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Foresti/Foreigners

Finalmente sono rientrato in possesso delle mie chiavi, del mio letto, della mia routine. La mia camera per un mese si è trasformata in un ostello, un po’ come la mia vita, con gente che va e che viene. A Glasgow sono esplosi il bel tempo e i Giochi del Commonwealth, e la richiesta di ospitalità sul sito di Couchsurfing è schizzata alle stelle. La gente mi risparmia la fatica di rispondere di no, dato che la maggior parte di loro non superano il Test del Gelato (offro ospitalità solo a chi mi cita il suo gusto preferito, secondo una precisa richiesta nascosta nel mio profilo. No gelato, no ospitalità).

dePer una macchinazione della vita, nello stesso fine settimana si sono incrociate due bionde ventenni tedesche, che sono riuscito tuttavia ad ammassare da qualche parte nella mia cameretta asfittica. Per quattro giorni ho dato aria al mio tedesco, ho scosso un po’ di polvere, ho aggiunto dei rammendi e delle cuciture nuove provenienti dal Sud e dall’Ovest, regioni in cui non ho vissuto.

ampelmannDiverse ma simili, giovani e inesperte ma felici di viaggiare per la prima volta da sole. Se avete uno stereotipo di tedesco medio, Stella riesce ad intaccarlo. Ha studiato latino, adora l’Austria (non è scontato: tedeschi e austriaci condividono poco più della lingua, non osate confonderli o si offendono), e ha deciso di prendersi un periodo di pausa prima di scegliere la facoltà universitaria e se ne è andata in Irlanda per imparare l’inglese e lavorare. Mentre era mia ospite è riuscita in un’impresa che credevo impossibile: scottarsi sotto il sole di Glasgow. Elsa si è lasciata trascinare in giro docilmente per la città una domenica pomeriggio e mi ha aspettato pazientemente mentre interrogavo serratamente una studentessa d’arte in merito a una mostra di cui volevo assolutamente capire il significato. Stella ed Elsa sono più giovani di me, cinque-sei anni di differenza si sentono, i problemi e i punti di riferimento nelle nostre rispettive vite si trovavano su due livelli diversi, però mi hanno lasciato, con spontaneità freschezza gentilezza innocenza, un bel ricordo, assieme a un magnete sul frigorifero.

nzPoi è stata la volta di Mike, un kiwi (=neozelandese) altissimo e affascinante, specie quando sguaina la chitarra e canta con atteggiamento spensierato e provocante. È ancora un ragazzo immaturo, se riesce a far convivere un vistoso simbolo della pace con la sua militanza nelle forze armate per sette mesi, in quanto pilota d’aereo. Intende girare tutta l’Europa facendo autostop e affidandosi al buon cuore della gente.

dulce de lecheitTommaso, italiano, è un ragazzo generoso e alla mano, incontrarne di persone così, e si è dimostrato entusiasta di qualsiasi cosa, anche se il clima di Glasgow gli ha reso difficile (leggasi umida) la sua visita.ar Non l’ho potuto ospitare perché nello stesso periodo da me stava Flor, che è nata a Buenos Aires in una famiglia mista italoebrea. Con grande invidia per la sua pronuncia perfetta (studia fonetica e credo che parli più o meno come la regina, mentre io parlo più o meno come Shrek) abbiamo chiacchierato a lungo. Flor mi ha spiegato la tradizione del mate, quell’infuso amarissimo diffuso in Sud America, che si beve a qualsiasi ora del giorno ma soprattutto con gli amici. Si riempie la tazza con le foglie di questa pianta, si versa acqua calda e poi si sorbisce attraverso una cannuccia. Quando l’acqua è finita, la tazza viene riempita di nuovo e passata al secondo del gruppo, e via così. Una specie di grolla sudamericana. Flor è stata in assoluto la mia ospite più pulita, non so come, ma il bagno sembrava diventare sempre più lindo col tempo. Prima di partire mi ha regalato due confezioni di dulce de leche (la deliziosa, caramellosa crema, l’originale argentina!) e un simpatico set di sottobicchieri con ricette per preparare cocktails, dato che sto ormai diventando una barzelletta internazionale con la mia ostinazione a non bere birra né vino.

