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Carta d’identità/ID

Se a un espatriato viene nostalgia dell’Italia, va in visita al consolato d’Italia in Edimburgo. Ad accoglierlo ci saranno funzionari incapaci, sgarbati e sgradevoli, proprio come in tanti altri tipici uffici italiani. Il consolato ha orari d’apertura ridotti all’osso e un sito web antidiluviano, le informazioni si reperiscono armandosi di setaccio e molta pazienza. Le vie della burocrazia non si semplificano con la distanza, anzi sembrano diventare ancora più tortuose, si aggiungono passaggi intermedi da affrontare con tenacia.

Dovevo rinnovare la carta d’identità, dopo che –mea culpa!- la mamma le ha fatto fare un giro in lavatrice e ogni volta al banco dell’aeroporto dovevo sottopormi a inquisizioni interminabili perché non si fidavano della mia foto sgualcita in cui peraltro figuravo con un faccino troppo giovane. Vorrei tanto avere una carta d’identità moderna, formato tessera, magari elettronica, ma è rilasciata solo da pochi illuminati comuni d’Italia. Mi dovrò tenere quella cartacea, grande e deperibile, ancora per un po’.

Una delle segretarie del consolato, una toscana, ormai riconosce la mia voce, tante sono le volte che l’ho chiamata negli ultimi mesi. Ogni volta mi risponde con un tono supponente e straffotente, sotto ogni sua singola tagliente parola avverto chiaramente che mi sta mandando mentalmente affffff…rancoforte. È arrivata ad interrompere la telefonata mettendo giù il telefono senza dire arrivederci.

Io sono giovane e autosufficiente e abituato a vivere all’estero. Però a me spiace pensare a quegli espatriati che si allontanano per la prima volta dall’Italia, imbarcandosi di malavoglia in una vita difficile per cercare un’alternativa, sfuggendo alla mancanza di prospettive, e l’unica interfaccia con il loro paese natale, da cui si deve passare per forza per i propri documenti e le carte elettorali, sono certi villani del genere. Per favore, dipendenti del consolato, siate almeno gentili, se proprio non riuscite a renderci la vita più facile. Abbiate pietà, fatelo per loro.

Ma vabbè, non importa, finalmente ho la mia carta d’identità nuova, un’orribile foto con le occhiaie e i capelli spettinati, e ho il passaporto. Sperando che io e la mamma impariamo a controllare nelle tasche prima di mettere i pantaloni nella lavatrice.

passport

You do not want to have to deal with an Italian consulate. You would not enjoy it—it’s no fun.

Cambio di residenza/Neuer Wohnort

Yuppi!!! Ufficialmente dal 23 ottobre non vivo più in Italia!
Ho cambiato residenza. Perché mai? Innanzitutto perché così posso votare dall’estero, ricevendo comodamente per posta la tessera elettorale (ma la battaglia perché chiunque è lontano dal proprio comune di residenza per validi motivi possa comunque votare continua: ne ho già parlato in questo post). Inoltre ora la mia famiglia otterrà delle riduzioni delle tasse, quelle variabili in base al numero di componenti del nucleo familiare. Infine, se dovessi rinnovare dei documenti, non dovrei tornare in patria apposta. Ovviamente perdo la copertura sanitaria nazionale, ma godo di quella britannica. Fondamentalmente, sapendo di restare all’estero per i prossimi quattro anni, ho fatto in modo di avvicinare a me l’ufficio di riferimento.

Per ottenere il cambio di residenza, e quindi essere iscritti all‘Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE), è necessario:

  1. compilare un simpatico modulo disponibile su internet sul sito del consolato cui si fa riferimento (nel mio caso, Edimburgo). Il modulo è un pdf modificabile, con i riquadri dove inserire i propri dati che fluttuano un po’ a casaccio all’interno della pagina, e scritto col presupposto che chi lo compila non sappia leggere, dato che al posto di ,,fax” si trova un simbolino che a me in realtà ricorda un frigorifero;

    aire_de

    Secondo voi il terzo disegnetto indica il fax?

  2. un documento d’identità valido. Sia il documento che il modulo (punto 1) si possono spedire via mail, peraltro lo stesso consolato segnala ,,a tutti i connazionali provvisti di posta elettronica gli importanti vantaggi della comunicazione del proprio indirizzo e-mail a questo Ufficio Consolare” [sic.];
  3. tanta, tantissima pazienza. Si ha a che fare con impiegati statali italiani, ai quali non basta respirare aria estera per dotarsi di cortesia ed efficienza. Dapprima ho mandato una mail per ricevere delucidazioni, incoraggiato dal messaggio di cui al punto 2, ma visto non mi rispondevano (!) ho chiamato. Il telefono squillava a vuoto: ovviamente non posso pretendere che mi rispondano, sono solo le 9.30 di mattina. Ho riprovato più tardi, mi sono districato tra le labirintiche indicazione di una voce registrata, ho ottenuto la linea con una prima, pavida impiegata, e quando finalmente sono riuscito ad interloquire con l’addetta all’anagrafe, questa mi fa: ,,Senta, mi mandi una mail”. Hey, are you *** kidding me? 
  4. aspettare che il comune in Italia recepisca la notifica da parte del consolato e invii conferma scritta all’interessato. Come questa ⤵︎

aire_de

Fine della storia. Segnatevi il mio nuovo indirizzo!

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Ich hab endlich, nach viiiielen Mühen (die italienische Bürokratie ist langsam, unhöflich und ineffizient im Ausland sowohl in Italien), meinen Wohnsitz gewechselt. Meine offizielle Anschrift ist jetzt hier in Schottland. Daher kann ich von hier aus stimmen. Gemäß dem italienischen Gesetz darf man nämlich nicht per Post oder Stimmvollmacht wählen. Man muss bei dem AIRE (das offizielle Register der Italiener, die im Ausland seit mehr als einem Jahr wohnen) sich anmelden. Wahnsinn, oder? Aber jetzt ist es alles in Ordnung!