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Panto

Continua il mio viaggio alla scoperta delle tradizioni natalizie britanniche. È un viaggio lungo, se ogni anno nuovi aspetti mi vengono rivelati, allargando la mia comprensione di una cultura tanto aliena dalla nostra.

In Gran Bretagna Natale non è tale senza la recita di Natale, detta pantomima, che da ora in poi chiamerò panto per amore di brevità. Non aspettatevi teatro d’alto livello. Il soggetto delle panto sono di solito fiabe con target infantil-familiare. La trama è basilare e prevedibile e il testo è condito con situazioni comiche, imbarazzanti, ridicole. A quel che ho capito, ci sono ingredienti ricorrenti, tipo l’interagire col pubblico, chiamato heckling (l’attore chiede: “chi è stato?” e gli spettatori urlano il nome del personaggio, e poi i booooo d’indignazione o le grida d’incitamento sollecitati ad arte dagli attori).

Dato che il mio dipartimento è strutturato come un’organizzazione sociale in scala minore, anche noi ci concediamo la nostra panto annuale. La responsabilità di tutto ricade sui pivelli al primo anno di ricerca, compreso il sottoscritto. Non posso dire che ci siamo gettati con entusiasmo nell’avventura fin dall’inizio. L’unica a trascinare è stata Chez, ma mano a mano ha coinvolto anche Gwen e me nella scrittura del canovaccio, e poi Glenn, Socratis e Andre’ hanno contribuito con molte idee, James e Fraser hanno prestato supporto tecnico, Georgia e Greg hanno accettato di prestarsi come attori.

La nostra panto però deve essere infarcita di riferimenti al dipartimento, sennò dove starebbe il divertimento? Scherzi a proposito di professori (purché sufficientemente autoironici), situazioni tipiche da vita accademica, citazioni e caratteristiche prese di mira. Un doppio livello di travestimento, una storia complessa e gustosa come una torta millefoglie. La scelta della trama è caduta su un classico, Cenerentola. Nelle nostre mani, la protagonista da aspirante principessa si è trasformata in candidata ricercatrice, il principe azzurro è stato tramutato in relatore, le sorellastre cattive in colleghi invidiosi, gli aiutanti topini in tecnici di laboratorio, la carrozza in ascensore. Mi seguite? Io interpretavo la segretaria Anne Marie che a sua volta aveva il ruolo della fata madrina. Che casotto!

Abbiamo ricevuto solo un veto: una professoressa un anno bloccò l’organizzazione quando venne a sapere che stava per comparire nella recita e venivano messe pesantemente in risalto delle sue generose qualità che però è poco delicato sottolineare in una donna. Niente volgarità, quindi, e linguaggio pulito.

La stanza era piena, sono accorsi a godersi lo spettacolo tutti, dagli studenti del master al capo di dipartimento. Abbiamo ricevuto molti complimenti, ci hanno detto che è stata la miglior panto da anni, che il pubblico si è divertito perché traspariva che noi stessi ci siamo divertiti, ed è vero, nonostante tutto lo stress delle settimane passate, perché non è semplice incastrare ricerca, prove di coro, panto e vita privata.

Ho imparato parole nuove (props, buttons) e a creare video per karaoke, ma soprattutto ho trovato la sfacciataggine di cantare biddibiboddibiboo di fronte al pubblico, con una parrucca in testa e un reggiseno imbottito (sembravo la versione povera di Conchita Wurst). Ho fatto ridere abbastanza, una professoressa mi ha detto che non si sarebbe mai aspettata una performance del genere da parte mia, che sembro così timido, ma certe parti sono tagliate su di me, e fare il cretino sul palco mi riesce bene. Esiste un video, aspettate che me lo passino e potrete giudicare da voi.

Le tradizioni vanno abbracciate con convinzione oppure modificate o abbandonate. Questa volta ho deciso per la prima strada e ho preso coscienza di un altro pezzettino di Natale. È stare insieme, fare qualcosa insieme, ridere scherzare prendere in giro, creare energia positiva e allegria e strappare una risata leggera. Ecco, sì, ci siamo riusciti.

Update: ecco il video.

panto poster 2014

Every year I experience a new piece of British Christmas tradition. It is a very long travel into the unknown land of the local culture, it seems to be neverending.

Christmas is no party without a pantomime, called, for brevity’s sake, panto. I am addressing especiallyto non-British readers. A panto is no high-level theater. The plot is taken from a famous fairy tale or such, the target are families and mainly children, the plot is plain and foreseeable and filled up with funny, cheeky moments and jokes and puns. There are some stereotypes and recurring ingredients, such as the heckling, which is the interaction between audience and actors (“I did it!” and the audience answers”Oh no you didn’t!”).

My department is like a micro society on its own, therefore we need our annual panto as well. The organization is laid on the first year research students, including me! We didn’t kick off with joy and enthusiasm to be honest, but we followed the overenthusiastic Chez in this adventure. Me, Gwen, Socratis, Andre’, Glenn, Georgia, Greg, Fraser and James worked together to prepare a cute plot, some videos and a couple of songs. Only one thing is forbidden: vulgarity. No swearing, and no professors with extra big boobs. 

Our departmental panto is rich in references to the dep itself. A double fictional layer, an actor playing someone else in some other role. Of course the scriptwriters need to target self-ironic people from the department, and think of many jokes about ridiculous aspects of the academic life. We opted for the classic Cinderella, which became Cinderhelen. Cinderella was turned into a candidate PhD instead of a princess. The prince was a supervisor, the two step-sisters were two envious and ill-minded colleagues, and so on. I begged for the role of the secretary-fairy god mother. Which better role for me? And indeed I played at my best, even if I looked like a cheap version of Conchita Wurst (videos are available, I will show you so you can judge by yourself). I am pretty laughable in the singing role of the fool, especially as I was wearing a huge bra and a ginger wig.

The conference room was crammed, masters students, lecturers, staff were there to clap they hands for us. Such a success, so many compliments! Evidently we enjoyed enough and our good mood shone out.

Traditions should be either embraced or given up or changed. I made up my mind for the first choice and I seized a piece of the meaning of Christmas. It is to spend time together, make something together, smile, laugh, make jokes, create positive energy and cheerfulness. Well, yes, we made it.

Update: here’s the video.

