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Dolcezze/Sweetness

Santa Lucia è arrivata anche per me. Non mi ha portato dolcetti, ma molti motivi per essere contento.

Si è presentata sotto le sembianze dell’omino burbero all’incrocio, quello che ferma le auto per far passare gli studenti delle scuole, avete presente no, è tipico della Gran Bretagna, col cartello di stop e la casacca gialla brillante. Lo saluto tutti i giorni nel mio tragitto verso l’università. Un giorno è scattato in avanti per far passare anche me, che ormai sono grande abbastanza per farmi strada da solo.

Si è travestita da tecnico della caldaia, che è arrivato dopo una settimana senza boiler, durante la quale ci è toccato fare la doccia in palestra o dalla nostra amica che grazie al cielo vive vicino, e sono a dormire col pigiama spesso di pile abbracciato alla borsa dell’acqua calda. Quando il campanello ha suonato e ho aperto la porta e ho realizzato che l’era glaciale stava per finire, ho gridato eccitato: “È Santa Claus!” (chissà cos’ha pensato quell’uomo…) e nel giro di dieci minuti il miracolo dell’acqua calda si è ripetuto in casa nostra.

Si è materializzata sotto forma di ragazzo delle consegne che mi ha finalmente recapitato, dopo numerose mail più o meno aggressive all’indirizzo di Royal Mail e di Amazon, la palla da fitness che avevo ordinato settimane prima e che orami avevo dato per persa in qualche magazzino delle poco efficienti poste. Adesso ballonzola allegra in camera mia.

E poi si è manifestata come un flan al caramello con un sacco di panna in un giorno in cui avevo deciso di mangiare di meno. E infine in una cena di Natale con amici, ricca di cibo mediterraneo (lasagne, spinacopita, pizza, sangria e carne) e di allegria.

L’anno passato evidentemente sono stato un bambino buono. Sul primo siamo d’accordo, no? Sul secondo…anche :F

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Saint Lucy is the fantasy being that brings candies and gifts to the good children in my region (and in few other lucky countries in the world). She didn’t come along with sweets or chocolates this year, but something far better.

She had the appearance of the grumpy man who stops the cars for the school pupils, the one with the big STOP sign and the yellow jacket. I say hi to him every morning and finally he stepped ahead to stop the cars for me as well. Bliss.

She came as the boilerman, waited with hope after a long week without heating nor hot water, a week when we had to go to Geo’s or to the gym to have a proper shower and I went to sleep with my thickest pyjama hugging a hot water bottle. When the buzzer rang and I opened the door and realized the frost in our flat was about to be over, I uttered joyously: “It’s Santa Claus!” (I don’t want to know what the guy thought of me)

Then she appeared as the delivery man who delivered the fitness ball I had ordered from Amazon weeks earlier and that I thought it laid lost in some Royal Mail store.

wpid-2014-12-13-15.47.52.jpg.jpegAnd then she brought me a caramel flan with cream in a day I wanted to eat healthy, plus a mediterranean dinner the day after, with friends, laughter and smiles, and homy food.

The past year I behaved. I’ve been a good child. Well, childish I am, no doubt.

Cartolina di Natale/Christmas card

Si dice cartolina di Natale? Più propriamente è un biglietto d’auguri. Qui in Gran Bretagna è d’obbligo riceverne e scriverne minimo minimo una decina, se si ha una vita sociale decente. Si sfiora il ridicolo, si scrivono cartoline non tanto per persone lontane  come calorosa e decorativa alternativa alla posta elettronica, ma soprattutto per i colleghi, amici, parenti, vicini di casa. Cartoline da sfoggiare sul luogo di lavoro o sulla mensola del caminetto. Io non sono ancora così british da riceverne (però le scrivo).

