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Balançoires/Musical swings

balancoires2.jpgNel centro di Montreal, nel Quartiere degli Spettacoli, si trovano ventuno altalene colorate a gruppi di tre: le balançoires. Sono un’installazione artistica, di quelle interattive. Ci sali sopra, cominci a dondolarti, e da sopra la tua testa sgorga musica. All’inizio lenta e monotona, dong dong dong, poi cambia e diventa più variata. È il timbro di uno strumento a corda, così che ti sembra di essere un grosso plettro che va avanti indietro su una chitarra. Non so come funzioni il software che genera la musica, immagino che in qualche modo sia guidato dal ritmo del dondolo, ma sembra andare piuttosto a casaccio.
Notate un particolare: le altalene hanno dei colori sgargianti, un richiamo irresistibile per me. Le avevo provate velocemente con Milovan, ma volevo godermele di nuovo prima di lasciare Montreal. Era un luminoso martedì mattina, le avevano appena tirate fuori dall’involucro dove le tengono di notte, non c’erano troppi turisti a fare concorrenza. Mi sono seduto comodo sull’altalena più esterna e ho preso la spinta.

Qualcun atro occupava le altalene di fianco a me. Una coppia di turisti con due bambine, una donna latinoamericana, un’altra asiatica. Restano un paio di minuti, poi se ne vanno. Io continuo a dondolare, prendo un ritmo regolare e tranquillo, nessuna ambizione di arrivare troppo in alto. Sorrido.

Una signora anziana vestita di chiaro e con un cappello bianco a tese larghe mi passa davanti. Si vede che è indecisa. Torna indietro, posa la sua borsa ai piedi dell’altalena, sale e si mette a dondolare. Non ci guardiamo neppure. Eravamo timidi, quasi vergognosi di essere colti in un gesto così infantile. C’erano altre altalene libere, ma lei ha scelto di dondolare con me. I suoi accordi si sono mescolati ai miei. Poi si è aggiunto un ragazzo dai capelli rossi, la camicia e le scarpe dicevano che era diretto in ufficio. Prende posto sull’ultima altalena rimasta libera, quella centrale, seduto in direzione contraria alla nostra, si contorce per riuscire a scattarsi un selfie. La musica era malinconica, un tratto ricorrente della musica del Quebéc. Chiudo gli occhi. Quando riapro lo sguardo, la signora è sparita, e anche il ragazzo infila il telefono in tasca e se ne va. Io resto ancora un po’, a guardare le persone che passano. Poi afferro di nuovo la valigia e mi allontano.

Chissà cosa abbiamo condiviso, tre adulti spaiati su un dondolo, assorti nei nostri pensieri, una vita da rincorrere subito dopo, uniti dalla contentezza di spostare il baricentro avanti e indietro su un’altalena nel sole caldo di Montreal.

If you walk by the Quartier des spectacles in Montreal, you will come across this installation called les Balançoires, the musical swings. They are 21, grouped by 3, and they make sound! Like a pinched chord, monotonous and slow at start, but then different, varied, I guess according to the algorithms of some mysterious software, whose logic is not quite clear to me. Anyway, they are an appealing feature for tourists and not, and they are brightly coloured, which makes them even more appealing to me. I went by quickly with Milovan, but didn’t have much time to try them out, so I went back before I left Montreal, on a sunny Tuesday morning. They had just unwrapped them from the protection they keep them at night. I put down my suitcase, I sat comfortably on one seat, and started swinging.

There were more people swinging to my sides, a couple of tourists with two daughters, a woman, but mostly came and go. I just enjoyed my stable pace, not too fast, no ambition to swing too high. I smiled.

An elderly lady in light clothes and a cream-colour large hat walked briskly by. She was clearly tempted. She came back, put down her bag, climbed on the far seat, and joined me in the swinging. We didn’t look at each other, we were almost prim in our childish action. Imagine, an old woman and a not-too-young-anymore guy. She picked my group of swings, though, others were free, but she chose to add her tunes to my music. A ginger guy joined on the central swing. His shirt and trousers and shoes said he was on his way to the office. He took out his phone to take a selfie. I closed my eyes. The music was slightly melancholic, it seems to be the tone of the Quebec. When I opened my eyes, the lady was gone, and the guy put his phone in his pocket, and left. I stayed a bit, to enjoy the sun in my face, people walking by. Finally I grabbed my suitcase and left.

What did we share, deep in our thoughts, a life to chase before and after, three grown-ups, unmatched in all except in our joy of moving our balance back and forward on a musical swing in the warm sun of Montreal.

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