Gita a Dumbarton/Dumbarton trip

 

Sant’Andrea è il patrono della Scozia, la sua croce dalla forma bislacca ha ispirato la bandiera scozzese. Anche Google ha celebrato questa giornata con un doodle:saint-andrews-day-2014-5175814832259072-hp

scotland flagIn questo fine settimana speciale tutti i castelli scozzesi sono in via eccezionalle a ingresso gratuito: bisogna approfittarne, è un’ottima occasione per stare fuori di casa e vedere posti nuovi. Dato che però sono allergico ai manieri delle sedi regali celebri, Stirling e Edimburgo in testa, ho scelto un castello non troppo lontano da Glasgow ma abbastanza insignificante da non andarci per altri motivi. Dumbarton, costa ovest.

dumbarton mountains

Il castello di Dumbarton è più un forte, costruito sopra un rilievo che s’innalza di ben 70 metri sopra il resto della città. Mi sono arrampicato sui sentieri che portano alla polveriera, alla casa del guardiano, ai bastioni. Non chiedetemi di spiegarvi bene le vicende che si sono alternate quassù-nomi di popoli e re e date di invasioni e matrimoni combinati non sono il mio forte, e la storia della Scozia è abbastanza complessa. Io dei mille James & Co ricordo solo che di qui è passata Maria Stuarda. Strati di popoli e case reali si sono accumulati su questo picco, e gli scozzesi sono così gonfi d’orgoglio nazionale che celebrano gli angoli più insignificanti, dedicando molta cura a ogni pietra. Da noi in Italia, abituati ai templi grecoromani in centro città e alle ammoniti tra le rocce dietro casa, buona parte di questo sito sarebbe derubicato ad area picnic.

sun on the clyde

Quest’anno questa parte di Scozia si è concessa un autunno splendido. Il sole era così forte da non poterlo fissare, raggiante in un cielo cristallino. La mia macchinetta fotografica non dà fotografie soddisfacenti, per cui ho pensato di disegnare il tramonto, mentre ero appollaiato su una roccia affacciata sul fiume Clyde.

Datemi il muschio e i licheni sulle rocce grigie, riso del diavolo tra i sassi, l’erba bagnata e soffice mista a fili secchi e stepposi, l’erica sbiadita bistrattata dal vento, e il mio cuore nato in montagna sarà contento.

the fort

scotland flag 2St Andrew is the saint patron of Scotland, his martyr cross inspired the saltire, that is, Scotland’s flag. It is a great day of celebration here in Scotland, remembered even by Google with a doodle. On this weekend the entry to all the Scottish castles is free. Yuppie, an opportunity to be taken advantage of, a good chance to get out of my flat and to see somewhere new. I’m not a great fan of reknown royal castle, Edinburgh or Stirling on top, though. I opted for a less famous one, one I wouldn’t visit otherwise, not too far away from Glasgow either: Dumbarton.

It used to be a castle, then a fort, perched on a 70-odd meters high hill facing the end part of the Clyde. I climbed the narrow passage going up the guard house, the bastion, the French prison. Don’t ask me to remember by heart the number of nobel people who took possession of this place. Of all the Jameses and Olafs I just recall that Mary Stuart lived here for a while. Too many people have layered in Scotland, and dates and names are not really my cup of tea. Scottish take care of all the tiny historical remains. Every corner, every detail is accurately celebrated. For an Italian, some of them would be neglected or regarded as worthless.

down the valley

Scotland put on the dress for great occasions. A bright sun was shining in the crystal blue sky. The sunset was glorious and romantic.

sunset 2

Give me moss, lichens, stonecrops in the cracks of the rocks, heather combed by wind, give me rough rocks, wet soft grass mixed with moores, give me this land and my mountain heart will be happy.

Escape Edinburgh

Sono chiuso a chiave all’interno di una stanza assieme ad altri cinque amici, nel seminterrato di un edificio ad Edimburgo. La chiave per aprire la serratura è all’interno di una cassaforte bene in vista, a sua volta dentro una teca trasparente protetta da un lucchetto. Abbiamo sessanta minuti per trovare la combinazione che apre la teca e poi la cassaforte. La combinazione è composta da cinque lettere, custodite in due cassette a loro volta nascoste in armadietti chiusi da altri lucchetti. La stanza è spoglia: un televisore, qualche quadro enigmatico, un orologio. Il tempo scorre sullo schermo della televisione. Nell’angolo, una libreria, contenente perlopiù libri del terrore, gialli, thriller. Sotto la tv, un cassetto pieno di vecchi album. Una cartina della Scozia, un telefono a ghiera, un divano per sedersi, una lavagna bianca per scrivere. Ci stanno tenendo d’occhio attraverso telecamere nell’angolo, nel caso in cui decidessimo di forzare o rompere qualcosa. La tensione cresce tra di noi, non sappiamo da dove partire. Un attimo–l’orologio! Le lancette non si muovono, l’ora deve essere la prima combinazione! Prova–sì, si apre. Secondo indizio…

 bel tempo a edimburgoLa Scozia non è mai stata così bella come in queste settimane. Freddo, sole, aria limpida, il cielo azzurro e poi rosa e giallo la sera. Lo sto scrivendo un po’ troppo spesso, questo basti a darvi un’idea di quanto ci sentiamo graziati da questo tempo insolitamente splendente.

La lampadina UV rivela un paese evidenziato con l’inchiostro simpatico sulla cartina della Scozia sul muro. Un numero accanto al nome ci porta al successivo indizio. Decifriamo scritte in Braille, decodificando lettere greche usate come numeri, rovistiamo tra i cd alla ricerca di un album con una data in copertina.