Hannah è la mia vicina di scrivania. Siamo molto diversi, la sua scrivania è un casotto assurdo (anche se la mia si batte bene), un inferno di post-it, tazze di tè sporche, cavi e pezzi di congegni. C’è pure una palla da yoga sotto il tavolo, di quelle da sedercisi sopra per stare belli dritti. Hannah arriva al lavoro tardi, a volte ci incrociamo quando sto per andarmene. Hannah sembra timida e tormentata sotto la superficie. Però secondo me se siamo capitati vicini c’è un motivo, un disegno. Siamo un po’ alternativi rispetto al resto dell’ufficio. Lei mi parla in un inglese buffo e io le rispondo con un inglese altrettanto incomprensibile, tanto che i nostri dialoghi sono più pezzi da teatro dell’assurdo. Eppure, in qualche maniera ci capiamo. E ieri mi ha consegnato una carta, la mia prima carta d’auguri di Natale. Grazie Hannah, buon Natale anche a te.

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British people are mad about cards in general and Christmas cards in particular. If you are a Briton, you are supposed to write at least a handful of cards each Christmas, and receive back the same. Cards to show off on the office desk or on the mantelpiece. It is something I am not accustomed to. Why should I write a card to my parents, colleagues, friends, people I meet frequently and I will greet in person, rather than to people I cannot reach? Anyway.

Hannah gave me yesterday my first Christmas card ever (by saying this, I am sure I will sound like I have no friends!). Hannah is my deskmate. She and I are different, sometimes I don’t get what she says and I’m aware she doesn’t get me either, but somehow I feel we match. And evidently we understand each other nonetheless. Thank you Hannah, merry Christmas to you as well.

 

Trottola/Spinning top

In questo periodo giro come una trottola senza posa. Volteggio furiosamente da un punto all’altro. Impegni, attività e cose da ricordare mi spingono e mi tengono in movimento. Mi riempio il tempo come se fosse un bagaglio da far passare con la Ryanair, dieci chili in una valigia stretta stretta, tutto ripiegato con ordine. Io lo so perché faccio così. Mi tengo in equilibrio su una gamba sola e se mi fermassi, se smettessi di agitarmi intorno, cadrei. Non so chi o cosa possa essere l’altra gamba, anche se sono sicuro che per farmi star fermo me ne servirebbero almeno altre due, perché con due posso ancora correre, con tre mi appoggerei.

Il problema di me-trottola è che appena trovo un sassolino, schizzo via. Stamattina di sassolini ne ho trovati tre, in successione. La Royal Mail mi ha smarrito un pacco che aspettavo da Amazon, è perso a metà strada tra un ufficio e l’altro, e alla stessa maniera mi hanno rimbalzato da un impiegato all’altro senza ottenere risposta certa. Sono tornato a casa senza pacco e senza soldi, ma con tanta, tanta speranza che la Royal Mail risolva in tempi utili. Poi. Non posso accedere al conto in banca perché il nuovo sito della banca ha un bug, e la ragazza impiegata alla Barclays invece di aiutarmi ha reagito alla mia determinata insistenza con sufficienza e sbrigatività. Sono tornato a casa con il consiglio di scaricare la loro app oppure di perdere mezz’ora cercando di contattare il servizio tecnico al telefono. Infine, da Timpson si sono rifiutati di effettuare una riparazione alle mie Adidas, riparazione che a me sembra pure banale. Ah, aggiungete che il boiler è rotto di nuovo. D’inverno.

Ecco, stamattina non ero più l’Erbo in versione allegra e sorridente. Qualcuno potrà pensare che chiunque, dopo tanta sorte avversa, potrebbe avere qualche minuto di sconforto, delusione, abbattimento, magari perfino condito con imprecazioni o espressioni vivaci e da gesti impazienti e poco posati. Ma io so che non dipende tanto dalle situazioni estemporanee. Fortuna che fra due settimane mi attende il volo per tornare a casa. Poi il malumore mi passa comunque in fretta, e il bicchiere che qualcuno mi ha appena rovesciato sui pantaloni torna ad essere pieno.

Se però la settimana prossima non ricevo nulla da Santa Lucia, ecco, so che lei ha buttato giù l’occhio e mannaggia, mi ha visto proprio oggi!

