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Onomastico/Name day

st-davids-day-2015Domenica era San Davide, patrono del Galles. Se ve lo siete perso, Google qui in Gran Bretagna ha pure preparato un doodle. Per i greci l’onomastico è più importante del compleanno e ricevono una valanga di auguri. Il mio onomastico è propriamente il 29 Dicembre, ma perché non fare qualcosa di diverso? Non si festeggia da nessun’altra parte, e io mi sento quasi-cittadino onorario, e ho colto l’occasione per preparare le welsh cakes, delle tortine di pastafrolla con le uvette da cuocere in padella e da intingere nel tè.

Scott mi ha portato a Largs. Abbiamo preso il gelato da Nardini. Se volete assaggiare un gelato davvero come tradizione italiana comanda, cremoso e bilanciato, è lì che dovete andare. In più ci sono i gusti oriundi, tipo toffee, irn bru, caramel e baileys. Che ci volete fare, qui il gusto caffé è più esotico della red cola.

sunny largsLargs è una cittadina costiera profumata di salsedine dove gli Scozzesi hanno scacciato definitivamente i Vichinghi. Ora, mi sento molto ignorante, con tutta la gente che è passata per queste lande non tengo il conto dei flussi e delle date e delle popolazioni, e non riesco ad essere più preciso. Oltretutto, il museo locale stava chiudendo e non abbiamo potuto eruderci. La grandine ci sferzava le gambe e il vento ci faceva vacillare, per cui abbiamo detto ciao a Largs, ci vediamo quando il bel tempo sarà più stabile.

Ho festeggiato facendo pace con gli scozzesi. Forse il centro di Glasgow non sia il luogo migliore per fare incontri illuminanti. Forse i paesi intorno, con la loro vita ristretta ma sincera, sono l’ambiente in cui mi sento meglio. E poi capita di incontrare persone con qualche valore e buona volontà, persone che mi offrono appigli nella mia strada in salita per migliorare e stare meglio, persone che non si fermano alle piccole virtù, ma che spalancano le ali della propria anima.

Per l’onomastico mi è stato regalato una manciata di consapevolezza e un grammo in più di maturità. Devo ancora usarle nel mio quotidiano, ma tanto non vanno a male. Le metto da parte per quando mi serviranno.

milliport

Last Sunday it was St David’s day, patron of Wales. Greeks deem name day more important than birthday itself, and receive therefore a heap of good wishes. My name day occurs actually on 29 December, still as an almost-citizen I felt like there was no reason not to celebrate. I prepared the welsh cakes, those crust-like, pan-fried tea cakes.

Scott took me to Largs. We ate an ice cream at Nardini. If you want to try a nice ice cream, as good as Italian tradition requires, creamy and soft and balanced, that’s the place. Of course, you’ll find weird Scottish tastes, like baileys, irn bru, caramel and toffee. Evidently my coffee scoop tastes more exotic than red cola.

Largs is the place where Scots defeated and chased away Vikings. Don’t ask me no more, I feel so ignorant, too many dates and folks and battles to keep up with, and the local history museum was closed already. The hail was whipping our legs, the rain was annoying and the wind was shaking us, so goodbye Largs, see you when the weather will be nicer.

I’m starting to get along with Scots. Perhaps Glasgow city centre does not offer many chances to meet enlightening people. Perhaps the small villages, with their narrow but earnest life, are the places where I can feel more at ease. And sometimes I stumble upon people with values and of good will, people who offer me a foothold along my way, people who spread open the wings of their soul and purse big virtues.

For my name day I received a pinch of awareness and an ounce of maturity. I still haven’t used them, but I stored them away, they will not go off.

grumpy largs

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Burns night

In Scozia si trova sempre un motivo per festeggiare (leggi: bere). In Gennaio è il turno di Robert Burns, il poeta nazionale scozzese. Non ne avevate mai sentito parlare? Ma dai, davvero? Ben comunque da adesso non avete più scuse. È l’autore del “valzer delle candele”, che in inglese si chiama Auld Lang Syne (“i bei tempi andati”), e che Davide ci ha fatto imparare allo sfinimento quando cantavo nel coro del collegio Mazza all’università, e che si canta soprattutto l’ultimo dell’anno.

I just have awful pictures from that night.

Second ceilidh, with the Biom Eng department. I just have awful pictures from that night.

