hobos frying on the pavement or pushing their trolley where they heap all they own.

I hop from one street lamp to the other, quicker than the countdown timer. I walk looking up, crashed by the towering skyscrapers. Americans love large size, food is served in huge portions, limousines, watered-down coffees that shadow our espressos, the luxury windows on the 5th Avenue.

Did you know the cardboard box, so helpful for moving out and for art attacks, was invented by a Scot here in Dumbo? Neither did I. This building hosts now Etsy, the arts&crafts selling website. Dumbo is an acronym for Down Under the Manhattan Bridge Overpass, it’s where Brooklyn connects to Manhattan through two bridges. It’s a quiet, tidy, artsy and alternative neighborhood, so perfect to walk in the evenings. Tourists stopped me to ask for directions, I had to stretch my geography skills to be as helpful as a local could be.

casetta colorata

By a Danish artist.

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