Mantengo alta la bandiera italiana cucinando per i miei ospiti cose buone e ad alto contenuto di gusto (le pesche al forno con amaretti hanno riscosso successo), e la bandiera scozzese facendo loro conoscere cose buone e ad alto contenuto di colesterolo (il mars fritto, il fudge e la millionaire short cake). Selene è stata ben contenta di partecipare a queste cene di massa, contribuendo con torte salate, bibite gasate e portando a casa la sua parte di calorie, mentre Thibaut ha lavato i piatti. Non abbiamo mai mangiato così bene in tutto l’anno come in questo periodo, e a quanto pare qualcuno dei miei couchsurfers non vedeva tanto cibo da mesi. Ho visto Glasgow con gli occhi di gente da altre parti del mondo, di gente in viaggio, di gente di passaggio: per loro era una sorpresa, era cara, era economica, era noiosa, era grigia, era interessante…

Ora però sono esausto. Ho offerto tanto ai miei ospiti: tempo, il mio lettone, cene, serate con i miei amici, tour della città. Sarà strano ora abituarsi alla camera di nuovo vuota, ma hey, mi manca la mia stessa compagnia.

me and florDo I look tired? Sure, after one long month of couch-hosting. My wee room was turned into a hostel, like my life, with a lot of people landing and quitting. Fortunately I can turn down most of the requests on the website since they don’t pass the Ice Cream Test (which means, they didn’t read my profile, where I utterly ask them to cite their favourite ice cream, just to check if they’re sending a personal request or cutandcopying it), still, because of the summer and the Games, I hosted a load of people, crammed into my wee room.

deFirst of all came two German girls, both in their early twenties, both fair and small but from different part of Germany. They helped me brushing up my dusted German with new expressions (kein Plan to say ,,no idea”). Stella managed to get sunburned in Glasgow. Elsa let me pull her around the city, in a rushed tour culminating in me having a discussion with an art student about the meaning of some artworks. They were 5 years younger than me, enough to make me feel on a different level. Our concerns, plans and experiences are different. Still, their spontaneity, naivety and kindness left me warm memories, plus a nice magnet on my fridge.

nzMike is a tall, attractive kiwi, especially when he takes out his guitar to sing. He’s selfaware and bantering, and quite reliant on his hosts’ generosity. He’s trying to visit the whole Europe by hitchhiking.

itI met Tommaso just for lunch, but it was enough to understand he’s a decent guy, accommodating and laid back. He got soaked under a particularly rainy weegie day, still he was rather happy with the city.arAt that time I was hosting Flor, a delicious girl from Argentina. She’s becoming an English phonetic teacher, so she speaks like the Queen, while my pronunciation is rather like Shrek’s one. Flor taught me the art of mate. In Southamerica you drink mate the whole day. Mate is a bitter herb tea: you bring along a big thermos and the crunched dried leaves, you fill up a cup with those, then pour hot water and sip with a straw. If you’re hanging out with friends, new water is added and the cup is passed on to the following guy. The core of mate is sharing and chatting and staying together. Flor gave me two cups of original dulce de leche from Argentinia, have you ever tried this delicious caramel cream? Plus a set of coasters with recipes to prepare cocktails. She was the cleanest guests I had, the toilet looked to shine with time.

I support my country with pride cooking highly scrumptious dinners (my baked peaches with amaretti rocked!), and I support with pride Scotland by offering highly caloric meals (deep fried mars rules!). Selene was happy to did her part, brought along quiche, drinks and brought away her burden of calories, while Thibaut happily helped with the washing up. We’ve never eaten so much and with so much pleasure the whole past year, and I may bet some of my guests simply hadn’t seen much food at all lately, because they were short of money. They reported their version of Glasgow: cheap, dull, interesting, expensive, surprising…

I’m exhausted. I’ve given all: my bed, keys, time, dinners, friends, city tours. It’s hard to get back to my empty room now, but hey-sometimes my own company is nice enough!

Drew and Kelly

Ci vuole una dose di sconsideratezza per mettere a disposizione la mia stretta camera a gente sconosciuta della quale so quel poco che scrivono sul loro profilo di couchsurfer. Io lo faccio un po’ per gratitudine, per ricambiare l’ospitalità ricevuta: quando ne avevo bisogno ho sempre trovato un letto su cui riposare le gambe, una tazza di tè caldo, una chiacchiera e qualche dritta per sopravvivere nella città sconosciuta. E poi perché questi viaggiatori portano con sé altre vite, esperienze, novità, che valgono più delle sterline e mi arricchiscono più di un proprietario di ostello. Questo tipo di ospitalità mi costa poco soprattutto se gli ospiti dopo pochi giorni sono destinati a scomparire dalla mia vita.