Allora, come si celebra la Burns night? Tirate fuori tutti gli stereotipi sulla Scozia, e avrete indovinato. Ingrediente fondamentale è il ceilidh, la danza tradizionale. Mi hanno raccontato che ogni anno alle elementari i bambini imparano i passi, preparando lo spettacolo in occasione di Natale. Per loro è imbarazzante, immaginate quanto sono ostili i bambini ai contatti coatti con le bambine. Però mi hanno confidato che quando si diventa adulti e con un paio di birre in corpo i passi escono da soli e si capisce il senso dell’averli imparati da piccoli. Se volete invitare una ragazza a ballare, a Glasgow vige un codice. Il ragazzo chiede: “Are you dancin’?” Risposta: “Are you askin’?” “Aye a’m askin’!” “Then a’m dancin'”. Vi ricordo che abito nella terra dei kilt, tanto che ormai a me non fanno più impressione, ma di sicuro a voi susciterebbero curiosità. Ballando ho capito qual è il fascino del kilt: durante le giravolte si apre a ruota e rende le coreografie (che di suo sono semplici e ripetitive) più dinamiche. E poi devo dire che gli scozzesi in kilt, con la camicia bianca e le scarpe nere, fanno la loro bella figura ordinata. Io il kilt non ce l’ho ancora, non so se al clan dei McErbie è stato assegnato un tartan tutto per loro.

La Burns night andrebbe completata da una cena dove il piatto forte è l’haggis, questo insaccato di pecora dal sapore molto selvatico, e la lettura delle poesie di Burns, scritte in dialetto, roba che neppure gli scozzesi stessi capiscono. Questa parte me la sono risparmiata.

sibps ceilidh 2

Primo ceilidh: col mio gruppo di ricerca. Guardate come sembro professional.

Mentre riprendevamo fiato tra un ballo e l’altro, il mio relatore greco (sempre lui…) cercava di farsi un selfie con una studentessa. È venuto fuori un velfie, cioè un video selfie. Io e Carlota abbiamo pensato che sarebbe un’ottima idea al posto di un’immagine statica di profilo. Un po’ come i ritratti animati di Harry Potter. Per cui, Zuckerberg, quando sarà il momento, sgancia la grana: l’idea l’abbiamo avuta noi per primi!!!

Mentre volteggiavo trascinato in tondo da Shibani, una ragazza che a differenza di me i piedi sapeva dove metterli, e mentre davo indicazioni a Socratis, o mentre ridevo con Chez, o prendevo sotto braccio Hannah, e sudavo schifosamente, pensavo che è bello avere delle tradizioni, ed è bello che mi sia data l’opportunità di esserne parte. Mi sento adottato dai miei ospiti.

Scotland loves celebrating, which means, drinking. In January it occurs the Burns night, in honor of Robert Burns, the national poet of Scotland. And if someone or something is Scottish, they are worth celebration, no matter why. So, Burns night includes a dinner with steak pie and haggis, a reading of old fashioned, traditional and obscure poems by Burns himself, and then ceilidh, of course. The Glaswegian way to ask a girl is peculiar. Lad: “Are you dancin’?”. Lassie: “Are you askin’?”. Lad: “Aye a’m askin'”. Lassie: “Then a’m dancin’!”. Men wear kilts. If you live abroad, kilts look like a sort of curious, quirky piece of clothing worn by awkward ginger men. Living here, I find it belonging to the natural order of things. Men look good, neat and tidy in their white shirt and black shoes. Plus, kilts open up when you’re dancing, and the choreography gets so much better, more lively and dynamic. The night is ended by singing Auld Lang Syne, so emotional (and so appalling, if you’re not from here).

sipbs ceilidhWhile I was taking breath between one dance and the other, my Greek supervisor was trying to get a selfie with a student, but recorded a short video instead. So Carlota and I called it velfie, and we’ll bring up the idea to Zuckerberg to use it instead of the profile picture, exactly like animated portraits in Harry Potter, and we’ll become amazingly rich.

While I was being pulled around by Shibani (who knows how to move her steps on a dance floor), or I was bouncing with Chez, or smiling at Hannah, I thought that it’s good to have traditions, and I am grateful for being given the chance to be part of it, for being adopted by my kind hosts. 