greyfriars bobbySono già stato tante volte ad Edimburgo, e finalmente ne esploro le parti un po’ più nascoste, e la città comincia a piacermi, scopro che ha un’anima non ancora slavata dai turisti stolidi. Negozi di bigiotteria e gioielli artigianali, piccoli caffè, angoli architettonici. Mentre eravamo alla ricerca di Bobby del Greyfriars, che è il simbolo di Edimburgo, un cane che ha passato gli ultimi 14 anni della sua vita sulla tomba del padrone morto di TBC e al quale è stata dedicata una fontana minuscola all’angolo di una strada di fronte a un pub, ci siamo fermati per un caffè (tappa obbligatoria quando si è con greci al seguito). Siamo entrati all’Elephant House, celebre perché qui J K Rawling si sedeva a scrivere Harry Potter. Di sicuro è un posto con un’atmosfera alternativa, singolare, forse non magica ma confortevole. Se siete elefantofobici, non entrate. Statuette statuine immagini santini dipinti effigi riproduzioni foto di elefanti in ogni angolo. E se volete un servizio veloce, rinunciatevi. I camerieri in Regno Unito sono estremamente lenti e imbranati. Non sarebbero pronti a ricevere venti ordinazioni diverse in risposta alla domanda: ,,signori, vi porto un caffè?” (come invece succedeva a me dal Tom).

we escapedCi blocchiamo. Manca un passaggio. Provvidenziale, arriva il suggerimento dallo schermo della tv: “guardate sotto il divano”. Altri indovinelli da risolvere di corsa, il tempo scorre veloce. Finalmente apriamo la cassaforte in tempo prima dello scadere dell’ora. Abbiamo vinto! Sì, si trattava solo di un gioco: si chiama Escape. Ma perché nessuno viene ad aprirci? Ah no, scusate, le chiavi vere erano in un doppiofondo, mica ce n’eravamo accorti. Click–la serratura si apre.

wpid-2014-11-23-14.52.16.jpg.jpegI mercatini di Natale sono una maledizione per il portafoglio. Rovistando tra i banchetti che vendevano gli stessi ninnoli dell’anno scorso, come a dire: ci ripresentiamo alla tua porta finché non ci compri, ho trovato un dolce fenicottero rosa da infilare sul dito, che è diventato mio compagno fedele per tutto il pomeriggio, e con Flamingo sono tornato orgoglioso e contento a Glasgow. Mi volete bene anche se imbarazzo, vero? E anche se scrivo un post a brandelli?

Locked into a room together with five friends, in a room on the ground floor of an old building in Edinburgh. We perfectly know where the key is-inside a safe, which is inside a transparent cage. To reach the key we need the combination of the locker. The combination is made up by two parts, locked inside two boxes, protected by more lockers. The room is poorly furnished, a table, a tv screen, some awkward pictures, a clock on the wall, a whiteboard. A bookshelf in the corner, thrillers and fantasy novels on it. Some old albums under the tv. We have 60 minutes to go, they keep an eye on us from the CCTV cameras in the corner, in case we want to break anything. No clue. Hold on–the clock! The arms are still, the time must me the first combination. Let’s try–it works. Second clue…

edinburgh castle sunScotland has never been as charming as in these weeks. Cold, sun, clear sky, blue and then pink and yellow at sunset. I know I keep writing it, just to remark how extraordinary it looks, it feels like grace.

A UV torch reveals a town highlighted with a special ink on the Scottish map on the wall. A number written nearby leads us to the next clue. We solve puzzles, we work out Greek letters used as numbers, we rummage the CDs looking for an album with a date or a number on the cover.

sole ad edinburgoI’ve already been to Edinburgh a number of times, although only today I manage to visit the more pristine parts of the city, hidden and not watered down by stolid tourists. I finally appreciate its soul. Jewelry and crafts shops, small coffee shops, elegant architectures. While looking for Greyfriars Bobby, one of the symbols of Edinburgh, a dog who waited on his owner’s tomb for 14 years after his death by TBC and now honored by a small bronze statue over a fountain, we stopped for a coffee (you can’t avoid it if you’re with Greek people). We took a coffee at the Elephant house, renown especially because of J K Rawling writing Harry Potter over here. The atmosphere is quirky, not magical perhaps but cozy. If you are elephantophobes, do not enter. Elephants everywhere, not real, sure: statues, pictures, paintings, photos, effigies, statuettes cover any free inch on the walls. If you want a quick and rapid service, do not enter either.

We’re stuck, we don’t know what’s next to solve. Just on time, they send a clue on the tv screen: ,,have a look under the sofa”. Oh yes, there’s a suitcase! How could we miss it? More puzzles to solve, hurry, just few minutes left. Finally the safe is open, we won! Yes, it was all a live game, called Escape. Wait, why is no one coming to open the door? Ah yes, the real key is under a false bottom, we didn’t realize it. The key looses the doorlock. Well done!

A Christmas market is a curse for my wallet. Having a look at the stands I picked up a sweet finger puppet in the shape of a flamingo, who quickly became my best mate for the afternoon, and I came back to Glasgow with Flamingo on my fingertip. You love me even if I am embarrassing, don’t you? And even if I write such a shredded post? 

Quiz

In Italia i nuclei d’aggregazione della vita sociale sono i bar. In Gran Bretagna sono i pub. I pub non offrono solamente litri di birra e atmosfere fumose per fare due chiacchiere più o meno lucide. Organizzano anche attività ludiche, come i tornei di freccette, il karaoke o i quiz. Se vi ricordano le nostre osterie, punto per la vostra squadra.

Anche nel mio dipartimento non può mancare la serata quiz. La organizziamo una volta l’anno, questa edizione è stata piuttosto povera di partecipanti, hanno disertato sia i professori che gli studenti del master. Mi sa che quest’anno tenere la vita sociale all’interno del dipartimento a un livello accettabile sarà un’impresa, ma è proprio per questo che sono entrato nella Biomedical society, nome pomposo per chiamare il gruppo eventi sociali e ricreativi.

bridget jones quizUn quiz assomiglia molto a trivial pursuit (sto scegliendo un paragone nobile e non banale come i quiz televisivi). Il quiz master legge ad alta voce le domande, e i giocatori, riuniti in squadre, cercano di rispondere in modo da aggiudicarsi l’ambito premio in denaro. Come in Bridget Jones (Mario avevi ragione!). E io di solito ai quiz ho la sua stessa faccia attonita. La moneta del Vietnam? La capitale del Nepal? Il numero di giocatori di una squadra di hockey? E quanti singoli al numero uno ha ottenuto Michael Jackson nel Regno Unito? Booooh! E poi riconoscere le sigle dei programmi televisivi, oppure dare un nome a tutti i marchi illustrati in fotografia. E così via, mentre le domande si dipanano di categoria in categoria, dalla letteratura alla musica allo sport alla cultura generale.

frozen-elsa-exhultingPoi arrivano le domande inutili, e mi illumino. Cosa collega il ponte Øresund. Cosa dice il corvo nell’omonima poesia di Poe. Quelle piccole vittorie che ti non sai se mettere sotto la casella delle cose ti cui essere orgoglioso (per aver portato un punto in più alla squadra) o di cui vergognarti, tipo sapere il nome dell’album di Beyoncé, o che Frozen e Taylor Swift sono gli unici album di platino del 2014 negli USA. La mia squadra è arrivata terza su quattro, ma considerando che eravamo solo in quattro, di cui due dal sud dell’Europa, direi che ci siamo battuti bene.

