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Coppa dell’amicizia/Friendship bowl

Test di cultura italiana. Riconoscete questo oggetto?

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Viene dalla Valdaosta: si chiama coppa dell’amicizia, ed è una coppa panciuta di legno con un coperchio circondato da un numero pari di becchi che va da due a una dozzina. Si riempie la coppa di un caffè particolare, tipo quello della Peppina, e si beve in compagnia, a turno, ciascuno da un becco, passando la coppa in giro. Un modo bellissimo di condividere un caffè alla fine di un pasto, nelle notti invernali, con gli amici davanti al camino, a raccontarsi storie. A casa, in Italia, ne abbiamo una, nascosta in una credenza, proveniente da chissà quale viaggio che mia mamma ha fatto da ragazza.

Io e la Nico abbiamo salvato questa coppa dell’amicizia dalle incurie dei suoi precedenti padroni, e ora è l’oggetto più prezioso e bello nel mio appartamento. La prima volta che l’ho vista, eravamo al Chai Ovna, una casa del té dall’aspetto molto informale, diciamo pure trascurato, hippie o indie a seconda dei punti di vista, e tutto contento per aver trovato un oggetto così raro in un angolo di Glasgow, sono andato a chiedere alla cameriera da dove venisse. Lei, con espressione tra il fastidio e il disinteresse universale: “Come hai detto?” “La coppa dell’amicizia, quella cosa rotonda di legno…oh, lascia stare”. Cioè, hanno un oggetto d’artigianato e neppure si preoccupano di sapere cos’è. Sono tornato al Chai Ovna a Settembre con Sara, ma la coppa era scomparsa. No, ma come, l’hanno buttata via? Ah, no. L’ho scovata su uno scaffale polveroso, coperta di ragnatele. Sara mi ha consigliato di infilarmela in borsa e portarla via di nascosto, tanto non interessava a nessuno. Io invece, la volta successiva che sono tornato, ho pregato la cameriera di chiedere alla padrona se avesse intenzione di vendermela. Settimane dopo, finalmente mi arriva un messaggio di conferma. Nicoletta è andata a recuperarla per me e me ne ha fatto regalo. Ho dovuto pulirla dalla polvere e dagli schizzi di pittura, ho cosparso il fondo di fondi di caffè per togliere gli odori cattivi, ed ora fa bella figura in cucina, con i suoi decori a stella alpina e il profumo intenso di legno.

L’abbiamo collaudata per la prima volta io e Nick. Non ho preparato il caffè valdostano ma qualcosa di simile, ma non ho considerato che se è troppo piena, il caffé esce da un po’ tutti i becchi quando la si inclina. Ne ha fatto le spese il mio pigiama.

Ricetta del caffè per fare un “buon café à la valdôtaine”(presa dalle istruzioni, custodite all’interno della coppa stessa):

Preparare il caffè in quantità sufficiente secondo le necessita e versarlo nella coppa dell’amicizia; aggiungere due cucchiai di zucchero per ogni caffè; scorze di limone o arancio; mezzo bicchierino di grappa molto forte (o altro liquore secondo i gusti); cospargere il bordo dell’apertura della coppa dell’amicizia con zucchero e bagnarlo con la grappa. Dare fuoco al liquido all’interno della coppa e mescolare con un cucchiaio; spegnere la fiamma chiudendo con il coperchio.

Aggiunte della mia credenza:
Liquore all’amaretto
Acqua di fiori d’arancio

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This is a test to check your knowledge of authentic Italy. What is the item in the picture?

friendship bowl.jpgIt’s not a fancy ashtray. It is a friendship bowl, it is common in the tiniest Italian region, Aosta Valley, on the North-West corner, on the mountains. It is a wooden round bowl with a lid and several beaks. You fill it with a special coffee cocktail and drink from it, in turn, one beak each, with your friends, sharing stories in front of the fire on a winter night. My mum has one at home, a relic from her travels when she was younger.