Dolci di Natale/Secret Santa

Io ho due relatori in due dipartimenti diversi e di conseguenza divido il mio tempo tra due gruppi di ricerca. Il mio secondo relatore (quello con cui passo meno tempo) è greco e sembra dare molta importanza all’aspetto sociale della vita in laboratorio (quasi più che all’aspetto propriamente accademico, in realtà). Ogni due settimane ci riuniamo per colazione, durante la quale a turno un paio di noi dottorandi espongono gli ultimi sviluppi e risultati di laboratorio. È un’ottima occasione per fare pratica e perdere la paura di parlare in pubblico, specie in Scozia dove non fanno mai esami orali. È un’opportunità di confronto e di scambio. Per esperienza, so che discutere di frequente con gli altri dottorandi aiuta a trovare soluzioni, scorciatoie, nuovi spunti e a non scoraggiarsi. Ma fare colazione ascoltando un collega blaterare dei suoi insuccessi in laboratorio non stimola in realtà abbastanza i rapporti interpersonali. Questo è chiaro anche a Dimitrios, il mio relatore.

E allora ogni tanto si organizza qualcosa di più divertente. Ad esempio un pranzo internazionale (per il quale io ho preparato i cannelloni alla zucca), poi è stata la volta della caccia al tesoro in giro per Glasgow terminata con una pizza di gruppo, e poi, a dicembre, il Giorno delle torte di Natale con annesso scambio di regali anonimi, in inglese Secret Santa.

La storia dei regali è stata fonte di stress senza ragione. Vi spiego come funziona: ci è stato assegnato il nome di un collega a caso tramite estrazione di un bigliettino. Dovevamo prendere un regalo per questo collega, semplice e mirato, valutando bene come spendere un budget massimo di 10 sterline. Per tre settimane, il secret Santa è stato il principale argomento di conversazione: “Non ho idea di cosa regalare a…[fiato sospeso per non rivelare il nome, altrimenti che secret è?]” “Hai già preso il regalo per…[ah no non posso dire il nome]?”. Che scatole, ma invece di fare le drama queen fingendo di perdere il sonno per una questione di tal peso, non basterebbe proporre di portare un regalo a caso, mescolarli tutti sul tavolo e poi altrettanto a caso pescarne uno diverso? Tanto alla fine saranno pataccate di cui ci dimenticheremo ben presto. Libri, dvd, sciarpe, tazze, borse dell’acqua calda. Il ragazzo che aveva il bigliettino col mio nome non s’è neppure degnato di presentarsi (con sommo dispetto del mio relatore), così io mi sono beccato il regalo destinato a lui. Tanto meglio, era un buono per il cinema, che so già quando e come impiegare!

Ad accompagnare lo scambio dei regali c’erano vari dolci di Natale, e le tortine hanno addolcito abbondantemente gli animi. C’era zucchero sufficiente a mandare in coma glicemico un esercito di diabetici. Qualche cracker, qualche chiacchiera e allegria. Alla fine il clima di Natale è questo, stare insieme, divertirsi con poco.

Questo post, in forma edulcorata, mi è stato commissionato per il blog del mio relatore, col quale cerca di promuovere il suo gruppo di ricerca, quindi siate gentili e cliccate su questo link, sarà contento di vedere un po’ di traffico sul sito.

The following post originally appeared on dr. Dimitrios Lamprou’s group blog, at this link.

If you join Dimitrios’ group, it’s not only for its academic side and the perspective of spending your next three-odd years in the lab of the Pharmacology Department. Let’s admit it, we love passing a spare couple of hours in social activities. Winter has arrived once again, and we could not miss out a Christmas party with the rest of the group, even if this occurred a little bit early in our calender, at the very beginning of December.

Each of us was asked to bring along a traditional cake, sweet or dessert to share. Mince pies, sticky toffee pudding, chocolates and cheesecake made their triumphant apparition. If you have a Greek supervisor be prepared to taste some Greek traditional dishes, like baklava and dried figs. And if you join a highly international group and you are curious, be ready to learn quite a lot about other countries traditions and try some delicacies like real churros and authentic torrones from Spain. If you’re diabetic, just keep yourself afar, you will have serious problems to recover form such a day.

To an international student like me, Christmas in Great Britain is a wonder every year. I have discovered the joy of cracking crackers, bursting their useless plastic toy and being puzzled at the idiotic joke hidden inside. We all ended up wearing the paper crowns and flashing smiles around.