La serata è finita in gloria da Todd’s, il pub del campus, con Ian che mi ha rovesciato una birra addosso mentre giocavamo alla versione locale di sputo (o tappo, o merda, come lo volete chiamare). Si è gettato sul mucchio di carte con troppa foga, e i miei pantaloni ne hanno fatto le spese. Per consolarmi mi sono preso una cioccolata calda e una sambuca-combinazione vincente.

quiz answers

Pubs are for Great Britain what cafeteria are for Italy: a spot for social gathering and socialisation. Pubs offer the chance to chat over a pint, and furthermore they provide playful activities like darts, karaoke or quiz. 

Even my department organizes every year a quiz. Usually it is a crowded event, but this time it was deserted by lecturers and Masters Students. I sort of guess that keeping the social life to a sufficient level will be a tough job. That’s why I entered the Biomedical Society, tricky name for the social events committee in my department. We will do our best to bring some sparks in our dull academic life.

A quiz is like a big trivial pursuit. The quiz master reads the questions while the participants try first to understand, second to write down the answers on the paper. Do you recall the scene in Bridget Jones’ second movie? Well, my expression is almost the same most of the time. Astonished. What’s the capital of Nepal? The currency of Vietnam? How many players in a cricket team? What is this advert music? What are the names of these brands? Boooooh! Who knows!!!

Then finally more accessible questions pop up. Where is the Øresund bridge. What are the words of the raven in the eponymous poem. You know the answers, but you don’t know weather to feel proud for gaining an extra point to your team, or ashamed for knowing that Frozen and Taylor Swift are the only platinum album of 2014 in the US. My team got a third place out of four, pretty honourable, considering that we were just four.

The night ended up drinking in the Todd’s, the campus pub. Ian spilled his beer on my trousers trying to ,,snap” (we were playing cards).

quiz team

Necropolis

necropolis (6)
Quando ho voglia di stare con me stesso visito la Necropoli, la città dei morti, cioè il cimitero monumentale di Glasgow, spalmato su una collina dalla quale lo sguardo si spinge da una parte già verso la fabbrica della Tenant’s, dall’altra verso il retro della cattedrale dal tetto color acqua, e poi in lontananza verso le colline a sud, dove le pale eoliche sembrano una foresta di stecchini contro il fondo brumoso.

necropolis (4)

Non c’è nulla di macabro quassù, solo silenzio e pace e calma e stasi. Morti che seppelliscono i propri morti, vivi che onorano chi avrebbe dovuto vivere. Intere famiglie che non hanno ormai più famiglia, riuniti in fila composta uno sotto l’altro sulla lapide. C’è più gente radunata qui che in città. La vita appare così insignificante, in mezzo a tutte queste altre esistenze che un tempo sono state importanti per qualcuno, che sono state commemorate una volta concluse, ma che ora non significano più niente per nessuno. Pochi marmi, le pietre si consumano sotto la pioggia e il vento, schiantano e crollano, le scritte si cancellano, così che neppure la vita eterna dopo la morte sembra assicurata. L’erba e il muschio tra le tombe, nessun mazzo di fiori tranne alcuni di plastica, solo i narcisi in primavera, l’erica e qualche altro fiore di brughiera si arrischiano a sopravvivere. Alberi che in questa stagione hanno tutte le sfumature del fuoco. È bizzarro come sia colorato e vivo e caldo rispetto ai nostri cimiteri bianchi e verde scuro.wpid-2014-10-19-17.28.55.jpg.jpeg

Nonostante la folla che mi circonda, non posso fare a meno di pensare a quanta solitudine abbia riempito alcune di queste esistenze. Aborti, bimbi morti giovani, vedove, orfani, soldati in guerra. La birra o il whisky come unica compagnia.

necropolis (9)A volte ci vuole più coraggio e forza per chiudere che per cominciare. È più facile sopravvivere nella confortevole consuetudine che dire basta così, preferisco conservare le energie messe in campo che perderle in un colpo. La frattura libera energia e la disperde nell’universo. L’entropia aumenta, il disordine scompiglia le giornate.

necropolis (3)

When I want to be on my own, I climb the hill of the Necropolis, the City of the Dead in Glasgow. It is placed on the top of a hill, halfway between the Tenant’s factory and the water-colour-roofed Cathedral. The sight stretches until the windmills on the horizon, which look like a forest of toothpicks in the maze.

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There is nothing macabre up here, just silence and peace and stillness. Dead burying their own dead, living taking care of whom should be living. Whole families with no family any more, gathered neatly together in row one under the other on the gravestone. There’s more people here than in the city down there. Life looks so meaningless, standing among all these existences that once used to be important for someone, that were honoured once ended, that are meaningless now though. Few marbles, stones being worn out by wind and rain, cracking down and falling apart, writings being wiped out, not even eternal life after death seems to be granted. Grass and moss fill the room between the tombs, no bunch of flowers apart from some plastic ones, only heather and daffodils and small moorland flowers blossom here. Trees in autumn are flame coloured. It’s weird how lively and warm are in comparison to Italian cemeteries, white and dark green and collected.

necropolis (2)

Despite all the speechless crowd surrounding me, I can’t help thinking how much loneliness filled up some of these lives. Miscarriages, stillborns, widows, orphans, war dead. Beer or whisky as their only companion.

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Glengoyne

Tanto devo ancora trovare il mio posto a Glasgow, quanto mi sento a mio agio quando lascio la città e mi immergo nella campagna ondulata. L’autunno ritocca d’arancio le foglie, sugli alberi e per terra. Dalla strada vedo passare campi con le balle di fieno (adesso? Non è stagione! Forse perché in Scozia piove davvero così tanto che si fa fieno tutto l’anno), vacche frisone in bianco e nero accanto a quelle rossicce delle Highlands, pecore nere accanto a quelle regolamentari color moquette sporca.

