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Biologia cellulare/Zellbiologie

I miei professori hanno spesso cognomi da Harry Potter, ma le somiglianze finiscono lì. Quella che ci insegna biologia cellulare e tissue engineering, prof. Helen Grant, ci chiama per nome e ci chiede di fare lo stesso con lei, ci interpella collettivamente come fox (volpacchiotte), e ogni tanto se ne esce con qualche commento tipo: ,,avete presente quel passatempo fuori moda: stirare”. È adorabile come un’affettuosa zia: in Italia questi rapporti informali ce li scorderemmo.

N.B. Questo post al profumo di violetta non è stato scritto per ingraziarsi la succitata professoressa in seguito al primo esame, sostenuto oggi, dopo appena due settimane di inizio delle lezioni. Esame a crocette, la cui parte più difficile è stato sopportare i miei compagni di corso, i quali peggio di matricole erano agitatissimi e hanno inondato le bacheche di Facebook di asfissianti messaggi a tema, prima, durante e dopo l’esame. Ma…come si studia in Scozia?

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Die Familiennamen meiner Professoren hören sich wie in Harry Potter an, aber die Ähnlichkeiten mit denen hören hier auf. Unsere Zellbiologie-Professorin, Prof. Helen Grant, nennt uns mit dem Vorname, und bittet uns, dass wie das Gleiche mit ihr tun, sie bezeichnet uns zusammen fox (Füchschen), und ab und zu sagt sie etwas lächerlich wie: ,,kennt ihr den Zeitvertreib aus der Mode, nämlich Bügeln”. Sie ist liebevoll, wie eine zärtliche Tante. 

NB Das veilchendüftige Post ist natürlich nicht gemeint, um mich die oben erwähnte Professorin nach der ersten Prüfung, die wir heute erst nach zwei Wochen gehabt haben, einzuschmeicheln. Ein multiple choice questions Test, dessen schwierigster Teil war, meine Kommilitonen zu ertragen. Sie waren total erschreckt, wie Erstsemester, und sie haben ihre Facebook-Pinnwände mit erstickenden Nachrichten darüber übergefüllt, vor, während und nach der Prüfung. 

Lezioni di anatomia/Anatomie-Vorlesung

Se siete di stomaco delicato come me, non leggete oltre.

Ho inaugurato il mio anno accademico nel Regno Unito con una lezione di anatomia. Si sa, fuori dall’Italia si predilige l’aspetto pratico del sapere, e infatti, dopo una veloce introduzione teorica su ossa e muscoli, il prof ci invita a prendere confidenza con simpatici pezzi di corpo umano sparsi sui tavoli del laboratorio d’anatomia.

Le ossa non mi fanno impressione. Sono leggere, color avorio, sembrano di materiale sintetico-anche se sono consapevole che nessuna protesi sintetica può raggiungere la perfezione raggiunta dal corpo umano in milioni di anni d’evoluzione. Però sulla ossa erano ancora attaccati muscoli, ,,fissati” (cioè trattati) mediante resine, in pratica imbalsamati. E poi pelle secca da cui spuntano peli grigi, unghie che non crescono più da anni, cuori che hanno smesso di battere, crani vuoti segati a metà da cui pendevano labbra e sopracciglia, colonne vertebrali in formalina, mani mozzate e scuoiate per mostrare tendini e nervi. L’ultimo gesto di generosità di persone che hanno deciso di donare il proprio corpo alla scienza, per essere maneggiati, frugati e osservati da studenti, da futuri medici o scienziati.

A questa vista il mio fisico scarta e si ribella. Forse non è disgusto, o senso del macabro. È come violare un’intimità senza che l’altro possa porre obiezioni. Chissà se queste persone erano consapevoli che sarebbero finite in pezzi sgraziati su un tavolo universitario, chissà se erano così distaccate dalle loro vestigia carnali, che in effetti sono loro totalmente inutili ora. Io non riesco a considerare questa (fu) carne, queste (furono) ossa con indifferenza, alla stregua di animali impagliati.

Anch’io pensavo di donare il mio corpo alla scienza, ma ora si impone un periodo di riflessione. In ogni caso, per fortuna non ho scelto medicina, e non devo assistere ad autopsie!