Such treacly lunchtime had its cherry on top with the Secret Santa. Each of us had previously picked up a random name of one of our lab mates from the hat and was supposed to get a wee present for him or her, all wrapped up in festive paper and anonymity. It took a while to think what a colleague might enjoy as a surprise, however it was rewarding to receive an unexpected either pair of gloves, a gingerbread house or a personalized mug from an anonymous and inventive colleague.

If Christmas has a meaning, especially for who is away from home, is staying together, have a laugh, crack a joke, smile and be merry and silly together. Well, I can say we made it. Best wishes of a cosy merry Christmas from Dimitrios’ group!

Panto

Continua il mio viaggio alla scoperta delle tradizioni natalizie britanniche. È un viaggio lungo, se ogni anno nuovi aspetti mi vengono rivelati, allargando la mia comprensione di una cultura tanto aliena dalla nostra.

In Gran Bretagna Natale non è tale senza la recita di Natale, detta pantomima, che da ora in poi chiamerò panto per amore di brevità. Non aspettatevi teatro d’alto livello. Il soggetto delle panto sono di solito fiabe con target infantil-familiare. La trama è basilare e prevedibile e il testo è condito con situazioni comiche, imbarazzanti, ridicole. A quel che ho capito, ci sono ingredienti ricorrenti, tipo l’interagire col pubblico, chiamato heckling (l’attore chiede: “chi è stato?” e gli spettatori urlano il nome del personaggio, e poi i booooo d’indignazione o le grida d’incitamento sollecitati ad arte dagli attori).

Dato che il mio dipartimento è strutturato come un’organizzazione sociale in scala minore, anche noi ci concediamo la nostra panto annuale. La responsabilità di tutto ricade sui pivelli al primo anno di ricerca, compreso il sottoscritto. Non posso dire che ci siamo gettati con entusiasmo nell’avventura fin dall’inizio. L’unica a trascinare è stata Chez, ma mano a mano ha coinvolto anche Gwen e me nella scrittura del canovaccio, e poi Glenn, Socratis e Andre’ hanno contribuito con molte idee, James e Fraser hanno prestato supporto tecnico, Georgia e Greg hanno accettato di prestarsi come attori.

La nostra panto però deve essere infarcita di riferimenti al dipartimento, sennò dove starebbe il divertimento? Scherzi a proposito di professori (purché sufficientemente autoironici), situazioni tipiche da vita accademica, citazioni e caratteristiche prese di mira. Un doppio livello di travestimento, una storia complessa e gustosa come una torta millefoglie. La scelta della trama è caduta su un classico, Cenerentola. Nelle nostre mani, la protagonista da aspirante principessa si è trasformata in candidata ricercatrice, il principe azzurro è stato tramutato in relatore, le sorellastre cattive in colleghi invidiosi, gli aiutanti topini in tecnici di laboratorio, la carrozza in ascensore. Mi seguite? Io interpretavo la segretaria Anne Marie che a sua volta aveva il ruolo della fata madrina. Che casotto!

Abbiamo ricevuto solo un veto: una professoressa un anno bloccò l’organizzazione quando venne a sapere che stava per comparire nella recita e venivano messe pesantemente in risalto delle sue generose qualità che però è poco delicato sottolineare in una donna. Niente volgarità, quindi, e linguaggio pulito.

La stanza era piena, sono accorsi a godersi lo spettacolo tutti, dagli studenti del master al capo di dipartimento. Abbiamo ricevuto molti complimenti, ci hanno detto che è stata la miglior panto da anni, che il pubblico si è divertito perché traspariva che noi stessi ci siamo divertiti, ed è vero, nonostante tutto lo stress delle settimane passate, perché non è semplice incastrare ricerca, prove di coro, panto e vita privata.

Ho imparato parole nuove (props, buttons) e a creare video per karaoke, ma soprattutto ho trovato la sfacciataggine di cantare biddibiboddibiboo di fronte al pubblico, con una parrucca in testa e un reggiseno imbottito (sembravo la versione povera di Conchita Wurst). Ho fatto ridere abbastanza, una professoressa mi ha detto che non si sarebbe mai aspettata una performance del genere da parte mia, che sembro così timido, ma certe parti sono tagliate su di me, e fare il cretino sul palco mi riesce bene. Esiste un video, aspettate che me lo passino e potrete giudicare da voi.