I’m spinning around with no rest like a spinning top. I swirl from one place to another. Commitments, activities and errands push me and keep me going. I stuff my timetable like a suitcase, as much as possible in such a tiny space, everything folded tidily and neatly. I know why I am acting like this. I balance on one leg and if I stopped fluttering about I would fall down. I don’t know who or what could make the second leg, but I believe I would need at least two. I can still run with two legs, but with three I would lean down. 

When I am a spinning top I bolt away as soon as I find a pebble on my way. Today I met three pebbles. First, Royal Mail lost my parcel from Amazon while re delivering it from one office to the other, and they bumped me the same way from one clerk to another. I am still with no parcel nor money. Then, I cannot access my Barclays account because the web page has a bug, and instead of sympathising with me, the girl at the counter treated me with despise and conceit. Finally, at Timpson’s they refused to fix my ripped Adidas, a job of five minutes according to me. Ah, I forgot. Our boiler is broken again. It is winter and freezing outside.  

This morning I was not any more the happy-go-lucky boy I usually am. You could think that, after so much bad luck, anyone could feel depressed, frustrated, angry, maybe even swear or wave with impatience or irritation. I know I didn’t react like this just because it was an unlucky day. Fortunately I’ll be flying to Italy in two weeks. My ill mood leaves me quickly though, and that black cloud that has just rained on me has a silver lining.

Well, if I won’t get any present from Santa, I guess she checked my behaviour exactly today.

La Grande Pignatta/The Big Pan

Mi sono accorto delle stelle per la prima volta qui a Glasgow. Voglio dire, non è che ho mai alzato lo sguardo verso l’alto di notte, ma qui per una scusa o per l’altra il cielo è spesso coperto, o fa troppo freddo per stare fuori col naso all’insù, oppure i lampioni offuscano le stelle. Ma l’altra sera stavo tornando a casa tardi, al termine di una giornata in cui prima le strade si sono trasformate in laghi e mari e poi questi laghi si sono prosciugati, lasciando dietro a sé un cielo limpido e un’aria cristallina e un tramonto dorato. Nell’East End, tra un caseggiato protetto dal filo spinato e un prato frequentato da volpi, mi si è parato davanti il Grande Carro, o la Grande Pignatta, come ho imparato da Puffo Quattrocchi quand’ero bambino.

Ogni volta, che sciocco, mi stupisco che siano proprio le medesime stelle, raggruppate nelle stesse costellazioni! Quello stesso Carro spunta dietro casa mia, tra l’abete e la casa dei vicini, e lo guardavo dal balcone ogni estate, così come Andromeda e Orione mi davano il buongiorno quando prendevo l’autobus alle sei del mattino. Ho insegnato a Irene a riconoscerlo, e così mi capita di pensare a lei, sapendo che probabilmente l’avrà dimenticato ma che potenzialmente potrebbe essere sul balcone, a guardare la stessa cosa che vedo io. E con le stelle fluorescenti lo ricompongo sul muro di ogni mia nuova camera da letto. Le stelle sono un punto di riferimento, delle puntine fissate sulla bacheca blu del cielo, rassicuranti nella loro stabilità, ora che ho lasciato andare il punto di riferimento più importante che avevo a Glasgow.

the big pan

I noticed the stars in the sky over Glasgow for the first time. See, here the sky is mostly cloudy, or it’s too chilly to enjoy a walk outside in the night (other than Italy…), or eventually the street lamps blur the tiny lights up there. I was walking home late, at the end of a troubled day, when at first the rain flooded the roads with puddles which resembled lakes and seas, and then the puddles dried out leaving room to a golden sunset and a chilly evening. In the East End, in a sky patch between a dark building and a meadow attended by foxes, suddenly the Big Dipper popped up in front of me. I’m particularly fond of the Big Dipper. Or the Big Pan, as I learned from Brainy Smurf when I was a kid.