Couchsurfing comunque presuppone un contatto con le persone del posto, uno scambio, passare del tempo insieme, condividere una cena oltre che la camera da letto. Io, per evitare scrocconi che di solito non leggono neppure il profilo degli aspiranti ospiti e che quindi essenzialmente non sono interessati alla mia personalità ma solo a viaggiare a sbafo, ho inserito, tra le (poche) righe di presentazione sul mio profilo, una richiesta: indicare il proprio gusto preferito di gelato (sappiatelo, potenziali couchsurfers! >:] ), altrimenti non accetterò la richiesta di ospitalità.

Drew e Kelly sono rimasti colpiti dal cremoso gelato italiano, ma amano in particolare il gusto cioccomenta. Drew e Kelly hanno lasciato i rispettivi lavori e sono partiti dalla California in Marzo, appena dopo essersi fidanzati, in un viaggio intorno all’Europa della durata di 4 mesi. Hanno visitato ogni angolo dell’Europa occidentale, partendo da Londra, passando per Spagna, Francia, Italia e Svizzera, Grecia e Germania, Belgio e Irlanda, Scozia e poi di nuovo Londra prima di ripartire. Potete ripercorrere il loro viaggio attraverso il blog http://kd-europe2014.tumblr.com/. Io li ho ospitati per tre notti.

Che Drew e Kelly siano anime belle l’ho avvertito a partire dal primo contatto visivo, quando mi sono venuti incontro con un sorriso, largo e caloroso come il loro abbraccio, nella Central Station dove ero andato a recuperarli. Cucinano con fantasia e improvvisazione, con un senso del gusto e dell’estetica. Sono una coppia giovanissima ma con molti progetti per il futuro. Due ragazzi alla mano, entusiasti, dinamici, che una mattina hanno riordinato la nostra cucina abbastanza disordinata e come regalo d’addio mi hanno lasciato della marmellata, una cartolina di Firenze (io e Kelly siamo due degli ultimi che ancora scrivono cartoline), un arcobaleno dipinto sul viso e i racconti di un Europa vista con gli occhi di due americani della costa ovest, senza pregiudizi, piuttosto con meraviglia e ammirazione.

Capite perché sono un couchsurfer?

Thanks guys, you’ve brightened up my week! You’ll be always welcomed here, I hope we meet again in the future! Love, Davide 

Some weekends are milder than others. The rhythm is faster, I spin around from place to place, lots is going on, but I don’t feel distressed, because all this activity is filling me up with joy and human warmth and nice people are swirling with me.

I’ve received the visit of two lovely couchsurfers, Drew and Kelly. If you need some inspiration, just check out their life in their blog: http://kd-europe2014.tumblr.com/. They’re super young but they have experienced a lot, travelled around and visited every single corner of West Europe in 4 months. I’m so glad they’ve landed at mine’s as one of the last stops before leaving for US, I could enjoy their reports about the places they’ve visited. Drew and Kelly are enthusiastic and dynamic, they’ve unexpectedly tidied up my kitchen and cooked for me and my flatmates a nice dinner. They cook with creativity, fantasy and good taste, like the people who enjoy staying in the kitchen and entertaining friends. They are warm and easy going like their hug with which they welcomed me when I picked them up in the Central Station. They left me a fancy rhubarb&ginger jam, a rose lemonade, a postcard from Florence (me and Kelly are one of the last few people still sending postcards) and a rainbow painted on the face. 

That’s why I’m glad I am a couchsurfer. It is an easy way to make something good to helpless travellers. It is cheap for them, and rewarding for me. Every time I grow richer, not with pounds, rather with something more valuable.

Thanks guys, you’ve brightened up my week! You’ll be always welcomed here, I hope we meet again in the future! Love, Davide 

Weekend di Giugno/June weekend

Venerdì. Tutt’a un tratto, nel giro di una settimana, il mio profilo sul sito di couchsurfing è diventato gettonatissimo e ho ricevuto richieste a mazzi, neanche gestissi un bed&breakfast a Barcellona. Se non conoscete il couchsurfing, si tratta di un sistema che mette in contatto persone con un divano o una camera degli ospiti libera e viaggiatori che preferiscono l’avventura e l’incertezza di un ospite locale; che antepongono il risparmio alla stabilità e pulizia di una camera d’albergo; la scomodità di un sofà alla sicurezza; il calore umano di persone che si mettono a disposizione per viaggiatori scalcagnati all’anonimato e all’impersonalità di un ostello. Couchsurfing permette l’incontro di persone lontane nello spazio e nelle esperienze, persone con poco altro in comune se non la voglia di conoscere gente nuova e di condividere un tetto e un tratto di vita. Un rischio è sempre in agguato: che manchi da parte dell’ospitante o da parte dell’ospitato il senso dell’ospitalità e la riconoscenza che si deve accompagnare alla gratuità del sistema. Non si chiedono soldi in cambio, ma neppure di essere sfruttati.

