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Il 27 Agosto la Scozia è ancora in ordine/On the 27th of August Scotland is still in order

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Quando sono sceso dall’aereo proveniente da New York, ho sentito che mi toccava ricominciare da capo. Era lampante. Ero uno sbaglio di colori accesi (felpa acquamarina, t-shirt viola, pantaloncini arancio) comparso in un ambiente dove invece i colori sono annacquati e ingrigiti.

Piacere, sono Davide. Sono la Scozia, il piacere è tutto tuo.

Facevo fatica a riconoscere il cielo, avevo dimenticato la luce della Scozia, che è liquida, soffusa, filtrata dalle nuvole, completamente diversa da quella forte di New York. Le persone mi sembravano estranee, mi guardavano accigliate come a dire: “ma non sai dove sei atterrato?”.

Mi sono ritrovato senza casa e senza il sostegno di cui avevo bisogno. Non sempre va come uno programma, o come uno s’impegna a far andare. Sono finito spezzettato, frazionato tra diversi ripari, nomade, ma questa volta senza l’antipatica sensazione di essere un ospite (tanto mi piace ospitare quanto mi sento a disagio ad essere ospitato). Sono grato alle amiche mi hanno aiutato a mettere insieme i pezzettini. Sara si è presa cura di me, con coccole, cibo sano, passeggiate e film in bianco e nero. Nicoletta mi ha curato con il balletto, il piano, il cinema e la cucina (soprattutto tanti carboidrati) e con lo spionaggio dei vicini. Siamo stati ad Helensburg a visitare la casa costruita da Makintosh, e una guida molesta ci ha scambiato per una coppia e ha cercato in tutti i modi di indirizzarci al negozio di souvenirs. Il mio ritmo del sonno si è modificato, ho cominciato a svegliarmi prestissimissimo e ad andare a letto come le galline.

Aggiorno il blog quando trovo qualcosa da fissare in parole. Ci sono periodi in cui sono troppo occupato a vivere, altri in cui sono occupato a sopravvivere. Mi sento come un bicchiere vuoto che aspetta di essere riempito, e non ho nessun surplus che strabordi e macchi le pagine di questo blog.

Settembre è stato un mese per radunare le schegge della mia vita interiore e dar loro forma di nuovo, un mese per ricevere affetto e attenzioni a sufficienza da sentirmi indipendente e poter ricominciare a distribuirle agli altri. Un mese d’attesa, di condivisione strettissima di spazi. Alla fine di questo mese, mi sono trasferito in un appartamentino tutto per me. Ho deciso che sono adulto abbastanza per affrontare la vita da solo. Ho trovato un monolocale nel Southside, ai bordi di Govanhill, una delle zone più pericolose ed etniche di Glasgow. L’appartamento è piccolo, ma lindo e ben tenuto, pieno di luce e senza moquette. L’ho pulito a fondo, l’ho riordinato, l’ho riempito della mia presenza. E finalmente, mi sono sentito bene.

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When I stepped out of the aircraft that took me from New York to Glasgow, I felt that something was going to change in my life. It was clear, I looked like a mistake of colours, a bright, colourful spot (turquoise hoodie, purple tee, orange shorts and yellow shoes) in a grey environment, where colours are watered down. People stared at me, they clearly thought: don’t you know where on earth you have landed? Oh yes, I know pretty well.

A new start. I am Davide, it’s a pleasure to meet you. I am Scotland, the pleasure is all yours.

The sky looked stranger to me, I forgot the light is liquid, diffused and softened by the clouds, so different from the vivid sunlight of New York.

I found myself without an accommodation and the support I was relying on. Things cannot always go as you plan, or as you work hard to make go. I was shattered and split between several shelters, a nomad, fortunately without the unpleasant feeling of being treated as an unwelcome guest. As much as I like hosting, I don’t feel at ease being hosted. I’m grateful to my friends who helped me put together the shards. Sara took care of me first, feeding me with healthy food, strolls and black-and-white movies. Nicoletta then took over with the piano, ballet, movies and hearty food (which, for me, means carbohydrates) and sexy-neighbors-window-peering. We visited Makintosh’s House on the Hill, where an annoying woman mistook us for a couple and tried her best to sell us a yearly fellowship and to send us to the extremely expensive gift shop. My circadian rhythm went messed up and I started to wake up very early and to go to bed even earlier than my usual.

I write on this blog whenever I have something to digest and then turn into words. There are times when I am way too busy to live, and some others when I am way too busy to survive, when I feel like an empty cup waiting to be filled up again and to spill over and stain the pages of this blog. 

I dedicated September to gather the my pieces of my inner life together and give them a shape, a month to collect affection and care enough to be independent and be able to divvy them up again. A month spent waiting and sharing tightly my space and my daily routine. After such a month, I moved into my new flat, a single bedroom in Southside, Govanhill, a very ethnic area, let’s call it this way. I felt ready to stay on my own, after many years of not always successful sharing. My flat is tiny and bright and well kept and cozy and carpet-free. I cleaned it out, I tidied it up, I filled it up with my own presence. And finally I felt sorted.

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