Each time I look at them I’m surprised they’re the same everywhere, gathered in the same constellations-how naive! That very Big Dipper emerges from behind my neighbour’s house, the same I glazed in the summertime from the balcony at home. And the same Andromeda and Orion used to tell me Good morning when I got the 6am bus. I’ve taught my sister Irene to recognise the Big Pan, so we can stare at the same thing even from kilometers apart, but I guess she has already forgotten. In each room I happen to live, I stick fluo stars on the wall, to recreate its silhouette. Stars are stuck over my head like pins on a blue pin wall. The only thing remaining constant over the countries, reference points, especially now I’ve let go the most important reference I had up here.

Necropolis

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Quando ho voglia di stare con me stesso visito la Necropoli, la città dei morti, cioè il cimitero monumentale di Glasgow, spalmato su una collina dalla quale lo sguardo si spinge da una parte già verso la fabbrica della Tenant’s, dall’altra verso il retro della cattedrale dal tetto color acqua, e poi in lontananza verso le colline a sud, dove le pale eoliche sembrano una foresta di stecchini contro il fondo brumoso.

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Non c’è nulla di macabro quassù, solo silenzio e pace e calma e stasi. Morti che seppelliscono i propri morti, vivi che onorano chi avrebbe dovuto vivere. Intere famiglie che non hanno ormai più famiglia, riuniti in fila composta uno sotto l’altro sulla lapide. C’è più gente radunata qui che in città. La vita appare così insignificante, in mezzo a tutte queste altre esistenze che un tempo sono state importanti per qualcuno, che sono state commemorate una volta concluse, ma che ora non significano più niente per nessuno. Pochi marmi, le pietre si consumano sotto la pioggia e il vento, schiantano e crollano, le scritte si cancellano, così che neppure la vita eterna dopo la morte sembra assicurata. L’erba e il muschio tra le tombe, nessun mazzo di fiori tranne alcuni di plastica, solo i narcisi in primavera, l’erica e qualche altro fiore di brughiera si arrischiano a sopravvivere. Alberi che in questa stagione hanno tutte le sfumature del fuoco. È bizzarro come sia colorato e vivo e caldo rispetto ai nostri cimiteri bianchi e verde scuro.wpid-2014-10-19-17.28.55.jpg.jpeg

Nonostante la folla che mi circonda, non posso fare a meno di pensare a quanta solitudine abbia riempito alcune di queste esistenze. Aborti, bimbi morti giovani, vedove, orfani, soldati in guerra. La birra o il whisky come unica compagnia.

necropolis (9)A volte ci vuole più coraggio e forza per chiudere che per cominciare. È più facile sopravvivere nella confortevole consuetudine che dire basta così, preferisco conservare le energie messe in campo che perderle in un colpo. La frattura libera energia e la disperde nell’universo. L’entropia aumenta, il disordine scompiglia le giornate.

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When I want to be on my own, I climb the hill of the Necropolis, the City of the Dead in Glasgow. It is placed on the top of a hill, halfway between the Tenant’s factory and the water-colour-roofed Cathedral. The sight stretches until the windmills on the horizon, which look like a forest of toothpicks in the maze.

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There is nothing macabre up here, just silence and peace and stillness. Dead burying their own dead, living taking care of whom should be living. Whole families with no family any more, gathered neatly together in row one under the other on the gravestone. There’s more people here than in the city down there. Life looks so meaningless, standing among all these existences that once used to be important for someone, that were honoured once ended, that are meaningless now though. Few marbles, stones being worn out by wind and rain, cracking down and falling apart, writings being wiped out, not even eternal life after death seems to be granted. Grass and moss fill the room between the tombs, no bunch of flowers apart from some plastic ones, only heather and daffodils and small moorland flowers blossom here. Trees in autumn are flame coloured. It’s weird how lively and warm are in comparison to Italian cemeteries, white and dark green and collected.

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Despite all the speechless crowd surrounding me, I can’t help thinking how much loneliness filled up some of these lives. Miscarriages, stillborns, widows, orphans, war dead. Beer or whisky as their only companion.

