Epifania al lavandino/Sink epiphany

Una mattina di qualche tempo fa ho avuto un momento di consapevolezza. Ero in bagno e mi stavo lavando i denti. Fissavo lo scarico del lavandino, e pensavo che era ormai ora di passare di nuovo la varechina sull’anello di silicone, che era tornato nero e sporco.

Lo ammetto, non era un momento particolarmente lirico. Avrei preferito che mi apparisse Emma Thompson in versione Angels in America, sventolando delle ali enormi. Anzi, qualsiasi versione di Emma Thompson sarebbe andata bene, piuttosto della guarnizione nera.

Fatto sta che mi ha colpito un pensiero in tutta la sua chiarezza: il Regno Unito è la mia nuova casa.

“Bella scoperta”, direte. “Sei via da 5 anni tondi, dove pensavi di essere vissuto fino ad adesso?” Però…
Però una cosa è abitare in un posto, un’altra è fare parte di un posto. È un po’ la differenza fra tollerare e amare.

Non ho mai fatto mistero che la Gran Bretagna non è il paese dei (miei) sogni e che non mi ci trovo completamente a mio agio. Diciamo pure che non ho perso occasione di lamentarmi con qualunque malcapitato mi facesse domande in proposito. Ci sono posti dove si vive meglio, o perlomeno dove io mi trovo meglio. Ci sono altri luoghi che appartengono al mio cuore e altri ancora in cui mi mescolo senza difficoltà. La Gran Bretagna non è tra questi. Però ho finalmente accettato l’idea che il luogo perfetto è un’utopia, e che il bandolo della matassa è accettarsi in un certo posto.

Si finisce ad abitare in un posto a volte per caso, a volte per scelta. Uno resta se ha o trova un motivo per restare. Se il motivo non c’è, si parte di nuovo. Oppure si passa il tempo a sentirsi come un pezzo avvitato male, fuori posto. La Gran Bretagna è il paese dove mi sono arenato per una serie di eventi fortunati dopo la mia dose di vagabondaggio, ma ora ho abbastanza motivi validi per restare. Ripensandoci, la Gran Bretagna è parte di me fin da che ho memoria, da quando i miei riferimenti musicali e letterari, in modo inconsapevole, sono britannici.

Forse questo sentimento di appartenenza è una tappa obbligatoria nel percorso di ogni expat, ogni emigrato, ogni rifugiato. O forse non lo è, e sono solo io a farmi tante paranoie. Fatto sta che ora ho accettato dentro di me di appartenere alla Gran Bretagna, ed è nata una nuova consapevolezza. Quella mattina ho finito di lavarmi i denti e mi sono diretto verso l’università, finalmente contento.

Però Emma Thompson, mi raccomando, per la prossima epifania conto su di te.

Angels+in+America+HMWYBS+Manuel

Recently, I’ve had a moment of realization. I was brushing my teeth and staring at the silicone seal around the sink drain. It was blackening with mildew and I was wondering if it was time I applied some more bleach to it.
I do agree it is not a particularly inspiring picture. I wish Emma Thompson had appeared to me like in Angels in America to deliver this intuition. Actually, Emma Thompson in any role would have been better than a black silicone seal. Anyhow, with or without Emma, here I went.

I realized that I can give up looking for a place to stay, because I already have a place where I belong. You may say, “well, you’ve been abroad for five years, where do you think you’ve lived all this time?”. Yet, one thing is to live somewhere, another is to belong somewhere. There’s a similar difference between tolerate and love.

I have spent the past four years complaining and hammering about how little I think I fit in Great Britain. There are places I like more, there are places I carry in my heart and places I mingle with no effort it. Great Britain is not one of these places yet. But I realized that there is no point in looking for a perfect place. There’s no such place. The only way forward is to embrace my new place and accept myself as a part of it.

You can land somewhere for many reasons. You can choose a destination, or just happen to end up there. You stay as long as you have a reason to stay. You find it out, you make it up. Otherwise you leave. Or you live like a loose-fitting bit. I have been stranded in the Uk for a series of events – now I feel I belong here. I have enough reasons to stay. Actually, if I look back, Uk has always belonged to me. British were my main musical and literary references since I can remember.

Maybe accepting to belong somewhere is part of each expat, emigrant or refugee’s life. Maybe it is just my personal paranoia. Either way, since that day at the sink I felt I finally fit in. A new awareness was born. I finished brushing my teeth and I left for university, feeling content. 

But please, Emma Thompson, next time I have another of these epiphanies, just make sure you’re available to deliver it, will you?

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