Le tradizioni vanno abbracciate con convinzione oppure modificate o abbandonate. Questa volta ho deciso per la prima strada e ho preso coscienza di un altro pezzettino di Natale. È stare insieme, fare qualcosa insieme, ridere scherzare prendere in giro, creare energia positiva e allegria e strappare una risata leggera. Ecco, sì, ci siamo riusciti.

Update: ecco il video.

panto poster 2014

Every year I experience a new piece of British Christmas tradition. It is a very long travel into the unknown land of the local culture, it seems to be neverending.

Christmas is no party without a pantomime, called, for brevity’s sake, panto. I am addressing especiallyto non-British readers. A panto is no high-level theater. The plot is taken from a famous fairy tale or such, the target are families and mainly children, the plot is plain and foreseeable and filled up with funny, cheeky moments and jokes and puns. There are some stereotypes and recurring ingredients, such as the heckling, which is the interaction between audience and actors (“I did it!” and the audience answers”Oh no you didn’t!”).

My department is like a micro society on its own, therefore we need our annual panto as well. The organization is laid on the first year research students, including me! We didn’t kick off with joy and enthusiasm to be honest, but we followed the overenthusiastic Chez in this adventure. Me, Gwen, Socratis, Andre’, Glenn, Georgia, Greg, Fraser and James worked together to prepare a cute plot, some videos and a couple of songs. Only one thing is forbidden: vulgarity. No swearing, and no professors with extra big boobs. 

Our departmental panto is rich in references to the dep itself. A double fictional layer, an actor playing someone else in some other role. Of course the scriptwriters need to target self-ironic people from the department, and think of many jokes about ridiculous aspects of the academic life. We opted for the classic Cinderella, which became Cinderhelen. Cinderella was turned into a candidate PhD instead of a princess. The prince was a supervisor, the two step-sisters were two envious and ill-minded colleagues, and so on. I begged for the role of the secretary-fairy god mother. Which better role for me? And indeed I played at my best, even if I looked like a cheap version of Conchita Wurst (videos are available, I will show you so you can judge by yourself). I am pretty laughable in the singing role of the fool, especially as I was wearing a huge bra and a ginger wig.

The conference room was crammed, masters students, lecturers, staff were there to clap they hands for us. Such a success, so many compliments! Evidently we enjoyed enough and our good mood shone out.

Traditions should be either embraced or given up or changed. I made up my mind for the first choice and I seized a piece of the meaning of Christmas. It is to spend time together, make something together, smile, laugh, make jokes, create positive energy and cheerfulness. Well, yes, we made it.

Update: here’s the video.

Gita a Dumbarton/Dumbarton trip

 

Sant’Andrea è il patrono della Scozia, la sua croce dalla forma bislacca ha ispirato la bandiera scozzese. Anche Google ha celebrato questa giornata con un doodle:saint-andrews-day-2014-5175814832259072-hp

scotland flagIn questo fine settimana speciale tutti i castelli scozzesi sono in via eccezionalle a ingresso gratuito: bisogna approfittarne, è un’ottima occasione per stare fuori di casa e vedere posti nuovi. Dato che però sono allergico ai manieri delle sedi regali celebri, Stirling e Edimburgo in testa, ho scelto un castello non troppo lontano da Glasgow ma abbastanza insignificante da non andarci per altri motivi. Dumbarton, costa ovest.

dumbarton mountains

Il castello di Dumbarton è più un forte, costruito sopra un rilievo che s’innalza di ben 70 metri sopra il resto della città. Mi sono arrampicato sui sentieri che portano alla polveriera, alla casa del guardiano, ai bastioni. Non chiedetemi di spiegarvi bene le vicende che si sono alternate quassù-nomi di popoli e re e date di invasioni e matrimoni combinati non sono il mio forte, e la storia della Scozia è abbastanza complessa. Io dei mille James & Co ricordo solo che di qui è passata Maria Stuarda. Strati di popoli e case reali si sono accumulati su questo picco, e gli scozzesi sono così gonfi d’orgoglio nazionale che celebrano gli angoli più insignificanti, dedicando molta cura a ogni pietra. Da noi in Italia, abituati ai templi grecoromani in centro città e alle ammoniti tra le rocce dietro casa, buona parte di questo sito sarebbe derubicato ad area picnic.

sun on the clyde

Quest’anno questa parte di Scozia si è concessa un autunno splendido. Il sole era così forte da non poterlo fissare, raggiante in un cielo cristallino. La mia macchinetta fotografica non dà fotografie soddisfacenti, per cui ho pensato di disegnare il tramonto, mentre ero appollaiato su una roccia affacciata sul fiume Clyde.