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Rondini/Swallows

Sono stato a sentire un concerto di Ólöf Arnalds. Il nome si pronuncia /oulœv/ e, nonostante si addica a un burbero barbaro, si tratta di una ragazza allegra, anzi quasi una bambina, abbraccia la chitarra con goffaggine e interrompe le canzoni per scherzare dal palco. Ci chiede di cantare con lei. Gorgheggia come una rondine andando su e giù con grazia e leggerezza e coraggio tra le note con voce garrula e acuta. Quando dimentica il testo improvvisa un assolo, chiede scusa e ride in un inglese semplice, con l’accento pesante degli islandesi. Queste gig sono molto intime, una cinquantina di persone appoggiate al bancone del locale, sul palco solo lei e un altro chitarrista. Al termine del concerto riesco a scambiare due parole e a farmi fare l’autografo.

Anch’io mi sento una rondine, un animale stagionale. In questi giorni di cambiamenti, nuovi inizi, assestamenti volteggio per trovare una mia routine, percorro chilometri per scegliere i supermercati vicini a casa, organizzo le attività per il nuovo semestre, migro da una scrivania all’altra in cerca di una per me. Nell’open space che è il nostro ufficio in dipartimento non hanno abbastanza scrivanie per tutti noi nuovi dottorandi. A quanto pare la direzione ha stabilito che i posti non sono personali e di giorno in giorno dovremmo conquistarceli (primo che arriva meglio alloggia) e la sera lasciarli liberi di nuovo. I vecchi PhD sono ovviamente in subbuglio, dopo aver colonizzato i banchi per anni riempiendoli di mucchi di carte, note, libri, tazze di tè sporche, partecipazioni a conferenze, modelli di ossa umane. In attesa di sviluppi, ho depositato le mie cose su un tavolo vicino alla finestra che dà su uno spazio verde con delle rugginose installazioni metalliche.

Sto ospitando nel mio appartamento la mia amica Georgia, che è tornata dalla Grecia con un magnifico tatuaggio di rondini in volo sulla schiena-piace anche a me, cui i tatuaggi non stanno simpatici. La sera torno a casa, al mio nido, e ci teniamo compagnia.

I’ve been to a gig of Ólöf Arnalds. Her name sounds like ,,oh-loev”, it’d fit better a grouch barber. However, it relates to a gentle cheerful girl, almost a child. She embraces cuddly her guitar and checks the songs to make jokes on the stage. She asks us to sing along. She warbles like a swallow, she swirls up and down on the notes gracefully, bravely and delightfully. When she forgets her lyrics she improvises some guitar chords, begs our pardon laughing in her simple English, consonants sounding heavily Icelandic. Around her people leaning on the bar with a beer, on the stage just another guitarist. At the end I chat a bit and get an autograph. I feel like a swallow, too. An seasonal animal.

During these days of changes, new starts, settlement I spin around in search for my routine, I twirl from one supermarket to another, organising activities for the new semester, migrate from one desk to another looking for my own space. In the big open space, which is our departmental office, there are no enough desks for all of the new PhD students. Apparently, the direction stated that students are not entitled to a desk and each one of us has to conquer its own every single day and is supposed to leave it free at the end of the day. Not very nice for us, even less for the older PhD students, who are fond of their desks after some years of colonization and after heaping papers, invitation to conferences, books, dirty tea cups and fake human bones. Waiting for news, I got hold of Megan Austin’s desk, close to the window on the garden. Take it from me, if you can.

I’m hosting my friend Georgia. She came back from Greece with a swallow tattoo flying through her back. It’s gorgeous-I like it even if I’m not really into tattoos. At night I get back to my flat, my nest, and we keep company to each other.

Ditometro/Fingerometer

mastrota-ditometro»Quante volte, amiche da casa, vi è servito un misurapancia o un plicometro per dare un taglio all’espansione di vostro marito oltre l’ennesima taglia nel regno delle XL, o per programmare i chili da perdere in vista dell’estate. Ma com’è sgradevole avvicinare le ganasce alla pelle, com’è difficile sorprendere vostro partner brandendo uno strumento appuntito senza fargli prendere un coccolone.