I first came across this item in Chai Ovna, which is a shabby (or, if you prefer, alternative) tea house in the West End. It was perched on a mantelpiece. I was filled with amazement and went to the waitress, all excited, to ask where they got it from. She didn’t even know what I was talking about. Some time later, I was having a tea with Sara and I couldn’t find it anywhere. I found it out on a windowsill, stranded and forgotten, wrapped in spider cobs. Such a shame! Sara told me to slip it into my bag and leave. Instead, I went to the waitress and asked to purchase it from them. I left them my phone number. After many weeks, I received a text: deal, the bowl was mine! Nicoletta went to pick it up and bought it for me. I cleaned it up from dust and splashes of wall paint. I spread the bottom with coffee grounds to make it smell properly. Now it shines in my kitchen, wooden-smelling, edelweiss-carved, probably the most beautiful, precious item in my flat.

I first tried it with Nick, but I didn’t realize that you need to tilt it carefully when it is full, or you will spill the coffee all over your pyjamas, like I did. Here is the recipe of the traditional Aosta valley coffee, although I made my own version.

Recipe to prepare a good valdostan coffee (as found in the instructions inside the bowl itself):

Make a sufficient quantity of coffee (espresso) and pour into the friendship bowl. Add two teaspoons of sugar for every cup of coffee, as well as lemon or orange rind. Add half a glass of very strong grappa (or another liquor you prefer). Sprinkle sugar on the rim of the bowl and wet it with grappa. Light the drink on fire and stir it with a spoon. Cover the bowl with its lid to put the fire off.

Ufficio anagrafe/When you call your town hall office

Glasgow, 11/12/2015

-Ufficio anagrafe di Bosco Chiesanuova-?
-Buongiorno, sono un cittadino che vive all’estero [quanti saremo mai da Bosco?], mi sono trasferito di recente e come di dovere [in modo da ricevere la scheda elettorale per corrispondenza] ho comunicato al Consolato di Edimburgo il mio cambio d’indirizzo ormai due mesi fa, ma non ho più ricevuto la conferma ufficiale da parte vostra, per caso avete notizie?
-[momento di confusione] Oh sì sì certo [voce carica d’ansia e imbarazzo], lei adesso risiede in [mi cita l’indirizzo corretto ed aggiornato], abbiamo avuto problemi con il nuovo sistema di gestione informatico [rumore di una coda di paglia che spunta], abbiamo preparato la lettera, l’abbiamo spedita a fine Novembre, dovrebbe arrivare a giorni [promesse roboanti per mascherare la coda di paglia che ormai va a fuoco].
-[sollevato] Oh bene, allora attendo la lettera a breve, grazie arrivederci.

[Qualcosa dentro di me mi dice che è tutto un palco, ma io voglio riporre fiducia nelle parole dell’impiegata. Almeno per una volta mi hanno risposto al primo tentativo e non hanno usato un tono saccente]

Glasgow, 13/01/2016

È passato un mese da quella telefonata, me n’ero quasi dimenticato. Una sera torno in appartamento e trovo la lettera sulla soglia di casa. Posso ammettere che il traffico postale sotto Natale sia intenso. Tutti quei biglietti d’auguri, le letterine a Babbo Natale, la Befana, e Santa Lucia, i pacchetti regalo, e poi i saldi di gennaio con gli aquisti online. Chi si aspetta che la posta, quella stessa posta che ancora recapita le mie cartoline con puntualità discreta, sia celere? In fin dei conti, di cosa mi lamento, un mese è quasi poco!

Poi mi cade l’occhio sulla data in cui è stata spedita. 15 Dicembre 2015. Ma…non aveva detto che l’aveva preparata a fine Novembre? L’impiegata comunale in questione da Santa Lucia non avrà ricevuto altro che carbone: le bugie hanno le gambe corte.

Le gioie di un italiano che vive all’estero.

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When you happen to be an Italian abroad, and you need your electoral office to be registered for future elections, funny things may happen, like a clerk messing up dates on letters, and openly lying about it.

Carta d’identità/ID

Se a un espatriato viene nostalgia dell’Italia, va in visita al consolato d’Italia in Edimburgo. Ad accoglierlo ci saranno funzionari incapaci, sgarbati e sgradevoli, proprio come in tanti altri tipici uffici italiani. Il consolato ha orari d’apertura ridotti all’osso e un sito web antidiluviano, le informazioni si reperiscono armandosi di setaccio e molta pazienza. Le vie della burocrazia non si semplificano con la distanza, anzi sembrano diventare ancora più tortuose, si aggiungono passaggi intermedi da affrontare con tenacia.

