Have a good one

Due mesi fa ho preso il volo per New York senza voglia di partire. Non ero convinto che mi sarei goduto quest’esperienza. Ho messo in valigia parecchi pregiudizi, poco entusiasmo, nessuna curiosità. Per lo stress ho preso la febbre appena atterrato. Dopo appena una settimana ho installato su Chrome un’estensione che contava i giorni che mancavano, tanta era la voglia di tornare.
La settimana successiva ho cominciato invece a contare i giorni con rammarico. Ora torno con un’idea diversa di New York e dei suoi abitanti.

Ad esempio, i newyorkesi hanno smentito l’idea di essere indifferenti alle sorti del prossimo. Gli angeli si manifestano anche a New York. L’angelo che ho incontrato io portava un elmetto arancione antinfortunio, un giubbetto giallo e un paio di occhiali dalla montatura spessa, e mi ha porto un caffè, mentre ero sul bordo del marciapiede. Era un caffè amaro e acquoso, ma era caldo ed era un gesto pieno di attenzione. Non avrebbe potuto consolarmi meglio.

Gli americani baciano e abbracciano come gli italiani. Mi ero disabituato al contatto fisico tra estranei. Sono aperti e attaccano bottone con chiunque. È così che ho fatto alcuni incontri luminosi: una donna sull’Hudson mentre scrivevo una cartolina, una vedova libanese a Bay Ridge, uno sdentato giocatore di scacchi a Washington Square, e Margaret, italoamericana devota di Santa Cabrini. Ognuno mi ha lasciato un pensiero, un racconto, un ricordo, una scintilla di sé.

metrotech

Il Metrotech è un polo di edifici a Brooklyn Downtown contenenti uffici e il Politecnico dell’NYU. I giardinetti al centro del polo si riempiono all’ora di pranzo. Ci sono delle sedie a sdraio rosse, delle sedie a dondolo, dei tavolini. Anche la sera c’è sempre qualcuno seduto, al fresco nella penombra, a controllare il telefono, a prendersi una pausa. In questi mesi hanno installato un’opera d’arte moderna. Si chiama The truth is I see you. Sono ventidue nuvolette (di quelle che escono dalla bocca dei personaggi dei fumetti) appese ai lampioni. Su una faccia c’è una frase in inglese, sull’altra la sua traduzione in una di 22 lingue tra le tante parlate a Brooklyn. È nata dall’idea di mediare le culture senza cercare la traduzione perfetta di ogni vocabolo, ma partendo dalle verità essenziali. Le frasi sono semplici, universali e definitive, fulminanti e potenti. The truth is I see you. The truth is I love you. The truth is I need you. The truth is I accept you. La verità…che cos’è, la verità.

erbo metrotechLa verità è che tutti abbiamo bisogno di affetto. O di attenzione. Di essere riconosciuti e abbracciati come individui, distinti dalla massa.

E la verità è che New York ha (ri)tirato fuori la parte migliore di me, il me che ho costruito in 25 anni di vita, il me che vorrei fosse me più spesso. Ha stimolato la mia creatività, la mia voglia di fare, la mia allegria e mi ha fatto crescere molto in termini di autonomia. Mi sono aperto agli altri, ho fatto volontariato. Ho tanti progetti in testa, e tanta energia come non me la sentivo da tempo.

Xorje mi ha consigliato di lasciare da parte qualcosa da vedere, per avere un motivo per tornare. Io ho risposto che tornerò per lui, e per gli altri amici. Non mi sono innamorato della città, come si fa irrazionalmente con le città belle. Non lascio un pezzettino di me, come con le città dove ho vissuto abbastanza a lungo da quasi mettere radici. Semplicemente sento di poter entrare ed uscire da New York come si fa con le case di certi amici cari. Sento che New York e io non abbiamo ancora finito di conoscerci. So che tornerò a New York.

Bye New York, have a good one x

When I left for New York, two months ago, I didn’t have any expectation. I was not even sure I would have enjoyed this experience. I filled my bag with much prejudice, little enthusiasm, scarce curiosity. I was so under pressure I got a fever as soon as I landed. After just one week I installed a Chrome extension to count down the days left to the end of the experience.
After one more week though things changed and I started counting the days with regret. I now come back with a different idea of New York and Newyorkers.

First of all, I thought Newyorkers didn’t care for their neighbours, but they proved me wrong. Angels dwell in New York too. The one I met while I was perched on the pavement wore a safety helmet, a yellow jacket, black rimmed glasses and kindly handed me a coffee. It was bitter and watery but it couldn’t taste better.

Newyorkers love physical contact, they hug and kiss as much as Italians. Gosh I was not used to it any more. They are outgoing and chatty. I came across some people who disclosed and shared with me their stories, memories, bits of their lives. A teethless chess player in Washington Square, a woman who appreciated my postcard writing, a widow from Lebanon in Bay Ridge, and Margaret, a devout Italian-american at St Cabrini’s shrine.

The Metrotech centre, in Brooklyn Downtown, hosts several offices and the Polytechnic, arranged around a square with a park. People come down to have lunch, to get a break, to walk the dog, to rest under the trees. A temporary exhibition hangs from the street lamps down there. It’s called The truth is I see you and it’s a series of double-faced balloons. On one side a sentence in English, each starting as The truth is, on the other side its translation into one of 22 languages chosen among the many spoken in Brooklyn. It sparkled from the idea it’s easier to understand such essential thoughts rather than look for complicated translations. The truth is I see you. The truth is I welcome you. The truth is I reflect you. The truth is…what is the truth?

The truth is we all need love, and we are desperately looking for a human contact that picks us up and saves us from the anonymous crowd.
And the truth is New York took out the best part of me, the me that I took 25 years to forge and that I wish it was my always-me. I felt creative, cheerful, lively, energetic. I volunteered, I grew more independent. I made several propositions for the next months, I hope I’ll keep them.

Xorje suggested I should leave something to see so I will have a reason to travel back, but I answered I will fly back for him and my friends. I am not sad leaving New York. I don’t leave behind my heart, like you do when you fall in love with beautiful cities. I don’t leave behind a part of me, like you do when you live long enough somewhere to root down. I simply now I will come back, like you do with good friends, you’re always welcome and the relationship is never over but develops forever.

Bye New York, have a good one x

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