Da oggi per voi un comodo ditometro! Un pratico attrezzo che non può mancare in bagno vicino alla bilancia. Basta con fastidiose pinze che pizzicano la ciccia addominale! Inserite il dito indice nell’apposita cavità e se suona, è fatto. Già fatto? Per fortuna che c’è Dit, il Ditometro!

cageMi rivolgo soprattutto a voi amiche streghe, nemiche dei bambini e golose matrigne cannibali, che dopo l’incidente di Hänsel non vi fidate più del vostro intuito per valutare se i vostri graditi ospiti sono pronti per la cena. Da oggi in poi nessun dannato ossicino di pollo basterà per ingannare i vostri sensi e a mandare a monte i vostri pasti a base di carne di fanciullo. Preparate il soffritto e dite pure a quell’ebete di Gretel che stavolta nel forno ci finirà lei. Chiamate, amiche tecnologiche, malvage 2.0.

In regalo alle prime 10 telefonate un vasetto di pregiato biopaté di fegato cresciuto in bioreactor.«

Testato nel dipartimento di Ingegneria Biomedica all’Università di Strathclyde.

Crediti: Giorgio Mastrota, Isabel S G e Ashley Fisher

 

witch_sml»My dear ladies, how often you happen to need a handy plicometer or a simple bellybelt to check if your delicacies enlarged your partner too much beyond the L size, or to get rid of your (few) extra kilos before swimming suits season arrives.

Well, today I’m introducing you a practical fingerometer! No more tingling tweezers, no more peeping your abdominal fatty pillows in the mirror. Simply insert your finger in the cavity and the fingerometer will beep in case your weight is well beyond the alarm threshold. No more pain, no more annoyance.

I’m talking especially to you, my dear witches, haters of children and greedy stepmothers, you who don’t trust your intuition any more after the incident with Hänsel and you prefer not to use your senses any more to see if your beloved tiny guests are ready for dinner. No more chicken bones will deceive you and put at risk your yummy children flesh dishes. Get the baking pan ready and tell Gretel that this time
she will end up into the oven. Then call, technological wicked ladies, nerdy 2.0 villains.

fingerometer/ditometroAs a gift for the fist 10 calls, a jar of exquisite liver biopate produced in a bioreactor.«

Device developed and tested at the Biomedical Engineering Department, Uni of Strathclyde.

Programma per l’estate/Summer plans

Ora che ho finito gli esami, l’estate si preannuncia lunga e tediosa. Tenete presente che il sole tramonta un bel po’ più tardi rispetto all’Italia, ma che il clima uggioso non permette di approfittare delle ore di luce. Questa è una lista di impegni per i prossimi mesi:

  1. Imparare un po’ di greco in previsione della vacanzina a fine Giugno a Salonicco, ospite della mia amica Georgia assieme a Selene e Isabel. Tornare pieno di feta e magari un po’ meno bianco della feta.
  2. Riprendere ad ingrassare i miei coinquilini cucinare dolci dopo la pausa forzata dovuta alla sessione d’esami.
  3. Trovare una collocazione ai 5 chili accumulati in 5 mesi di vita semisedentaria e sedimentatisi in morbidi strati addominali, dato che quando mi siedo non so dove sistemarli e che i pantaloni mi stanno tutti attillati.
  4. Trovare un appartamento in breve tempo, ed organizzare relativo trasloco, tenendo presente che anche i miei bagagli sono ingrassati, ma molto più di me.
  5. Organizzare il viaggio per i miei fratelli in arrivo a fine Giugno.
  6. Ah sì, e poi finalmente ho tirato fuori il mio camicie bianco sporco e puzzolente di sostanze chimiche dall’angolo dell’armadio dove lo avevo relegato e ho fatto di nuovo il mio ingresso tra vetreria e strumentazioni: ho cominciato il mio progetto estivo!
  7. A tal proposito, trovare un modo per giustificare al mio relatore la mia assenza dal laboratorio in coincidenza del punto 1, senza usare la parola vacanza.