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Das ist kein Post für Leute mit empfindlichen Magen.

Meine erste Vorlesung war Anatomie. Nach eine theoretische Einführung ladet der Professor uns ein, die menschliche Stücke, die auf den Tischen des Labors verteilt sind, zu beobachten.

Die Knochen ekeln mich nicht an. Die sind leicht, elfenbeinfarbig, die sehen wie künstlich aus-obwohl ich bewusst bin, dass kein Material so perfekt wie unser Körper sein kann. Auf den Knochen gab es aber sogar Muskel, ,,fixierte” durch Kunstharz. Dazu getrocknete Haut mit grauen Haaren, Nägel, de seit Jahren nicht mehr aufwachen, Herzen, die nicht mehr schlagen, leere, gespaltete Schädel, worauf  noch Lippen und Nasen hängen, Wirbelsäule in Formalin, abgetrennte Hände, enthäutete, um Nerven und Adern zu zeigen.
Mehr als Ekel oder ein makabrer Gefühl macht mir krank eine Empfindung. Ich dringe in die Privatsphäre dieser Menschen, ohne dass sie widerstehen können. Wer weisst, ob sie, als sie ihren Körper der Wissenschaft geschenkt haben, das schon wussten, dass sie mal in Stücken auf Tischen enden würden. Natürlich brauchen sie die Organe nicht mehr, und wahrscheinlich waren sie sogar ziemlich gleichgültig dagegen. Ich kann sie trotzdem nicht wie Tiere anschauen. Ich wollte auch meinen Körper der Wissenschaft geben, ich soll aber jetzt mich mal überlegen…

Lavoro/Job

Sono partito per la Germania non per fare un Praktikum (tirocinio), o un’Ausbildung (periodo di formazione), ma per fare un Nebenjob (lavoretto secondario). Fino a ieri ero lavapiatti. È stata un’esperienza di vita!

Innanzitutto i miei colleghi erano persone provenienti dalla Russia, Libano, Brasile, Vietnam, Algeria, Montenegro, Egitto, Turchia. Tutti stranieri: il lavapiatti è l’ultimo gradino della rigida scala sociale tedesca, che va in base alla formazione personale e ai soldi che si guadagnano. Ho fattol’esperienza dell’immigrato.

La mia ditta (Essenszeit) gestisce alcune mense e location per eventi (come conferenze o meeting di lavoro) nel Nord della Germania. La mia si trova nell’aeroporto di Hannover. Il cibo è completamente biologico, e la qualità e la bontà si avvicinano a quella di un ristorante. A volte mi fanno aiutare i cuochi a tagliare la verdura o a preparare i piatti, e da lì ho capito che non voglio lavorare in una cucina, dove in realtà la creatività personale non trova sfogo e dove le ricette sono ripetute in maniera massiva. Inoltre, mi manca ancora molta esperienza: con tutto quello che cucino a casa, ho miseramente scoperto che non so neppure tagliare le cipolle, o i peperoni, come si deve.

Questo video racconta un po’ quello che sarei dovuto diventare dopo mesi a tagliare cipolle:

E allora pronti, coltelli in mano, via! 30 kg di zucchine affettate, o 16 kg di funghi a tochetti, con l’effetto che i miei sogni si avvicinano a questa sequenza di Fantasia:

e che le mie mani hanno tagli più o meno gravi.

A volte mi è sembrato di buttare il mio tempo. Un lavoro del genere è fisicamente pesante e non aggiunge nulla al curriculum. Perlomeno ho compreso che non sopporto un lavoro subordinato in cui non posso svolgere compiti di responsabilità in maniera indipendente.

Il mio capo mi rimprovera solo quando rompo i bicchieri (che secondo me invece è un danno di poco conto), per il resto lascia correre tutto.