Visita guidata con gli amici bioingegneri alla distilleria Glengoyne, che dal 1833 produce whisky (ovvero lo scotch, ma qui in Scozia non c’è bisogno di specificare). L’orzo in fermentazione dentro le cisterne di rame arancione permea l’atmosfera col suo odore dolciastro. Avviciniamo la testa verso la superficie schiumosa, la CO2 è talmente concentrata che ci riempie il naso e ci schiaffa all’indietro. Non sapevo che servisse così tanta acqua per produrre il whisky, che per legge dovesse invecchiare almeno tre anni più un giorno (tiene in conto l’anno bisesto) all’interno di botti di rovere (che vengono dalla Spagna e già usate per lo sherry e che possono essere riutilizzate al massimo tre volte), e che il whisky passasse così tanto tempo lì dentro da prendere il colore bruno e il sapore del legno, e che si perdesse per evaporazione il 2-3% di volume all’anno (che chiamano ,,la parte degli angeli”, che evidentemente volano molto allegri da quelle parti), tanto che alla fine l’alcol si concentra fino a oltre i 60 volumi.

Ho ascoltato con attenzione, neh? Megan, una guida giovanissima, entusiasta, orgogliosa (,,il nostro whisky è malto unico, non come certi blend (miscugli)”, e qui cita i marchi rivali) e molto ironica ci ubriaca di nozioni scandite nel suo forte accento scozzese e intervallate da risate. Aggiungete i due assaggi, di whisky invecchiato 12 e 18 anni, inclusi nel biglietto: sono uscito che ero abbastanza rintronato. Comunque, ho apprezzato gli aromi che salivano dal bicchiere.

Sono giorni come questi che scopro che la Scozia mi piace.

 

The same way as I still have to settle down in Glasgow, so I feel at home when I move out to the countryside and dive into the green wavy landscape. The autumn dyes the leaves on the trees and on the ground with orange. While on a car on the road I watch the hay bales on the fields (now? Isn’t it too late? Oh yeh, maybe it’s because it rains so much up here, there’s hay enough in every period of the year). Black-and-white cows, brown cows. Black sheep, not-so-white sheep.

Me and my biomedical engineers friends are going on a trip to the Glengoyne distillery, producing fine whisky since 1833. The barley fermenting in orange copper cisterns imbues the air with its sweet smell. Leaning towards the foamy surface, our noses are filled and stunned by carbon monoxide, and we start back. I’ve learned a heap of things about whisky: it has to age at least 3 years plus one day (because of the leap year) inside oak casks from Spain (previously used for sherry), which can be reused maximum three times, and the whisky spends so much time in there it gets the brown color and flavors from the wood, up to 2-3 % is lost every year because of transpiration (what’s called ,,the angel’s share”: angels must fly merry and joyful over there).

I’ve listened carefully, didn’t I? Megan, our young, enthusiastic, proud and ironic guide, provides us with so much information in her strong and cheerful Scottish accent. To this, add two tastes of whisky, 12 and 18 years old, included in the visit: at the end I felt tipsy.

In such a day I discover I have reasons to like Scotland.

Yes/Better together

Io tornerò in Scozia dopo il 18 Settembre e non ho ancora idea in quale Paese atterrerò. Non è un problema di aeroporto: gli Scozzesi in quella data sono chiamati a votare a favore o contro l’indipendenza dal Regno Unito, per cui potrei ritrovarmi all’improvviso in uno Stato nuovo di zecca.

È una questione delicata e io non sono la persona migliore per sviscerare il problema nella sua complessità. Ma lasciatemi dare sfogo alle mie velleità giornalistiche.

La Scozia ha una lunga storia distinta dall’Inghilterra. Sono due nazioni separate, unite sotto un unico governo. Geneticamente, gli Inglesi hanno evidente sangue vichingo, sono alti e biondi, mentre gli Scozzesi sono bassi, scuri di capelli, oppure rossi. Gli Scozzesi sono rimasti cattolici più a lungo degli Inglesi (vi ricordate Maria Stuarda?), si sono distinti per piglio indipendentista (avete presente William Wallace, quello di Braveheart?) e non hanno mai digerito l’annessione al Regno Unito, avvenuta ,,appena” trecento anni fa.

Tradizionalmente votano labour (centrosinistra), ma il numero di rappresentanti è molto minore rispetto all’Inghilterra, che ha più abitanti, per cui è come se un’intera regione geografica, omogenea da molti punti di vista, venisse regolarmente mal rappresentata. In parte questo problema è stato risolto con la creazione dei parlamenti nazionali nel 1999, che hanno larghe competenze (escluse quelle fiscali). Ultimamente però in Inghilterra stanno montando i partiti di estrema destra, partiti che vogliono scacciare tutti quei lavoratori stranieri che contribuiscono a sviluppare questa nazione, partiti anti europeisti e xenofobi (Ukip). Il governo centrale ovviamente assorbe tasse senza redistribuirle in modo accorto, soprattutto tenendo presente il tessuto geo e socioeconomico della regione. Da parte loro, gli Scozzesi sanno di poter contare su un turismo florido, sui giacimenti di petrolio al largo delle coste e sulle esportazioni di whiskey.

yes-badgesIl punto fondamentale è: qual è la scala migliore per gestire gli affari locali? Il Regno Unito riesce a soddisfare da Londra i bisogni del suo territorio così esteso e disomogeneo? I sostenitori del Yes (sì all’indipendenza) stanno martellando da mesi con i loro slogan (a volte basati su un orgoglio esagerato per la propria nazione) e con i loro spauracchi. In sostanza chiedono di poter gestire meglio le politiche locali, le tasse, l’istruzione, la difesa. Le questioni aperte però sono ancora molte: la Scozia entrerà nell’Europa? Nella zona Euro? E cosa succederà a tutte quelle aziende, istituzioni eccetera che sono ramificate ed estese su Nazioni che al momento fanno ancora parte dello stesso paese?

better together logoI sostenitori del No (“meglio insieme”) sembrano essere in lieve vantaggio, anche se il governo britannico non collabora a costruire un’immagine migliore della politica a Westminster, soprattutto dopo la virata estremista delle Europee. D’altra parte in Inghilterra la gente non solo non vede validi motivi per separarsi, ma spesso non sono neppure al corrente del referendum.