colorful umbrella

Summer in Glasgow promises to be long and tedious. The sun sets later than in Italy, but the weather…well you know how it works, it doesn’t let you enjoy the long daytime. Here’s a list of my summer plans:

  1. Learn some Greek in view of my travel to Greece, a short holiday in Thessaloniki hosted by my friend Georgia. 
  2. Take up fattening my flatmates baking cakes again after the break due to the exams.
  3. Find a collocation to the 5 extra kilos I put on in 5 months spent semisedentarily in the lib, which sedimented as soft abdominal pads and which I cannot accommodate whenever I sit down.
  4. Find a flat very soon, and organize my move, keeping in mind that my baggage has put on weight as well as me, but much more than me.
  5. Plan the travel and stay for my brothers visiting me at the end of June.
  6. Oh yes, finally I’ve taken out my lab coat, white-ish and smelly with chemicals, from the dark corner where I relegated it and I’ve walked into the lab among glassware and instrumentation: I’ve started my summer project!
  7. Find a nice way to justify my absence from the laboratory to my supervisor during the period of point 1 without using the word holiday.

Speranza/Hope

Prima di partire dall’Italia, col gruppo ado(lescenti) della parrocchia stavamo portando avanti una riflessione sulla speranza, e mi sono imbattuto su questa riflessione di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.

Il verde è il colore della speranza perché verdi sono le piante. Le piante, per passare dal colore sbiadito del seme a quello vitale e brillante delle foglie, hanno bisogno di tempo. La speranza è l’atteggiamento del giardiniere e del contadino: piantare il seme e attendere che getti radici e diventi un essere verde, e tornare al momento giusto per raccogliere i frutti, o godere dell’ombra dei rami o della bellezza dei fiori, e nel frattempo però non abbandonare le piante a sé stesse, ma lavorare e curarsi di loro con costanza, senza avere la certezza matematica che tutto andrà per il meglio, magari la grandine o troppa acqua o la siccità rovinerà tutto, ma con una fiducia basata su una premessa (o una Promessa). La speranza è caparbia, positiva, attiva e sbilanciata pericolosamente verso il futuro.

Ho messo a dimora anch’io le mie piantine e raccoglierò i frutti fra qualche anno: ho ricevuto il mio progetto di ricerca di dottorato, dopo attento colloquio col mio futuro relatore. Essendo materialista, ai materiali mi dedicherò: l’obiettivo sarà migliorare la superficie di cateteri (=tubicini) polimerici (=di plastica) per evitare che proteine e cellule aderiscano e li occludano. Comincerò a fine maggio con un periodo di tirocinio in laboratorio per permettermi di considerare con attenzione se sono adatto e se mi piace il gruppo, poi ad ottobre inizierò il lavoro vero e proprio.

E per accogliere la bella stagione sul mio davanzale ho seminato viole, menta, narcisi, prezzemolo, basilico, per portare un po’ di vita in camera e ricordarmi che dal terreno scuro nascono fiori variopinti e che nero e colore sono separati da uno stelo verde, che si erge fragile ma dritto e ostinato e pieno di speranza verso l’alto. daffodilsForse il genio sta non tanto nell’essere come il fiore, che è l’obiettivo, e neppure tenere lo sguardo inchiodato verso il suolo, quanto nell’essere come lo stelo, ancorato a terra e proteso verso il futuro.

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Green is the colour of hope because plants are green. Once you lay your seeds in the ground, you have to wait for them to grow up. You will come back at dye time to pick up the fruits, or enjoy the flowers, or the shadow of the boughs. You never know if your efforts will succeed: hail, rain, droughts can destroy everything. Still you carry on trustfully. You can’t be unfaithful or mindless, you have to stick to a place: you have to come back regularly to check how things are going, you can’t bring plants along with you. Hope is an attitude like this, like a gardener: it’s hard-headed, positive, active and riskily bended towards the future.