Datemi il muschio e i licheni sulle rocce grigie, riso del diavolo tra i sassi, l’erba bagnata e soffice mista a fili secchi e stepposi, l’erica sbiadita bistrattata dal vento, e il mio cuore nato in montagna sarà contento.

the fort

scotland flag 2St Andrew is the saint patron of Scotland, his martyr cross inspired the saltire, that is, Scotland’s flag. It is a great day of celebration here in Scotland, remembered even by Google with a doodle. On this weekend the entry to all the Scottish castles is free. Yuppie, an opportunity to be taken advantage of, a good chance to get out of my flat and to see somewhere new. I’m not a great fan of reknown royal castle, Edinburgh or Stirling on top, though. I opted for a less famous one, one I wouldn’t visit otherwise, not too far away from Glasgow either: Dumbarton.

It used to be a castle, then a fort, perched on a 70-odd meters high hill facing the end part of the Clyde. I climbed the narrow passage going up the guard house, the bastion, the French prison. Don’t ask me to remember by heart the number of nobel people who took possession of this place. Of all the Jameses and Olafs I just recall that Mary Stuart lived here for a while. Too many people have layered in Scotland, and dates and names are not really my cup of tea. Scottish take care of all the tiny historical remains. Every corner, every detail is accurately celebrated. For an Italian, some of them would be neglected or regarded as worthless.

down the valley

Scotland put on the dress for great occasions. A bright sun was shining in the crystal blue sky. The sunset was glorious and romantic.

sunset 2

Give me moss, lichens, stonecrops in the cracks of the rocks, heather combed by wind, give me rough rocks, wet soft grass mixed with moores, give me this land and my mountain heart will be happy.

Escape Edinburgh

Sono chiuso a chiave all’interno di una stanza assieme ad altri cinque amici, nel seminterrato di un edificio ad Edimburgo. La chiave per aprire la serratura è all’interno di una cassaforte bene in vista, a sua volta dentro una teca trasparente protetta da un lucchetto. Abbiamo sessanta minuti per trovare la combinazione che apre la teca e poi la cassaforte. La combinazione è composta da cinque lettere, custodite in due cassette a loro volta nascoste in armadietti chiusi da altri lucchetti. La stanza è spoglia: un televisore, qualche quadro enigmatico, un orologio. Il tempo scorre sullo schermo della televisione. Nell’angolo, una libreria, contenente perlopiù libri del terrore, gialli, thriller. Sotto la tv, un cassetto pieno di vecchi album. Una cartina della Scozia, un telefono a ghiera, un divano per sedersi, una lavagna bianca per scrivere. Ci stanno tenendo d’occhio attraverso telecamere nell’angolo, nel caso in cui decidessimo di forzare o rompere qualcosa. La tensione cresce tra di noi, non sappiamo da dove partire. Un attimo–l’orologio! Le lancette non si muovono, l’ora deve essere la prima combinazione! Prova–sì, si apre. Secondo indizio…

 bel tempo a edimburgoLa Scozia non è mai stata così bella come in queste settimane. Freddo, sole, aria limpida, il cielo azzurro e poi rosa e giallo la sera. Lo sto scrivendo un po’ troppo spesso, questo basti a darvi un’idea di quanto ci sentiamo graziati da questo tempo insolitamente splendente.

La lampadina UV rivela un paese evidenziato con l’inchiostro simpatico sulla cartina della Scozia sul muro. Un numero accanto al nome ci porta al successivo indizio. Decifriamo scritte in Braille, decodificando lettere greche usate come numeri, rovistiamo tra i cd alla ricerca di un album con una data in copertina.

