Profumo di casa/Smells like home

Vado a Manchester a trovare Erica, a sentire un po’ di calore meridionale in un weekend in cui le nuvole hanno deciso di aprirsi e di rovesciare un diluvio sulle nostre teste e mi sento l’umidità nei vestiti. Gli abitanti di Manchester, la città che ha le api come simbolo araldico, mi fanno ridimensionare in positivo i miei attuali concittadini, sono grezzi allo stesso modo. Eppure qualcuno riesce ancora a stupirmi: ho preso una cosina per la mia cucina, ma era senza prezzo e senza codice a barre. La cassiera mi chiede se mi ricordavo il prezzo, e io rispondo circa 3 £. Lei mi fa: “che costoso, io non gli darei così tanto. Ti va bene se te lo metto a 1 £? Però non dirlo a nessuno”, facendomi l’occhiolino. Erica ha detto che certe sorprese capitano solo a me.

Mi rifugio in un caffè ispirato all’Islanda chiamato Takk, dall’aspetto spartano e alternativo.
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Per una volta il maltempo mi costringe a un’attività che giudico molto molesta, appena sotto il livello della pioggia: lo shopping. Il centro commerciale di Manchester si prende carico dei miei bisogni materiali. Fuori, i senzatetto che cercano di sopravvivere sulle strade bagnate e fredde sono sempre di più. Forse a Glasgow li nascondiamo sotto il tappeto, ma questo stuolo di mendicanti, che si tengono compagnia la sera, muove compassione.

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Erica mi porta a vedere Manchester switch-on, l’accensione in pompa magna delle lucine di Natale (che volete, Halloween è già passato da una settimana, è ormai ora di cambiare la merce sugli scaffali), con spettacolo pirotecnico come gran finale. Io ed Erica ci lanciamo in manifestazioni d’entusiasmo ingiustificato di fronte ai fuochi d’artificio, che a me riempiono sempre di meraviglia. Io sostengo che il Babbone Natale fatto di glitter e lucine in Albert Square sia vagamente sinistro, mentre d Erica piace. Nonostante Erica mi riprenda spesso (in questi mesi è diventata un despota!), mi fa ridere tanto, in modo spensierato.

Con Erica finiamo sempre per mangiare un sacco, oppure per provare piatti particolari, che non cucineremmo mai da soli, ad esempio la zuppa di funghi e marroni. Non sbuccio le castagne lesse da anni, da quando, negli autunni della mia adolescenza, facevo chili di Mont Blanc, con le buccette secche e fastidiose che s’infilano sotto le unghie, dolorose come spilli. Sono cooptato per lessare, sbucciare e ridurre in purea le patate che servivano per fare la pitta e la focaccia salentina. Erica apre i barattoli, mi fa annusare l’origano, i capperi, il peperoncino che ha portato dal Salento, profumi di casa anche se non sono proprio di casa mia, ma in qualche modo appartiene a me, tramite i miei amici pugliesi. I pomodori, le spezie, il latte, il burro (quest’ultima è una mia aggiunta da nordico) di qui non hanno il profumo come in Italia.

Mentre torno in treno, il paesaggio appare uniformemente grigioverde, pecore grigie che cercano riparo in mezzo ai boschi, case grigie sperse nella campagna, stazioni grigie.

io erica fuochi

I head down to Manchester to pay a visit to my friend Erica, to feel some Southern warmth on a weekend the sky falls apart on our heads like a flood and I feel the moist in my flesh. The local neds make me feel at ease, like if I didn’t leave Glasgow. Not all the Mancunians are rough, though. I buy a small thing without a price tag, and when the cashier asks me if I remember how much it costs and I answer it should be 3 £, she replies: “how expensive, I would never spend so much for this, do you mind if I charge you 1 £, but don’t tell anybody, darling” (winking). Erica complains such nice things happen only to me.

I find shelter from the rain in an Icelandic-style café called Takk. Showering weather moves me to do some clothes shopping, which annoys me only slightly less than rain. The Arndale centre is like heaven for shopaholics. Beggars and homeless pave the streets outside, that’s impressive, maybe we hide them under the carpet in Glasgow but it looks like it’s not getting any better. 

Erica takes me to the switch-on, it’s time to light up the city for the approaching Christmas festivities. We shriek cheerfully and pointlessly to the fireworks-I always enjoy them a lot. I believe the big glittery Santa in Albert Square looks spooky, Erica likes it instead. Erica reproaches me often, but we laugh heartily.

Whenever we meet, Erica and I end up eating a lot, or eating something we wouldn’t if we were on our own. We cook a chestnut and mushrooms soup. I haven’t peeled boiled chestnuts for years, since I lived in Italy, I so hate the needle-like peels sticking painfully under my fingernails. I am co-opted to boil, peel and mash potatoes, she will use to make some specialities from her region, Salento. She opens her jars and I smell oregano, tomatoes, capers, so intense and flavoured. They smell like home, even if my own hometown is hundreds of miles away from her own, and our smells are sometimes different, but still more penetrating than vegetables we find here. 

On my way back to Scotland, from the train, the landscape looks green and grey altogether. Grey sheep sheltering in the green woods, grey stations, grey cottages in the countryside.

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