I have prepared my seedbed as well and in some time I’ll pick up my fruits. I have been assigned my research project I’ll be developing for the next three years. I am a materialist, and materials will be my subject. I’ll modify the surface of small polymeric catheters in order to avoid them to get stuck by cell and protein adhesion. I’ll start with an introductory internship at the end of May and then, in October, the main project.

Accordingly, I’ve seeded pansies, mint, daffodils, parsley, basil in pots in my bedroom, to light it up with something reminding me nature, life and nice moments. Coloured flowers blossom from the dark soil, and so black and colors are joint by a green stalk, standing tiny and frail but stubborn and hopeful upwards. Maybe genius is not being not like the flower, which is the final goal, nor staring dully at the ground, but being like the stalk, anchored to the soil while reaching out for the future.

Palestra/Gym

Ho deciso di rompere un tabu personale, di sfidare i miei limiti, di stupire e stupirmi.

Mi sono iscritto in palestra.

Per voi increduli: la tesserina ne è la prova. imageNon facevo sport dai tempi delle superiori, però mi sono sempre mantenuto attivo sgambettando sul lavoro e sollevando chili di piatti da mettere il lavastoviglie. Adesso sto seduto tutto il giorno e me vienel cul quadrato, come dice mio papà.

Allora via! A correre sul tapi roulant, e poi a fare rowing (far finta di remare). Su iniziativa di Isabel e Selene, molto più sportive di me, ho provato anche metafit, una disciplina bruciagrassi e sviluppamuscoli.

La lezione durava 30 minuti e dopo 10 stavo guardando l’orologio, pregando che il tempo scorresse più veloce. L’istruttore grondava litri di sudore, io no solo perché ero spalmato sul pavimento. Eppure lui ci incitava: ,,bravissimi!”, oppure: ,,gli ultimi 3 secondi, poi pausa!”. Solo che la pausa tra un esercizio e l’altro dura 20 secondi. Risultato: il giorno stesso sono andato a letto con le galline, e il giorno successivo mi facevano male perfino muscoli che non sapevo di avere. Scendere le scale o sedermi sulla tavoletta del WC era un’impresa da nonagenario.

Poi ho finalmente provato la zumba, e ho scoperto che non è altro che l’arte del bans da oratorio elevata a disciplina da palestra. L’istruttrice mi ha preso subito di mira. Sarà che sono uno dei due uomini presenti, contro una 40ina di ragazze. Sarà che continuavo a ciacolare con Selene. Fatto sta che ci teneva d’occhio e ci sbraitava contro: ,,alti quei talloni! Petto dritto! Più piegati!!!”.

Il mio obiettivo segreto è quello di diventare così entro la fine del semestre (tatuaggi esclusi):

Adam-Levine-underwearCe la posso fare. Smettetela di ridere sotto i baffi.

ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø ø

A miracle has happened, a great event has occurred. I have subscribed to the gym. I haven’t done any sort of training or exercise since high school. Still, toddling up and down as a waiter, or lifting tons of plates as a dishwasher have kept my body alive and fit. This year I’m always sitting on a chair, though, and, as my father says, my butt is becoming square.

Alas, let’s move that bump. Panting on the tape, ruining my palm skin with rowing. Then, pulled by Selene and Isabel, I’ve tried metafit, a sport to burn fat and develop muscles. The trainer was really nice, he dripped liters of sweat. I didn’t, just because I was flattened on the ground though. However he kept encouraging: ,,brilliant! Are you with me? Still 3 seconds, then a break!”. Sure. The break lasts 20 seconds. That night I fell asleep at sunset and the next day every muscles were aching, even those I didn’t know I had.

And then zumba. The instructor picked me out immediately. Maybe because I was one of the only two guys present, maybe because I was chatting with Selene, but she kept an eye on us and shouted: ,,heels higher!!! Chest up!!! Down those knees!!”.

Personal goal by the end of the semester: become like Adam Levine (tattoos not included). I can. I know I can. Stop sniggering.