Sono diventato presto la mascotte dei miei colleghi: grazie al mio tedesco imbranato e alla mia predilezione per i dolci mi hanno preso per un bambinone troppo cresciuto, mi hanno nutrito a Nutella e dessert e mi hanno perfino paragonato a un Monchichi:
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buongiorno La giornata inizia bene se si trova sul bancone davanti alla lavastoviglie un dolce sorriso:

E non ho potuto non commuovermi di fronte a un tale regalo d’addio:

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Passo avanti/Fortschritt

Sembra quasi che il destino scelga le tappe del mio percorso puntando il compasso sulla cartina: ogni volta aggiunge 1000 km in direzione Nord. La prossima sarà a Reykjavìk, me lo sento.

Ad ottobre mi trasferisco a Glasgow, in Scozia, per iniziare un programma di dottorato in Engineering of Medical Devices, con l’obiettivo di specializzarmi in biomateriali e protesi. Durerà quattro anni, il primo dei quali dedicato a un master, e altri tre a un progetto di ricerca.

Ho cercato un posto che fosse come le mie scarpe: le mie Adidas sono comode fin dalla prima volta che le infilo, non devo aspettare che con l’uso si sformino e si adattino ai miei piedi. Non sono perfette, all’inizio la pelle è un po’ rigida, ma almeno non sono come i miei pantaloni, sempre troppo larghi o troppo stretti per me, o come le mie magliette, che col tempo invece che assumere personalità perdono colore. Un posto che mi faccia sentire a mio agio fin da subito e che mi permetta di fare passi avanti.

Passo dallo status di ,,cervello in ferie/braccia in fuga” a quello più istituzionale di ,,cervello in fuga”. Fa riflettere che la professoressa con la quale ho sostenuto il colloquio mi abbia avvertito che la mia carriera si fermerà per quattro anni. Volevo chiederle a quale carriera facesse riferimento: per me passare da lavapiatti a dottorando, con la speranza poi di ottenere ulteriori promozioni, è già un successo. Poi ho pensato agli altri ragazzi che hanno sostenuto con me il colloquio. Loro lavorano già come ingegneri, e in quattro anni potrebbero fare tanta strada all’interno dell’azienda. Ragazzi di 26, 27 anni.

La Germania (e non solo) sta approfittando della crisi economica perché sta attirando molti ragazzi in possesso di laurea o formazione di alto livello, che contribuiscono allo sviluppo economico (oltre che sociale).

Tutt’altra situazione invece per l’Italia, che investe migliaia di euro nella nostra istruzione, ma non ci mette nelle condizioni di fruttare le nostre competenze tecniche e specifiche, non valorizza le nostre capacità di innovazione, che vengono sprecate in lavori meno qualificati. È chiaro che chi può varca la frontiera, dove le intelligenze giovani hanno spazio, opportunità, prospettive. Un’occasione persa per l’Italia, che fra qualche anno pagherà questo atteggiamento di disinteresse nei nostri confronti.

Lavorare in Germania/Arbeit in Deutschland

È di oggi la notizia che gli immigrati italiani in Germania nel 2012 sono aumentati del 40% rispetto all’anno precedente. Ne approfitto per dare dei consigli a chi, come me, vuole passare da questa parte delle Alpi per lavorare. Attenzione: questo post sarà particolarmente noioso, è un articolo di servizio, frutto della mia recente esperienza.

Innanzitutto, un po’ di siti web per cercare lavoro. In Germania la ricerca del lavoro via internet è molto diffusa. Il sito più importante è quello dell’agenzia del lavoro tedesca (Arbeitsagentur): Jobbörse.de . È un portale flessibile, permette di personalizzare la ricerca e di abbonarsi via mail ad eventuali nuovi annunci inserendo le parole chiave, e raccoglie numerosissime offerte di lavoro.

Poi c’è il sito eures.eu, che è il sito che l’Unione Europea stessa ha creato per favorire lo spostamento interno. È un po’ rigido nelle opzioni, ma si trovano molte buone occasioni.

Anche questi due siti sono ricchi di annunci: monster.de e jobrapido.de

Questo invece raccoglie lavori tecnicoscientifici: jobvector.de.

Infine questo è pratico per chi è studente e cerca un cosiddetto minijob, ovvero un ,,lavoretto” che non permette di guadagnare più di 400 € al mese, e che quindi è tassato al minimo: univillage.de.

Per necessità più specifiche ci sono miriadi di portali dedicati: per le babysitter, per i lavori nella gastronomia…in caso contattatemi.