Dovevo rinnovare la carta d’identità, dopo che –mea culpa!- la mamma le ha fatto fare un giro in lavatrice e ogni volta al banco dell’aeroporto dovevo sottopormi a inquisizioni interminabili perché non si fidavano della mia foto sgualcita in cui peraltro figuravo con un faccino troppo giovane. Vorrei tanto avere una carta d’identità moderna, formato tessera, magari elettronica, ma è rilasciata solo da pochi illuminati comuni d’Italia. Mi dovrò tenere quella cartacea, grande e deperibile, ancora per un po’.

Una delle segretarie del consolato, una toscana, ormai riconosce la mia voce, tante sono le volte che l’ho chiamata negli ultimi mesi. Ogni volta mi risponde con un tono supponente e straffotente, sotto ogni sua singola tagliente parola avverto chiaramente che mi sta mandando mentalmente affffff…rancoforte. È arrivata ad interrompere la telefonata mettendo giù il telefono senza dire arrivederci.

Io sono giovane e autosufficiente e abituato a vivere all’estero. Però a me spiace pensare a quegli espatriati che si allontanano per la prima volta dall’Italia, imbarcandosi di malavoglia in una vita difficile per cercare un’alternativa, sfuggendo alla mancanza di prospettive, e l’unica interfaccia con il loro paese natale, da cui si deve passare per forza per i propri documenti e le carte elettorali, sono certi villani del genere. Per favore, dipendenti del consolato, siate almeno gentili, se proprio non riuscite a renderci la vita più facile. Abbiate pietà, fatelo per loro.

Ma vabbè, non importa, finalmente ho la mia carta d’identità nuova, un’orribile foto con le occhiaie e i capelli spettinati, e ho il passaporto. Sperando che io e la mamma impariamo a controllare nelle tasche prima di mettere i pantaloni nella lavatrice.

passport

You do not want to have to deal with an Italian consulate. You would not enjoy it—it’s no fun.

Neve/Snow

Quando sta per nevicare lo senti. Soprattutto quando sta per scendere molta neve. L’aria è tesa, il freddo ha una qualità diversa. La luce stessa è gelida. L’atmosfera sembra quella di attesa. La neve appare poi all’improvviso, e se è dell’umore giusto, in poche ore copre tutto con fiocchi larghi e soffici, silenziosamente, falda sopra falda. Solo mentre spazzi davanti al garage per evitare che le auto restino bloccate ti accorgi che la tua fatica viene mortificata in pochi minuti e ti rendi conto di quanto sia veloce e inesorabile.

Nenna nella neve

Mi sembra di non aver cantato abbastanza durante il periodo natalizio, nonostante le messe, la Maregge-Merli e la stella, reintrodotta in paese dopo anni di assenza da un volenteroso don Fabio. Avete presente cos’è il canto della stella: andare di casa in casa a cantare le carole natalizie per augurare felice Natale alle famiglie e diffondere il clima festivo. Ecco, noi più che clima festivo abbiamo diffuso sentimenti omicidi, coi bambini che scampanellavano, urlavano e suonavano forsennatamente i campanelli delle case, gli adolescenti timidi in un angolo a scambiarsi confidenze e noi in quattro gatti a cantare nella sera umida e ghiacciata. Gli unici animati da sincero spirito di gioia e servizio erano i chitarristi e il capogruppo che ci guidava lungo il tragitto. La cioccolata finale è stato il momento più alto della serata. Fortuna che i cerresi sono comprensivi e amano i bambini.

stella e bambini

Mentre l’aereo si sollevava in volo portandomi a Manchester, le case della campagna del Bergamasco sembravano case del presepe che rimpicciolivano man mano, con tanta neve finta ad imbiancare i tetti. Il mondo sembrava essersi rovesciato, il cielo era un blu inchiostro uniforme come un lago, limitato da coste gialle là dove il sole era tramontato, mentre le luci laggiù in basso sembravano tante stelle. Se desiderare significa allontanarsi delle stelle, ora ho capito perché. Lasciavo dietro di me tante stelle; l’Italia mi mancava già. Per la prima volta in tre anni all’estero mi sono commosso.

regno innevata

You know when it’s going to snow, especially when it’s going to snow seriously. The air is tight, the cold feels like different, the light itself looks steel cold. There’s an atmosphere of expectation. The snow then suddenly shows up, and, provided it is in the right mood, it covers everything in few hours with large and soft flakes, silently, layer over layer. You realise how fast it falls only while wiping the snow off the garage gate, to avoid to get stuck, and your efforts are frustrated every few minutes.