greyfriars bobbySono già stato tante volte ad Edimburgo, e finalmente ne esploro le parti un po’ più nascoste, e la città comincia a piacermi, scopro che ha un’anima non ancora slavata dai turisti stolidi. Negozi di bigiotteria e gioielli artigianali, piccoli caffè, angoli architettonici. Mentre eravamo alla ricerca di Bobby del Greyfriars, che è il simbolo di Edimburgo, un cane che ha passato gli ultimi 14 anni della sua vita sulla tomba del padrone morto di TBC e al quale è stata dedicata una fontana minuscola all’angolo di una strada di fronte a un pub, ci siamo fermati per un caffè (tappa obbligatoria quando si è con greci al seguito). Siamo entrati all’Elephant House, celebre perché qui J K Rawling si sedeva a scrivere Harry Potter. Di sicuro è un posto con un’atmosfera alternativa, singolare, forse non magica ma confortevole. Se siete elefantofobici, non entrate. Statuette statuine immagini santini dipinti effigi riproduzioni foto di elefanti in ogni angolo. E se volete un servizio veloce, rinunciatevi. I camerieri in Regno Unito sono estremamente lenti e imbranati. Non sarebbero pronti a ricevere venti ordinazioni diverse in risposta alla domanda: ,,signori, vi porto un caffè?” (come invece succedeva a me dal Tom).

we escapedCi blocchiamo. Manca un passaggio. Provvidenziale, arriva il suggerimento dallo schermo della tv: “guardate sotto il divano”. Altri indovinelli da risolvere di corsa, il tempo scorre veloce. Finalmente apriamo la cassaforte in tempo prima dello scadere dell’ora. Abbiamo vinto! Sì, si trattava solo di un gioco: si chiama Escape. Ma perché nessuno viene ad aprirci? Ah no, scusate, le chiavi vere erano in un doppiofondo, mica ce n’eravamo accorti. Click–la serratura si apre.

wpid-2014-11-23-14.52.16.jpg.jpegI mercatini di Natale sono una maledizione per il portafoglio. Rovistando tra i banchetti che vendevano gli stessi ninnoli dell’anno scorso, come a dire: ci ripresentiamo alla tua porta finché non ci compri, ho trovato un dolce fenicottero rosa da infilare sul dito, che è diventato mio compagno fedele per tutto il pomeriggio, e con Flamingo sono tornato orgoglioso e contento a Glasgow. Mi volete bene anche se imbarazzo, vero? E anche se scrivo un post a brandelli?

Locked into a room together with five friends, in a room on the ground floor of an old building in Edinburgh. We perfectly know where the key is-inside a safe, which is inside a transparent cage. To reach the key we need the combination of the locker. The combination is made up by two parts, locked inside two boxes, protected by more lockers. The room is poorly furnished, a table, a tv screen, some awkward pictures, a clock on the wall, a whiteboard. A bookshelf in the corner, thrillers and fantasy novels on it. Some old albums under the tv. We have 60 minutes to go, they keep an eye on us from the CCTV cameras in the corner, in case we want to break anything. No clue. Hold on–the clock! The arms are still, the time must me the first combination. Let’s try–it works. Second clue…

edinburgh castle sunScotland has never been as charming as in these weeks. Cold, sun, clear sky, blue and then pink and yellow at sunset. I know I keep writing it, just to remark how extraordinary it looks, it feels like grace.

A UV torch reveals a town highlighted with a special ink on the Scottish map on the wall. A number written nearby leads us to the next clue. We solve puzzles, we work out Greek letters used as numbers, we rummage the CDs looking for an album with a date or a number on the cover.

sole ad edinburgoI’ve already been to Edinburgh a number of times, although only today I manage to visit the more pristine parts of the city, hidden and not watered down by stolid tourists. I finally appreciate its soul. Jewelry and crafts shops, small coffee shops, elegant architectures. While looking for Greyfriars Bobby, one of the symbols of Edinburgh, a dog who waited on his owner’s tomb for 14 years after his death by TBC and now honored by a small bronze statue over a fountain, we stopped for a coffee (you can’t avoid it if you’re with Greek people). We took a coffee at the Elephant house, renown especially because of J K Rawling writing Harry Potter over here. The atmosphere is quirky, not magical perhaps but cozy. If you are elephantophobes, do not enter. Elephants everywhere, not real, sure: statues, pictures, paintings, photos, effigies, statuettes cover any free inch on the walls. If you want a quick and rapid service, do not enter either.

We’re stuck, we don’t know what’s next to solve. Just on time, they send a clue on the tv screen: ,,have a look under the sofa”. Oh yes, there’s a suitcase! How could we miss it? More puzzles to solve, hurry, just few minutes left. Finally the safe is open, we won! Yes, it was all a live game, called Escape. Wait, why is no one coming to open the door? Ah yes, the real key is under a false bottom, we didn’t realize it. The key looses the doorlock. Well done!