Vari personaggi pubblici e scozzesi celebri, da JK Rawling a Sean Connery a Annie Lennox, si sono pronunciati a favore di una o dell’altra parte. Io avrei il diritto di votare, ma preferisco non dare il mio voto. Da una parte sono contrario alle barriere, e non mi sembrano coscienti del rischio che una nazione così piccola (cinque milioni di abitanti, come il Veneto) da sola finisca per scomparire nel mondo. Dall’altra, la Scozia ha effettivamente bisogno attenzioni particolari.

Sarà un voto storico e, a prescindere dal risultato, da settembre la Scozia cambierà. La minaccia di secessione ha fatto ottenere l’approvazione di un ulteriore pacchetto di misure che aumentano le competenze dei governi locali. Da un lato questo referendum ha fatto uscire allo scoperto le divisioni interne al Regno Unito, da non sottovalutare in questo periodo di recessione economica e culturale. Dall’altro ha dispiegato una quantità impensabile di energie, la gente si è interrogata sull’identità regionale, sull’appartenenza a un paese e sui rapporti tra nazioni confinanti e intimamente intrecciate, e mi auguro che questo fervore non smetta di far progredire la Scozia.

[Nda
: per chi volesse informarsi più in profondità, in rete si trova una letteratura sterminata. Ad esempio, sui siti dei giornali: the Guardian, BBC, the Independent, the Economist, the Scotsman.]

 

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I’ll be back from holidays after the 18 September and still I don’t know in which country I’ll land. Nobody knows. It’s not a matter of airports and flights: Scotland will be voting for (or against) independence from Uk that day. I am not skilled and competent enough to deal with such delicate and complex issues, still let me fulfill my journalistic ambitions.

Scotland and England are two nations far apart for historical, genetic and cultural reasons, and between the two there have always been frictions (you know, from William Wallace to Mary Stuart and so on). Scots have an independent spirit which hardly accepted to be annexed to the United Kingdom 300 years ago.

Scots vote has been badly represented in Westminster because of the biggest demographic weight of England, so that national parliaments (free to decide about local policies but not about, say, taxes and foreign policy) were introduced in 1999. One of the present issues is the rising importance of extreme right parties, which are quite far away from Scotland’s choice. The capital soaks taxes without good redistribution in this land so far away from London. For sure, Scots can rely on a wealthy economy based on tourism, oil and whiskey.

The point is: is the central government adequate to understand and supply for the needs of Scotland, or would a local government be better in managing the resources? The Yes campaign is being quite loud, with badges and big billboards appealing the strong national pride sentiment. They still have to address many questions, like: will they apply for Euro or will they keep a sterling? At the moment polls claim the No/Better together side is ahead, but the undecided are still many.

Many public personalities and famous Scots have endorsed either sides. I won’t. Even if I can vote, I don’t want to. I don’t support either parts because on one side I dislike barriers and borders, on the other one I understand the barriers that London itself is raising.

It’s a pivotal vote that will change Scotland future, no matters which of the parts will win. I think at the moment Scots have won, since they displayed such a quantity of energies, passion, national interest on either side, and hopefully all this mass of discussing and wondering about national identity will help improve.

[Further, deeper readings: the Guardian, BBC, the Independent, the Economist, the Scotsman.]

Notizie dal fronte/From the front

Sono ufficialmente in vacanza! Santa Fortuna mi ha assistito, e con la consegna della mia tesina di progetto estivo ho totalizzato 180 crediti britannici. Mica male no? (ma qui i crediti valgono il doppio che in Italia)

È stato un anno spossante. In Regno Unito hanno la flessibilità di una lastra di marmo e procedono seguendo protocolli, regole e procedure.

Vogliamo parlare degli esami? Non si può saltare l’appello e lo si supera col 50%, e se si passa (ma si passa quasi sempre, sarà anche il fatto che la retta è altissima e se uno paga vuole anche ottenere la laurea), si tiene il voto che capita, non c’è possibilità di ripetere l’esame, al massimo ci si può appellare adducendo malori giustificati e possibilmente documentati, se si sospetta di aver toppato. In Regno Unito ci si laurea con un’etichetta: pass (per i voti dal 50 al 60), merit (60-70) e distinction (sopra il 70). Però a quanto pare è stato deciso che i voti devono seguire una distribuzione statistica, e quindi a pochi è concesso di essere bocciati oppure di meritarsi distinction, con la conseguenza che si assiste a una generale livellazione dei voti, dell’entusiasmo e della motivazione. Se non si passa un esame, i professori rimediano attingendo voti da altri esami (lo so, come alle superiori, non ridete), ma se proprio non si riesce a travasare (non sto qui a spiegarvi tutte le loro maledette regole), si ridà l’esame e però per punizione ci si laurea automaticamente nella fascia di voti più bassa, quale che sia la media effettiva. Infine, se si viene bocciati in più di tre esami, si perde il master. Il regolamento è ulteriormente diverso per il bachelor (che dura quattro anni e non tre come da noi).

Quando capitano esami a scelta multipla mi sembra di essere a Chi vuol essere milionario: le risposte le si spara un po’ a caso, scegliendo tra alternative tutte apparentemente plausibili ed equivalenti, a meno che non si abbia studiato certosinamente ogni singola slide a memoria.
Scordatevi esami orali, al massimo qualche presentazione, in cui di solito il modo di presentare le slide conta come il contenuto, e se siete vivaci oratori il gioco è fatto.
Sembra che si studi più come passare l’esame, che la materia stessa-in fondo è impossibile preparare bene sei esami diversi in meno di tre mesi.