albero di natale

I did not sing enough during Christmas time, even if I was singing at masses, marches under the stars, and even during the street carol service, which is an Italian tradition called stella (star). Children and young sing on the street carrying around a huge star to wish a merry festive time. Don Fabio, one of our priests, proposed to bring it back after this tradition disappeared from my village. We actually carried around annoyance rather than joy, since the many overexcited children liked ringing random doorbells and their own bells loudly, while the shy teenagers were gathering apart chatting among themselves, and just few of us were trying hard to sing out in the frosty and foggy night. The only ones really keen on it were the guitarists and the leader of our improvised assembly. Hot chocolate at the end was the highest moment of the evening. Fortunately the people from my village love children and appreciated our attempt.

While the plane took off bringing me to Manchester, the houses in the countryside looked like small crib houses, dusted with fake snow. The world looked upside-down, the sky a vast ink-blue lake, the horizon a far-away sun-orange line, the lights of the cities down there shining like stars. If the etymology of desire is turn away the eyes from the stars, now I know why. I was leaving behind my stars, I already missed Italy. I felt touched for the first time in three years. 

Convergenze/Catching up

Il paradosso dei due gemelli: uno si allontana dalla Terra a velocità prossima a quella della luce mentre l’altro rimane a casa. Quando l’astronauta torna scoprirà che il gemello è invecchiato più velocemente, oppure avranno ancora la stessa età? Chi se ne importa: scoprirà che lo scollamento temporale è ben altro. È tornare a casa con l’impressione che troppo sia successo nel frattempo, oppure troppo poco, che i piccoli cambiamenti, quei mutamenti insignificanti che rendono la vita di paese così rassicurante, così statica, si sommano drammaticamente, ti lasciano indietro. Oppure tu sei cambiato senza stare al passo con gli aggiornamenti del tuo ambiente, il linguaggio dei riti quotidiani è mutato. Ti senti come un tassello che non combacia col resto del puzzle.

Poi però basta una scintilla e la macchina del tempo fa uno scatto e le linee cronologiche si riallineano. Click.

Può essere un matrimonio, una pasta e una fetta di crostata da amici, un cappuccino dopo messa, un tè cioccolato e cannella, una passeggiata al timido sole settembrino, un gelato sotto Ponte Pietra o in Piazza dei Signori o una corsa in bus parlando di noi, un karkadé ascoltando i nonni rimestare nei ricordi di cinquant’anni fa, un compleanno in famiglia, un litigio, rivedersi dopo anni senza una schermata di Skype in mezzo. Click- i fili si riannodano, tutto torna a combaciare.

Ma poi volto la pagina dell’agenda, è una nuova settimana.
Click-lo zaino è chiuso.
Chiudo gli occhi.
Li riapro in Germania.

The twin paradox: one twin leaves on a space ship travelling close to the speed of light, the other one is left behind on the Earth. After some years the austronaut will come back and see she’s younger than her twin (don’t expect me to explain physics).
Doesn’t really matter: what she’ll really find out is a time detachment. Too much has changed, or maybe all the tiny changes that make life on Earth so reassuringly boring have summed up to an avalanche. Or maybe it’s you having changed that much, so you don’t speak anymore the everyday language, you don’t fit anymore into the daily routine, like a wrong puzzle bit.

But then, a sparkle, and life catches up, life lines reallign, the pace is the same. Snap.

It might be a wedding, a family quarrel, a pasta and a slice of cake at friends’, an ice cream talking about us, a chocolate and cinnamon tea, a walk, a cappuccino after mass, two birthday cakes, grans rummaging in their fifty years old memories. Snap: threads interweave, time rims match again.

But then I turn over the diary pages. A new week.
Snap: the rucksack is tied closed.
I close my eyes.
I open them: I’m in Germany.

Gradini di Roma/Roman steps

Schizzi di Roma da parte di un italiano quasiscozzese (mi assumo tutta la responsabilità delle opinioni che seguono, dato l’entusiasmo incondizionato dello scozzese doc Kevin).

