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Silent Night, version 2

On a Saturday night of December, Nick told me: “We will sign the first verse of Silent Night tomorrow at the Carol Service. I’ll show the congregation first, then we’ll sing it through and sign. I need to think how to teach them”. “Why don’t you have a look on Youtube?”, I asked. “I am deaf, I know BSL, I don’t need to check on Youtube” “Well, just because you can sign doesn’t mean you are a perforem. Come on, let’s have a look”, was my reply. Not that I don’t trust Nick, but why not give it a try?

Once home we ended up watching four or five different versions of Silent Night. Some of them were more respectful of the grammar and nuances of sign language, others were rather didascalic, strictly word-by-word translations. Some people really moved emotionally to the signs, but Nick commented that few of them had ever cradled a child: considering how open their arms were when they signed BABY, they may drop the baby itself. Anyway, Nick took inspiration and made up a simplified version of the song.

The next day we went to church, greeted the people there, we met the interpreter and sat down. “Nick, do I need a hymn book?” “No, carols will be projected on the screens on the wall”. “Ah, yes, now I see. Oh, Silent Night reads different, is it another version?” “It may be, that’s the second verse, but don’t worry, the first verse is the same, that’s not negotiable”.

I grabbed his hymn book and flipped it through-I like reading carols. “Look, Silent Night is different here as well. And the first verse, too!” Facing evidence, Nick jumped up, grabbed the interpreter, went to the computer guy, deleted the alternative version from the powerpoint and quickly typed in the better-known one. Just in time. The service started right away.

People were very happy to sign along, and Nick was greatful that I spotted the difference in time. It would have been hairy to improvise! 

Have a merry Christmas.

Ps here are some of the videos we watched: 




 

In Gran Bretagna amano i canti di Natale. Di più: ogni chiesa, ma anche, ad esempio, l’università, organizza in vicinanza del Natale un Carol Service, che mette insieme preghiere, riflessioni sul Natale, canti e l’occasione per farsi gli auguri e mangiare un sacco di mince pies

Nick un sabato mi fa sapere che il giorno dopo, durante il carol service nella sua chiesa, a lui è stato affidato l’incarico di insegnare la prima strofa di Astro del Ciel in lingua dei segni. Io gli chiedo: “Sei pronto? Hai provato a guardare su Youtube?” “Perché mai? Sono sordo, so segnare, non ho bisogno di imparare da Youtube!” “Eh, ma una cosa è saper usare i segni, un’altra usarli per una performance! Dai, diamo un’occhiata, si sa mai che ti venga l’ispirazione”.

Alla fine ci siamo sciroppati quattro o cinque video di fila. Alcuni interpreti erano rigidi rigidi, con una traduzione parola per parola dall’inglese. Nick ha commentato: “A giudicare da come segnano pargol,  non hanno mai tenuto un bambino in braccio”. Altri erano più liberi e artistici, e riuscivano ad infondere nei segni l’affetto che si addice ad Astro del Ciel. Alla fine Nick ha messo insieme una versione facile facile a prova di anziano (l’età media dei membri della congregazione è alta, come si può immaginare).

Il giorno dopo andiamo in chiesa, salutiamo un po’ di persone, l’interprete era già là, e ci sediamo. Chiedo a Nick se devo procurarmi un libro degli inni, ma lui risponde che i canti verranno proiettati sul muro. Alzo gli occhi e noto il powerpoint, che casualmente mostrava la seconda strofa di Astro del Ciel. Però non riconosco le parole. È una versione diversa, dice Nick, ma la prima strofa resta sempre la stessa, non si tocca! Allora mi metto a sfogliare il suo libro dei canti e noto che anche la sua versione era diversa. Nick, di fronte all’evidenza, salta in piedi e si precipita dal ragazzo responsabile del powerpoint, e in velocità cancella e sostituisce la strofa con la versione che tutti conoscono.

Appena in tempo: il servizio comincia, e tutto va bene. “Fortuna che te ne sei accorto, sai che figura se me ne fossi accorto sul più bello”, mi dice alla fine. L’assemblea ha imparato volentieri la versione in lingua dei segni, che poi viene fuori un po’ come un bans o un ballo di gruppo da seduti, e fa subito allegria. Buon Natale!

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