L’occasione di prendere il volo/Everyone deserves their chance to fly

Del MoMA, dei materiali e dei musei

Se siete allergici ai bambini e ai turisti a caccia di foto, evitate il Museo di Storia Naturale. Se invece non vi interessa l’arte moderna o contemporanea prettamente americana, potete saltare il Whitney. Se vi piacciono il design e i gioielli, fate un salto al Museum of Art and Design (MAD). Se avete solo poche ore di tempo, potete pure provare a visitare il Metropolitan, tanto il prezzo del biglietto è solo una donazione suggerita e si può pagare anche solo 1 dollaro. Sappiate che però in due ore ho visto appena due sale, e di corsa. Se volete visitare il MoMA o il Guggenheim in tre ore fate pure, ma uscirete con gli occhi doloranti e il cervello e l’anima in subbuglio e bisognosi di riposo dopo tanti stimoli.

Se fossi un artista, e le mie opere fossero esposte, lascerei toccarle. Forse anche leccarle, strusciarle, parparle. Che fastidio vedere queste sculture fatte in materiali non convenzionali e non potersi avvicinare! I materiali sono una mia mania, una deformazione professionale, e molti di questi artisti sperimentano come neppure il sottoscritto in laboratorio. Potrei inserirlo tra i miei piani B. Sviluppo di nuovi materiali per studi d’arte.

Appello a tutti gli artisti. Chiamare un’opera Senza titolo ha senso se usato con parsimonia. Se arrivate a Senza titolo #38, si chiama Sindrome dell’etichetta bianca. Chiamatemi, ho numerose idee creative per voi, a gratis.

Infine vale la pena perdersi nelle 18 miglia di libri della libreria Strand. Libri per tutte le tasche e gusti.

Broadway

wikedAndare a vedere uno show a Broadway è un sogno che la Julie Andrews che dimora in me coltivava da tempo. Se poi è Wicked e tutto è verde, diventa estasi. Broadway è una macchina collaudata per gli spettacoli, dare emozioni è il loro lucroso mestiere. Le stecche del protagonista maschile e le libere interpretazioni rispetto alla versione originale hanno stemperato quella mancanza del brivido dell’imprevisto e dell’errore. Non dimenticherò l’espressione di Elphaba, la strega dell’Ovest, mentre prende il volo sulla scopa. E il mio imbarazzante contatto con il direttore dell’orchestra.

Amiche

Camilla e Margherita sono passate di New York e grazie a Facebook ci siamo incontrati. Siamo stati a vedere la Statua della Libertà, questa signora così forzuta e solida e muscolosa e tutt’altro che longilinea, con delle mani da Morandi e lo sguardo fisso verso il vecchio mondo, in direzione dei migranti che arrivavano sulle navi. Il rame si è ossidato dandole una tonalità vellutata e soffice che la rende meno severa.

Camilla poi aveva il desiderio di cantare al karaoke. Mi sono offerto volontario per a cantare Let it be e It’s raining man con lei. E poi ho voluto esibirmi in una personale interpretazione di Non ho l’età, la Gigliola non me ne voglia.Scelgo sempre canzoni al di fuori delle mie capacità ma che risvegliano una scintilla nel mio cervello. C’è qualcosa di liberatorio nel karaoke. Che sia su un palchetto o dal bancone del bar, percepisco con dolorosa chiarezza le mie imperfezioni ma perdo cognizione di chi mi circonda, mi libero di ogni inibizione e mi ci dedico fino in fondo. Posso vantare di aver fatto anche questo, sconfiggere l’imbarazzo e trafiggere le orecchie dei clienti di un oscuro karaoke bar coreano vicino a Columbus Circle nel centro di Manhattan.

Marmellata #110815

All’aperto

Central Park è così grande da essere attraversato da strade interne. Gli alberi lo proteggono dallo smog della metropoli. Gli scoiattoli grigi sono animaletti aggressivi, la versione coccolosa dei piccioni. Si riempie di gente che prende il sole, gioca, porta i bambini al parco giochi, passeggia, fa picnic, e poi di persone che guadagna due dollari facendo ritratti, massaggi o gigantesche bolle di sapone. Sono andato a correre con la sezione locale dei Frontrunners, nonostante l’umidità e la pendenza del parco tagliassero il fiato.

Al Lincoln Center danno un fitto programma di spettacoli all’aperto, io sono stato a sentire i mitici Matmos e Yo La Tengo.

Of MoMA, museums and materials

science museumIf you can’t stand kids and pictures-taking tourists, avoid the Natural History Museum. If you enjoy design and jewellery, you should pop in the Museum of Art and Design (MAD). If you’ve got only few hours, you might want to attempt the Metropolitan Museum. Good luck though, I barely visited two halls in two hours. Unless you really like contemporary and unkknow American art, you can skip the Whitney Museum. You can visit the MoMA and Guggenheim in fewer hours, but beware, you’ll need some rest for your heart and eyes, upset by so many sensorial stimuli.

If I was an artist, say, a sculptor, my works would be open to be touched. No, touch is not enough. Stroke, rub, caress, lick. I so hate seeing such nice creations and not being able to have a contact. My material mindframe longs and craves for exploration. I could actually turn it into a job. Materials developer for artists. Mh.

A call to artists in search for ideas. You might think calling your work Untitled something cool and open to interpretation, fair enough. When you call it Untitled #38, though, it’s pathological. If you really need crearive ideas for fancy titles, do not hesitate to contact me.

Broadway

For someone like me, who is Julie Andrews inside, Broadway is a thrilling experience. If the show is Wicked and all is green, that’s ecstasis. The actor playing Thierau sang out of tune and I kept thinking: “no, here Idina would have sung better”, but this simply added flavour to something otherwise flawless and too perfect. I won’t forget Elphaba’s expression while she take flight at the end of the first act, nor my embarrassing question to the orchestra conductor.

Friends

Camilla and Margherita dropped by and took me to the Statue of Liberty. It looks massive, sturdy, with muscular arms. Fortunately the copper oxide gives it a soft, velvety texture.
Camilla really wished to go to karaoke, so we tagged along. Eventually she had me sing with her Let it be and It’s raining men. To add to the embarrassing moment, I sang a peronal rendition of Non ho l’età, that’s quite ridiculous in Italian, not to mention in front of the skilled Americans customers in that dark Korean karaoke bar. Karaoke has a liberating effect on me. I keep trying even if my voice sounds like an ugly meowing. I don’t mind, I focus on myself, I shut out the others. Maybe I should choose songs that are closer to my range-but these simply snap in my mind.

Preserve #110815

Outdoors

Central Park is so huge that is crisscrossed by internal roads. The gray squirrels are so aggressive, not different from rats. I love seeing the people who sunbath, take the children to the playground, picnic, play, read. The trees protect the park from the city pollution. How much Newyorkers love their trees! And then I love the people that earn their bucka painting portraits, blowing soap bubbles, offering massaging, busking.
I joined the local Frontrunners for a couple of times, a challenge to the humid wheather and the steep roads of the park.

Free outdoors gigs are organized through the summer at Lincoln Park. I saw the great Matmos and Yo La Tengo.

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