Al voto concorrono i temuti assignments, che possono essere tesine, ricerche, relazioni. Gli assignments di solito sono limitati a una precisa lunghezza. Avete presente quando Harry Potter e compagni devono scrivere un tema per casa lungo un metro, e Ron tenta di ingrandire la calligrafia per arrivare in fondo? Ecco, più o meno così: a volte si allunga la minestra per arrivare alle 5000 parole, altre volte si condensano i pensieri per stare dentro a 2 pagine striminzite. Tutto passa attraverso il filtro di un programma antiplagio (Turnitin) per evitare che qualcuno copi, non solo da internet ma anche dai propri compagni. Turnitin utilizza un algoritmo che confronta gruppi di parole con un immenso database elettronico che comprende tutti i siti, documenti e pubblicazioni possibili caricati in internet, comprese tesine, tesi e quant’altro. Lentamente arriverà anche in Italia, e vivrete anche voi il brivido di veder comparire la percentuale di testo plagiato: oltre il 25%, si rischia una punizione ufficiale da parte dell’università.

hurdleInsomma, una corsa ad ostacoli, dove gli ostacoli sono chiamati deadlines. L’importante è arrivare in fondo in tempo, non importa se si perdono pezzi e nozioni per strada.

Forse dovrei accennare al fatto che noi studenti dal continente non siamo per niente soddisfatti dalla qualità dell’insegnamento e della modalità di valutazione dei corsi, e che abbiamo esposto una quantità tale di lamentele ai coordinatori del master da lasciarli interdetti. Voi che avete fatto esperienze all’estero cosa ne pensate?

A dir la verità, dopo aver passato cinque anni a protestare contro il sistema universitario italiano, l’ho abbondantemente rivalutato. Se solo ci fossero più corsi in inglese, e l’organizzazione fosse un po’ più moderna (un esempio è l’impiego di internet per sveltire la gestione dei corsi  e della burocrazia), più orientata al lavoro e meno in mano ai capricci dei singoli docenti, competerebbe con quelle estere per livello di preparazione e preparazione critica. Qui perlopiù ho raffinato i miei strumenti per spulciare la letteratura, ho messo a punto una tecnica di taglia e cuci per creare tesine su misura, ho carburato 5 esami in 14 giorni e finalmente sono diventato puntuale nelle consegne.

Vi chiedo un favore: se ho intenzione di iscrivermi a un altro master in vita mia, legatemi a una sedia e picchiatemi forte.

Ma adesso ho finito, da ottobre comincio il progetto di dottorato vero e proprio, con un sacco di idee che mi riempiono le pagine del mio quaderno di laboratorio (chi l’ha detto che il mio non è un campo creativo?). Ma, al tempo. In mezzo ci sono le vacanze. Italia, arrrrriiiivoooo!

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It has been a tough year trying to cope with the crazy rules of University in Uk. A year spent balancing through assignments, anti-plagiarism engines, deadlines, maximum or minimum length, multiple choice questions, bundles of handouts, percentages to understand if I got a fail, pass, merit or distinction. Procedures, handbooks and guidelines: if you’re not really careful, British university looks more like a run against time and hurdles, and rather than learning for an exam, you learn how to pass an exam. It’s a race where much is left to serendipity and less to diligence and effort.

We, international students, have not been enthusiastic of the quality of teaching and assessment. We’ve learnt how to use literature, how to prepare an assignment in short time and by the due deadline, of the right number of words and correct interline. But I’m glad I studied in Italy: after much complaining, now I can tell I got a good preparation. If only Italian university were more updated (more internet and more English), job-oriented and less left in the lecturers’ whimsical hands, it would be a big competitor of northern universities.

If I decide to enroll in another Master, please, tie me to a chair and beat me up.

Anyway, now I’m finished, won’t start my doctorate project until end of September, my head is full of plans but well before that…Italy, I’m cooomiiiing!!

Fringe Festival

Ad Edimburgo durante tutto Agosto si svolge il Fringe Festival, il festival artistico più grande al mondo. Musicisti e cantautori, compagnie teatrali più o meno professioniste e talentuose, comici celebri, ballerini, band: qui hanno la possibilità di esibirsi su un palco. Qualcuno di loro è già celebre, altri lo diventeranno in futuro. Inoltre lungo le strade principali e i vicoli secondari, lontani dalle strade zeppe di turisti scemi, si esibiscono gli artisti di strada, giocolieri, chitarristi, maghi e prestigiatori.

Ci sono andato un pomeriggio da solo: a volte ho bisogno di riallacciare i rapporti con me stesso. Vagando per strada e curiosando qua e là ho raccolto un pacco di volantini che pubblicizzavano gli spettacoli nei teatri, non riuscendo a dire di no a nessuno di questi ragazzi col volto speranzoso che me li allungavano, anche se in realtà ero lì per un unico spettacolo la sera, un concerto di Rachel Sermanni. Rachel viene dalle Highlands (nonostante il cognome italiano), ha una voce morbida e soffusa e avvolgente, rispetto a quando parla sembra che ci metta sopra un paralume. Mi ricorda un po’ il timbro di Fiona Apple. Credo che sia molto divertente uscirci insieme: tra una canzone e l’altra continuava a ridere di gusto e a scherzare con la pianista e l’altro cantante suo ospite, Colin MacLeod, anche se le sue canzoni sono sentimentali e serie, e su di me hanno uno strano effetto ipnotico e meditativo, riuscendo a farmi ripiegare in me stesso.

Ho imparato a mie spese che ad Edimburgo non ci si va con i pantaloni chiari, soprattutto se non si è capaci di succhiare il calippo e ci si sbrodola tutti d’arancio sciropposo. Prima di salire sul treno del ritorno ho preso una fetta di pizza che, per la prima volta, sapeva da pizza italiana.

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The Fringe Festival of Edinburgh is the largest Arts Festival in the world, lasting almost one month in August. Here musicians and songwriters, choirs and dancers, actors and comedians get a piece of stage. Some of them are already professional and famous, some of them not yet but probably they’ll become. Buskers, magicians and street performers try their chance to become famous or at least to earn their living. They fill up the main streets in the city center and the small secondary lanes, less crammed with moronic tourists.

I’ve been there on my own: sometimes I need to catch up with myself. While I was wandering and looking around under the showers that always welcome me in Edinburgh I collected a pack of flyers handed out by those young artists full of hope, and of course I couldn’t say ,,no, there’s no chance I’ll come to your show” to them.

I was there for a concert of Rachel Sermanni, who comes from Highlands and whose voice is warm and cosy and dark like a duvet. I think Rachel is very nice to go out with: she was joking and laughing her heart out on the stage with her pianist and guest musician Colin Machleod, although her songs are sentimental, pensive and serious. Her voice has a weird hypnotic effect on me.