Alla fine delle millemila richieste sono riuscito a soddisfarne solo una, e ho ospitato un ragazzo da Macerata (il mio primo ospite!) che si trova in Scozia per un corso professionale, e nella stessa serata ho incontrato tre ragazze che per motivi di spazio non avevo potuto ospitare in camera mia. Li ho portati in giro per il West End (sappiate che come guida sto diventando bravino) e abbiamo terminato in bellezza con una carbonara gigante (piatto che peraltro sta diventando il mio cavallo di battaglia quando ho ospiti inattesi).

glasgow_university

Sabato. Ho imparato a diffidare ancora di più dalle vecchiacce, ce n’è una matta che gira per il centro di Glasgow che mi ha giocato un brutto tiro.

Quando l’Italia gioca a quanto pare è dovere morale andare a vedere la partita, specialmente se si tratta di una serata di beneficenza organizzata da scozzesi, anche se il calcio a me non importa, anche se ho passato la serata a ciacolare e non ho visto neppure un goal, anche se della serata mi ricorderò di più la massa di scozzesi vestiti con la maglia azzurra e le bandiere della Scozia accanto a quelle dell’Italia (sì, ci vogliono bene, non è solo antipatia per l’Inghilterra), anche se io e Selene abbiamo confuso Pirlo con Gattuso o giù di lì, anche se siamo scappati a metà del secondo tempo perché eravamo stanchi.

Domenica. Il fine settimana si è concluso con il festival della Scienza all’Università di Glasgow. Io e Kevin abbiamo partecipato divertiti a una lezione sulle basse temperature a base di azoto liquido. Questi festival sono mirati a colpire la curiosità e l’interesse dei bambini, e a giudicare dall’entusiasmo con cui i pargoli si offrivano come volontari per gli esperimenti, ci sono riusciti. Anche se non hanno ancora capito che quella cosa trasparente e liquida e superfredda NON è acqua! Cena in pizzeria, finita in gloria con un tiramisù niente male.

Friday. The first chance for me to host a couchsurfer. I’ve been a member of this hosting community for years and took the chance of being hosted many times, but all of a sudden my profile on the website gained such an unexpected popularity I had to find space in my small room for at least one of them. Do you know how this system works? It is based on trust between a hos offering a mattress, a sofa or a spare bed for guests who prefer risking than feeling safe but alone in a hostel or a hotel. Couchsurfers are a brilliant community, friendly and warmhearted, willing to share a shelter and a piece of life, and such way of travelling brings together people and experiences that otherwise would have never met. A big drawback is the lack of sense of hospitality of many hosts, and the lack of gratitude of many guests. The system is free of charge, but it doesn’t mean you, guest, are allowed to exploit me!

My first guest was an Italian guy who came here for a professional course. I had turned down three girls (for evident lack of room), but we met anyway in Kelvingrove Park for a beer, and I ended up showing them around the wonderful West End (I’ve become a good cicerone). I prepared a huge carbonara for them all (carbonara is my forte in case of last minute guests).

Saturday. First of all watch out, there is a crazy crone around in the city center. She plays evil tricks.

When Italian national football team plays apparently going to see the match is a must, even more since it was hosted by a Scottish charity, even though I can’t be bother with that, even though I was mistaking the Italian players, even though I spent the night chatting and didn’t even see a single goal, even though nobody really cared and we ran away before the end of the match. I’ll remember the Scottish guys wearing blue t shirts and Italian-Scottish flags on the cheeks-they love us, after all.

Sunday. Glasgow Uni was hosting the Science Festival and me and Kevin experienced the world of low temperatures, the only adults not accompanying children. The kids volunteered with real enthusiasm to take part in the tricks, although they didn’t understand that transparent and supercold liquid is NOT water but nitrogen. Fair enough, maybe curiosity will get them choose science in the future. The weekend ended with a nice tiramisù.