Cultural shocks

Un venerdì sera. Hell’s kitchen. Un locale buio (qui i bar e i club sono estremamente scuri e la musica è alta, quasi ad invogliare a usare Messenger piuttosto che chiacchierare con chi ci sta vicino). Un amico di Brandon, dal nulla, mi chiede: “qual è stato il più grande shock culturale finora?”. Domanda impegnativa per un venerdì sera. Vediamo, da dove posso cominciare?

Ero in compagnia di ragazzi più giovani di me e che hanno una carriera già ben avviata, molte responsabilità, lavori che danno soddisfazioni anche se mi possono sembrare aridi (finanza, assicurazioni, gestione d’impresa). Ho conosciuto una quantità di avvocati come mai in vita mia. Avvocati che lavorano per il governo, o per grandi aziende, non divorzisti o penali. Queste persone si trasferiscono qui da tutta l’America, perché attraversare gli stati in cerca di un buon lavoro è normale, specie se si proviene da certe aree centrali. A New York non importa da dove vieni, ma solo quanto e cosa sai e sai fare, per questo un’istruzione decente (garantita solo da una manciata di università dal nome altisonante) è fondamentale. Una volta ottenuta una laurea, le prospettive di carriera sono aperte. A New York però si tende a lavorare troppo, straordinari a non finire. E i newyorkesi tendono a pensare troppo al denaro, argomento che viene sempre infilato nei loro discorsi in termini di stipendio, benefits, affitto o costo della vita, beni acquistati. Ehi ragazzi, c’è altro nella vita! Quando sono uscito a cena, sono rimasto colpito da come, a fine cena, i ragazzi gettino le carte di credito sul libretto del conto come shanghai. La cameriera provvederà a strisciarle e a far firmare la ricevuta. A proposito: i dollari a me sembrano biglietti verdi tutti uguali. Quando li tiro fuori tutti accartocciati dalle mie tasche, mi sento così: vivian barney all this money

Gli americani sprecano come se non ci fosse un domani. Enormi quantità di packaging da buttare, montagne di acqua, energia, cibo. Non possono vivere senza condizionatori che creano un gelido polare e i quali condensano fastidiose gocce d’aqua sul marciapiede. Mi sono rassegnato a diventare consumatore e sprecone io stesso. Non era facile fare la raccolta differenziata nel mio studentato.

Ho come l’impressione che in America la gente venga anestetizzata e imbottita di qualsiasi cosa per renderli soddisfatti.Vengono imbottiti di cibi zuccheratissimi o salatissimi, in enormi quantità, e poi medicine, droga, divertimento, musical, social media, sport sono a portata di mano. La felicità l’hanno inserita nella costituzione, certo, ma si sono dimenticati di specificare che è un diritto che va condiviso e praticato insieme, altrimenti diventa egoismo.

psychichPerfino le maghe spuntano da ogni angolo, promuovendo la loro attività con insegne che neppure le parrucchiere, spuntano da ogni angolo per leggerti il palmo della mano e rassicurarti sul tuo futuro. Eh, l’America non è necessariamente un paese moderno.

Qui tutti bevono come cammelli le loro bibite zuccherose, e tutti i vuoti a rendere che vengono gettati nei cestini generano uno strato sociale di spazzini, barboni o meno, che passano la sera a setacciare i cassonetti alla ricerca di preziosi vuoti, che raccolgono in enormi sacchi, per poi portarli in certe macchinette e ricevere indietro soldi. (Domanda: è civile una società che permette di sopravvivere rovistando nel pattume?)

Altre piccole differenze: lo sciacquone si aziona tirando una manovella, e poi la tazza del water si riempie d’acqua fino a metà. Sotto il livello del marciapiede ci sono le cantine e i magazzini dei negozi, ai quali si accede aprendo delle porte metalliche sul marciapiede. Gli scuolabus sono gialli e vecchissimi, e i taxi sono gialli a Manhattan e verde mela a Brooklyn.

Sto cominciando a pensare all’America non come un’unica entità ma come un insieme di 50 stati distinti. Le differenze interne sono profonde e chiare. Innanzitutto c’è la divisione Nord/Sud, e poi Est-centro-ovest. Quando mi capita di parlare dell’Europa, in prospettiva mi appare così piccola e frammentata in mille staterelli, inutili quanto preziosi. E mentre l’America è estremamente dinamica, l’Europa mantiene vivi miti, archetipi e tradizioni che poi vengono rimescolati, rivisti, rielaborati, impiegati dall’America per creare nuove saghe, nuovi simboli, nuove forme di cultura. Credo che sia un ruolo di conservazione che dovremmo abbracciare , non tanto con rassegnazione ma con consapevolezza.

A seguire, alcune foto sparse.

Friday night, Hell’s kitchen, a dark bar (in New York bars and clubs are so loud and dark, as if they would prefer you checked your phone rather than talking to your friends). Brandon’s friend asks me out of the blue: “what’s the biggest cultural shock you’ve had so far?”. What? Quite a deep question to ask on a Friday night. Let’s see, where shall I start?

Well, first, I am dazed by the social dynamism. I was talking to boys that were hardly older than me, and who were having good jobs, responsibilities, satisfactions, a bright career ahead. They travelled the States (and sometimes even the world) to come here and get the best. They chose the most expensive (and therefore the best) universities, which grant a job place after graduation. It doesn’t matter where you come from, if you’re rich or poor, to set down your own path. I’ve never met such a big number of lawyers here, working for companies or the government. A drawback is that is all about the work (I wouldn’t be happy working all those extra hours, even if they’re well paid) and all about the money (holidays, rents, flats, properties, owning…). Well, there’s more to life than this. I was struck by the custom of leaving your credit card on the bill book at the end of a dinner. I look like a hobo, picking my crumbled dollars out of my pocket. I looked like Vivian in Pretty Woman.

Americans are professional wasters. Nothing comes without a package, a bag, an envelope, that will be discarded right away. Water, energy, electricity flow without limit. Air conditioning is always on, freezing the people inside (who come to work with a hoodie, and in winter with a t shirt) and dripping annoying drops of water onto the passers by.

Such a consumeristic, hedonistic lifestyle makes me think Americans are anesthetized and stuffed with sugary and fatty food, soda, drugs, musicals, beautiful shops, sport, medicine, entertainment, just to feed their need for happiness, which is in the constitution, right, but somebody forgot to specify that you cannot be happy on your own, that’s selfishness.

I was surprised there are so many psychic around. Those professional can protect you from the twists of the future for only 10 $, but they’re not good ambassadors for a supposedly modern country.

Everybody is constantly sipping from a bottle. All these bottles end up in the bins, but they can be carried back to the shops and they will give you money back. That’s what a number of people do: hobos, or tiny Chinese women, rummaging in the rubbish to get their returnables. Alright. I wonder what kind of country should allow their people to live on rubbish.

Some more every-day-life shocks. You flush the toilet by pulling a handle. The water level raises way above the way in Europe does. The yellow and old school buses, the yellow hectic cabs in Manhattan and the apple green cabs in Brooklyn. The basements of the shops underneath the pavement, to access through metal doors.

I’m learning to think of America as a collection of 50 individual States, rather than a single country. Everyone refers to subtle, tiny differences. The big divide is between North and South, and then between East coast, center and West coast. When I happen to talk about Europe, it suddenly looks so small and distant and our boundaries so fussy. Europe is dense. And it is old and slow. But Europe is a place where the ancient culture, the myths, the stories, the values, the traditions were born, and it must keep and preserve them, in order for America to use them and create something brand new and still recycled. I don’t mean we should stick to the past with resignation, but accept our role of guardians with awareness.

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