Presentate la vostra candidatura (Bewerbung), e siate sicuri che nel giro di pochi giorni riceverete una risposta, fosse anche negativa.

Nel momento in cui arrivate in Germania, questi sono i passi necessari da compiere prima di cominciare a lavorare. Innanzitutto, dovete trovare una casa, e ottenere un contratto regolare. Con questo contratto dovete andare di corsa (entro 7, massimo 10 giorni, a seconda della città) presso un ufficio comunale, il Bürgeramt, per l’Anmeldung, cioè la registrazione presso il comune tedesco. È una pratica veloce ed indolore, si tratta di rilasciare i propri dati, gli impiegati sono pazienti e disponibili. È obbligatoria per chiunque risieda (Wohnsitz) in Germania per più di tre mesi, non importa per quale motivo, quindi sono compresi anche gli studenti erasmus. 

Con l’Anmeldung e il contratto di lavoro dovete andare presso il Finanzamt, dove riceverete lo Steuernummer, che è una specie di codice fiscale tramite il quale il vostro datore di lavoro verserà le tasse allo stato.

Nel frattempo dovete procurarvi un’assicurazione sanitaria (Krankenversicherung, KV). In Germania il sistema sanitario è fondamentalmente diverso da quello italiano. Basta rivolgersi a una delle ,,casse” assicurative (Krankenkassen) disponibili e rilasciare i vostri dati personali. Vi arriverà a casa una tesserina colorata con un bel numero personale (Versichertennummer) che deve essere fornito nel momento in cui prenotate una visita medica. A seconda della cassa, sono coperti più o meno servizi, vale a dire quali e quante visite potete fare senza dover pagare. La mia cassa, la Teknischekrankenkasse (TKK), è una delle migliori, e così posso andare dall’oculista, dal dentista, dal dermatologo senza bisogno di tirare fuori dal portafoglio altro che la mia tesserina. La cassa (e il datore di lavoro che versa i contributi) penseranno alla parte economica.

Dopo qualche mese di lavoro vi arriverà la lettera che riguarda la Rentenversicherung, ovvero i contributi per la pensione. Vi auguro di sapere il tedesco, perché anche se allegano una traduzione in italiano, ch ha tradotto evidentemente ha trascurato l’esame di italiano burocratico. 

Vi servirà anche un conto bancario tedesco sul quale vi verrà accreditato ogni mese lo stipendio, vi consiglio di scegliere una banca che è ben diffusa così in caso di spostamenti troverete comunque una filiale.

Buona fortuna a tutti nella vostra ricerca di lavoro, o come dicono i tedeschi: Wir wünschen Ihnen für die berufliche Zukunft weiterhin alles Gute und viel Erfolg (tratto da una risposta negativa a una mia candidatura).

Lavoro/Beruf

Ho spedito una manciata di curriculum prima di partire, correggendoli man mano (fortuna che almeno avevo imparato le formule standard al corso di tedesco: ad ogni trovavo un nuovo errore, del tipo: ,,caro Signora…”). Ho ottenuto poche risposte, ma almeno una ditta mi invitava ad un colloquio mercoledì, il giorno dopo del mio arrivo.

Si tratta di una compagnia che cerca dipendenti per aziende più grandi. Non so come, sono riuscito a farmi assumere. Nonostante il mio tedesco limitato, e le mie risposte da ebete alle loro lecite esigenze: in Germania serve ad esempio un’assicurazione sanitaria (ne ero all’oscuro), il permesso di residenza (ma dovevo ancora avere una stanza), e altre cose appartenenti alla famosa burocrazia teutonica di cui non ero in possesso o a conoscenza.

Il giorno successivo vengo accompagnato nella Mercedes del capo all’aeroporto di Hannover, al quinto piano, dove si trova una mensa per i lavoratori dell’aeroporto stesso.

Il mio lavoro consiste nel lavare piatti, pentole, padelle, posate. Dalle 7 alle 16, dal lunedì al venerdì. I colleghi sono quasi tutti tedeschi. Pertanto, sono cortesi, gentili, pazienti, parlano poco. Per ulteriori particolari, rimando a un altro post.