A Christmas market is a curse for my wallet. Having a look at the stands I picked up a sweet finger puppet in the shape of a flamingo, who quickly became my best mate for the afternoon, and I came back to Glasgow with Flamingo on my fingertip. You love me even if I am embarrassing, don’t you? And even if I write such a shredded post? 

Quiz

In Italia i nuclei d’aggregazione della vita sociale sono i bar. In Gran Bretagna sono i pub. I pub non offrono solamente litri di birra e atmosfere fumose per fare due chiacchiere più o meno lucide. Organizzano anche attività ludiche, come i tornei di freccette, il karaoke o i quiz. Se vi ricordano le nostre osterie, punto per la vostra squadra.

Anche nel mio dipartimento non può mancare la serata quiz. La organizziamo una volta l’anno, questa edizione è stata piuttosto povera di partecipanti, hanno disertato sia i professori che gli studenti del master. Mi sa che quest’anno tenere la vita sociale all’interno del dipartimento a un livello accettabile sarà un’impresa, ma è proprio per questo che sono entrato nella Biomedical society, nome pomposo per chiamare il gruppo eventi sociali e ricreativi.

bridget jones quizUn quiz assomiglia molto a trivial pursuit (sto scegliendo un paragone nobile e non banale come i quiz televisivi). Il quiz master legge ad alta voce le domande, e i giocatori, riuniti in squadre, cercano di rispondere in modo da aggiudicarsi l’ambito premio in denaro. Come in Bridget Jones (Mario avevi ragione!). E io di solito ai quiz ho la sua stessa faccia attonita. La moneta del Vietnam? La capitale del Nepal? Il numero di giocatori di una squadra di hockey? E quanti singoli al numero uno ha ottenuto Michael Jackson nel Regno Unito? Booooh! E poi riconoscere le sigle dei programmi televisivi, oppure dare un nome a tutti i marchi illustrati in fotografia. E così via, mentre le domande si dipanano di categoria in categoria, dalla letteratura alla musica allo sport alla cultura generale.

frozen-elsa-exhultingPoi arrivano le domande inutili, e mi illumino. Cosa collega il ponte Øresund. Cosa dice il corvo nell’omonima poesia di Poe. Quelle piccole vittorie che ti non sai se mettere sotto la casella delle cose ti cui essere orgoglioso (per aver portato un punto in più alla squadra) o di cui vergognarti, tipo sapere il nome dell’album di Beyoncé, o che Frozen e Taylor Swift sono gli unici album di platino del 2014 negli USA. La mia squadra è arrivata terza su quattro, ma considerando che eravamo solo in quattro, di cui due dal sud dell’Europa, direi che ci siamo battuti bene.

La serata è finita in gloria da Todd’s, il pub del campus, con Ian che mi ha rovesciato una birra addosso mentre giocavamo alla versione locale di sputo (o tappo, o merda, come lo volete chiamare). Si è gettato sul mucchio di carte con troppa foga, e i miei pantaloni ne hanno fatto le spese. Per consolarmi mi sono preso una cioccolata calda e una sambuca-combinazione vincente.

quiz answers

Pubs are for Great Britain what cafeteria are for Italy: a spot for social gathering and socialisation. Pubs offer the chance to chat over a pint, and furthermore they provide playful activities like darts, karaoke or quiz. 

Even my department organizes every year a quiz. Usually it is a crowded event, but this time it was deserted by lecturers and Masters Students. I sort of guess that keeping the social life to a sufficient level will be a tough job. That’s why I entered the Biomedical Society, tricky name for the social events committee in my department. We will do our best to bring some sparks in our dull academic life.

A quiz is like a big trivial pursuit. The quiz master reads the questions while the participants try first to understand, second to write down the answers on the paper. Do you recall the scene in Bridget Jones’ second movie? Well, my expression is almost the same most of the time. Astonished. What’s the capital of Nepal? The currency of Vietnam? How many players in a cricket team? What is this advert music? What are the names of these brands? Boooooh! Who knows!!!

Then finally more accessible questions pop up. Where is the Øresund bridge. What are the words of the raven in the eponymous poem. You know the answers, but you don’t know weather to feel proud for gaining an extra point to your team, or ashamed for knowing that Frozen and Taylor Swift are the only platinum album of 2014 in the US. My team got a third place out of four, pretty honourable, considering that we were just four.

The night ended up drinking in the Todd’s, the campus pub. Ian spilled his beer on my trousers trying to ,,snap” (we were playing cards).

quiz team