I should remember I shouldn’t wear any white trousers when away from home, since I managed to dribble out my calippo on them. Before getting on the train home, I had the most italian-like pizza since I am abroad. Good, tiring day.

Giochi del Commonwealth/Commonwealth Games

In queste settimane Glasgow è allegramente sotto ai riflettori. Se cascate dal pero, è perché non siete sudditi di sua Maestà e siete al di fuori del Commonwealth, l’organizzazione politica che raccoglie le Nazioni che una volta facevano parte dell’Impero Britannico.940px-Commonwealth_of_Nations.svgDa 84 anni e ogni quattro anni, come per gli Europei di calcio, si organizzano i Giochi del Commonwealth, e questa volta ad ospitarli tocca a Glasgow. In città si sono riversate persone da 53 Paesi  (molte delle quali in realtà sono isolette, tipo Malta o le Solomon Islands) e 71 Nazioni (ad esempio Scozia, Galles e Irlanda del Nord contano ciascuna per sé), accomunate soprattutto dalla lingua inglese e da un passato di dominazione: la Regina è tutt’ora capo di stato di tutti questi paesi. Immaginatevi, lei va, ad esempio, in Australia e pensa: questo è tutto mio! Anche se dubito che lo pensi, non fosse altro che per una questione di buone maniere. Turisti e appassionati sportivi, atleti con relative famiglie e allenatori, lavoratori impiegati negli stands e nelle strutture, volontari, forze dell’ordine e medici, fisioterapisti e tecnici dello sport hanno occupato ogni stanza disponibile. Per accedere alla Subway in questi giorni bisogna fare una coda lunghissima, non si era mai visto qui a Glasgow! Un’occasione per offrire al mondo una buona immagine della Scozia, con orgoglio immenso misto a goffaggine e irriverenza tipiche di questo popolo (vedi i commenti alla cerimonia iniziale qui e qui).commonwealth-flags
Glasgow è stata rattoppata a nuovo, hanno ridipinto le arrugginite cassette per la raccolta della posta, piantato fiori ovunque, aggiunto mappe lungo le strade (una delle cose di cui Glasgow può essere già orgogliosa), costruito o restaurato edifici a tempo di record, sono comparsi numerosi nuovi murales a decorare le fiancate spoglie e grigie dei palazzoni in centro, hanno piantato un enorme gazebo per il merchandising in George Square, hanno organizzato un festival correlato ai giochi che si svolge in tre zone diverse di Glasgow, facendola assomigliare molto a una città italiana d’estate, quando la gente e le bancarelle riempiono le strade, e i concerti, le chiacchiere e l’odore di cibo profumano l’aria. La magia scade alle 20 di sera, ma ci accontentiamo.

2014_Commonwealth_Games_Logo.svgNon saranno le Olimpiadi, ma quando mi ricapiterà l’occasione di partecipare a un evento su scala tanto grande nella città in cui vivo? Ho tirato fuori quel poco d’interesse per gli sport che provo in qualche angolo remoto della mia personalità e ho preso un biglietto per l’hockey. Come ha commentato Kevin, ,,è bello fare parte di qualcosa”, qualcosa che abbraccia popoli così diversi e che li coinvolge in una competizione sana e sportiva. Salvo poi scoprire che non si trattava di hockey su ghiaccio, ma mi sono ritrovato a tifare, urlare e trepidare seguendo le sorti di questa pallina gialla che rotolava sul prato finto e pieno d’acqua, spinta con violenza e agilità da ragazzi provenienti prima da Galles e Trinidad&Tobago, poi, nel secondo match, da Scozia e Malesia. Il portiere della Scozia urlava come un orso, e si muoveva anche come un orso, ma non è bastato per salvare la squadra da un comunque onorevole 1-2. Eh, le regole dell’hockey su prato non le ho ancora capite comunque.

La mascotte dei giochi è Clyde (come il fiume di Glasgow), un cardo (fiore simbolo della Scozia) dai capelli sbarazzini. In diversi angoli della città sono apparse statue ad altezza di bambino di questo Clyde, con una t-shirt ogni volta dipinta da una diversa scuola elementare, sui quali i turisti si arrampicano allegramente per una foto. Un saluto da Glasgow, capitale del Commonwealth per undici giorni!

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Glasgow happens to be currently under the spotlight, and for no tragic reason. If you don’t know anything about that, it’s just because you live outside the Commonwealth of Nations, the organization collecting all the ex colonies of the British Empire. There’s nothing nicer than organizing a big party for a supranational organization that counts sort of half of world population, all having in common more or less only the English language and a past of domination under the British Crown. The Queen is still the formal head of all these 53 countries and 71 nations. Just imagine, she travels, say, to Australia, and thinks: this is all mine. Well, probably manners don’t allow her to think that.

Tourists, athletes and their families and trainer, doctors and physiotherapists, sport technicians and volunteers and employees and workers have flooded Glasgow and occupied any single spare room. The Subway and trains have never seen such long queues over here. Glasgow has been polished and glittered, flower pots put everywhere, the rust scratched, the grey dull walls covered with graffiti, maps added along the streets (although Glasgow is quite efficient from this point of view). A festival with free concerts, carousels and food stands have been organized in three different points of the city, making it looking like an italian city during summer, when people’s voices and food smells fill up the air. The magic ends at 10 pm, but we are happy with it nonetheless.

_IMG_1047When will I get again the chance to live in a city where such an internationally relevant event takes place? I have rummaged for a bit of sporty feeling inside my character and I’ve booked tickets. As Kevin said, ,,it is nice to be a part of something”. Runners and swimmers and gymnasts were already sold out, such a pity, so I went for hockey, and I even managed to get a bit fond of it by the end of the game. The player were sliding and chasing a small yellow ball on the heavily wet grass. I found myself shouting in support to Scottish team, who nonetheless lost 1-2 against Malaysia, despite of the goalkeeper’s barks.

The Games mascot is Clyde (named after Glasgow river), a thistle (hence the fancy violet hair) that appears in different corners of the city with a different t-shirt each time, painted by elementary schools or so, and short enough to be the goal of many pictures and selfies. Cheers from Glasgow, City of the XX Commonwealth Games!