Ma i romani vivono al rallentatore? O è un’impressione di me troppo nordico e sempre di corsa?
Perché è considerato indecoroso varcare le soglie della basilica con le spalle nude, e invece scattarsi un selfie mentre si tocca il piede della statua di San Pietro no?
Le chiese sono vuote, i turisti sono superficiali, le guide sono retoriche, le strade sono piene di mendicanti. Roma è eterna perché resiste a tutti questi attacchi.
I livelli di pulizia, efficienza e attenzione ai turisti bancomatmuniti sono ancora notevolmente indegni di una capitale europea.

Di Roma ricorderemo i 551 gradini per salire il Cupolone, il sole che ci vizia la pelle e il caldo che la fa sudare, i chilometri a piedi per raggiungere le piazze le chiese le pizzerie, la luce dorata che ammanta di grazia la sera sui monumenti romani, i pini e abeti, gli angoli sconosciuti ai più (la fontana delle Tartarughe, SS Quattro Incoronati, Sant’Ivo alla Sapienza), le mie lezioni sul barocco, l’accento e il carattere informale dei romani, il foro nel Pantheon, le millemila fontane e i millemila litri d’acqua che abbiamo ingurgitato avidamente, gli artisti di strada a Castel Sant’Angelo.

Se non ci siete mai stati, ErbieAdvisor consiglia (e ringrazia Giuliet per i suggerimenti):

  • la pinza (una pizza lievitata per lungo tempo) da La Pratolina
  • una grattachecca dietro al Vaticano
  • una pizza ,,dar Poeta” a Trastevere
  • le focacce di Bonci al Pizzarium
  • un gelato da Giolitti dietro a Montecitorio. Con panna.

Solo a scriverli mi viene fame. A Kevin sono piaciute particolarmente le piadine e la porchetta.
Abbiamo saltato altri posti perché a Roma, d’agosto, i ristoratori sono in vacanza. La mia salute psicofisica ringrazia lo stesso per l’ospitalità!

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Some sketches from Rome (the responsability is just mine, since Kevin was unconditionally enthusiastic about everything).

Are people from Rome actually more relaxed, or is it me being quickaholic?

Why is it not decent to step inside a church with naked shoulders, but is it deemed normal and decent to take selfies while touching St Peter’s foot?

Churches are lacking believers, tourists are superficial, guides are rhetoric, streets are full of annoying beggers. Rome is eternal because it survives all these categories of  leaches.

Rome doesn’t stand the level of an international capital city as far as cleanness, efficiency and ATM numbers is concerned.

Kevin and I will remember the 551 steps to reach the top of St Peter dome, the sun spoling our skin and making it sweat, the kilometers we marched to reach squares, churches and restaurants, the golden light which wraps in grace and glory the roman skyline, the firs and pines, some less-known spots, my classes about baroque, how informal Romans can be, the hole in the Pantheon roof, the fountains we drank at, the buskers.

If you havent’t been there yet, ErbieAdvisor recommends (thanks Giuliet for your help!):

  • fociacca at Bonci’s Pizzarium
  • pizza at Dar Poeta (Trastevere)
  • grattachecca (refreshing and juicy crushed flavoured ice) close to the Vatican
  • pinza (a slow gone dough pizza) at La Pratolina
  • ice cream at Giolitti. With cream, sure.

I get mouthwater simply by writing about food in Rome, even though we missed some places, which were closed for summer holidays. Kevin particularly liked porchetta and piadine as well. We were spoiled and grateful for the weather, the rhythms and the beauty that welcomed us.

Odori/Smells

Riassunto della mia breve visita in Italia in una manciata di esperienze olfattive:

  • i gelsomini a Trevisocappuccino.jpeg
  • le fragole sui mercati in piazza
  • il caffè in casa di amici
  • la puzza dei treni regionali (quella non cambia mai)
  • l’odore d’umido della taverna di casa
  • il cappuccino fatto come si deve
  • l’erba tagliata (anca se no ghera mia el tempo giusto par tajar el fien)

Ci dev’essere un interruttore da qualche parte sulle Alpi: perché oltre il confine è tutto più annacquato?

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My short visit to Italy can be summed up by some olfactory experiences:

  • jasmines in Treviso
  • a proper coffee prepared by friends from the South of Italy
  • a good ice cream under the sun
  • the perfume of freshly cut hay 
  • the strawberries on the market stands
  • the stink on the regional trains (Italy never changes)
  • the smell of humidity in my basement
  • a proper cappuccino in a proper cappuccino cup

There must be a switcher somewhere on the Alps: why are all tastes and smells so watered down beyond the boundary?