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Necropolis

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Quando ho voglia di stare con me stesso visito la Necropoli, la città dei morti, cioè il cimitero monumentale di Glasgow, spalmato su una collina dalla quale lo sguardo si spinge da una parte già verso la fabbrica della Tenant’s, dall’altra verso il retro della cattedrale dal tetto color acqua, e poi in lontananza verso le colline a sud, dove le pale eoliche sembrano una foresta di stecchini contro il fondo brumoso.

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Non c’è nulla di macabro quassù, solo silenzio e pace e calma e stasi. Morti che seppelliscono i propri morti, vivi che onorano chi avrebbe dovuto vivere. Intere famiglie che non hanno ormai più famiglia, riuniti in fila composta uno sotto l’altro sulla lapide. C’è più gente radunata qui che in città. La vita appare così insignificante, in mezzo a tutte queste altre esistenze che un tempo sono state importanti per qualcuno, che sono state commemorate una volta concluse, ma che ora non significano più niente per nessuno. Pochi marmi, le pietre si consumano sotto la pioggia e il vento, schiantano e crollano, le scritte si cancellano, così che neppure la vita eterna dopo la morte sembra assicurata. L’erba e il muschio tra le tombe, nessun mazzo di fiori tranne alcuni di plastica, solo i narcisi in primavera, l’erica e qualche altro fiore di brughiera si arrischiano a sopravvivere. Alberi che in questa stagione hanno tutte le sfumature del fuoco. È bizzarro come sia colorato e vivo e caldo rispetto ai nostri cimiteri bianchi e verde scuro.wpid-2014-10-19-17.28.55.jpg.jpeg

Nonostante la folla che mi circonda, non posso fare a meno di pensare a quanta solitudine abbia riempito alcune di queste esistenze. Aborti, bimbi morti giovani, vedove, orfani, soldati in guerra. La birra o il whisky come unica compagnia.

necropolis (9)A volte ci vuole più coraggio e forza per chiudere che per cominciare. È più facile sopravvivere nella confortevole consuetudine che dire basta così, preferisco conservare le energie messe in campo che perderle in un colpo. La frattura libera energia e la disperde nell’universo. L’entropia aumenta, il disordine scompiglia le giornate.

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When I want to be on my own, I climb the hill of the Necropolis, the City of the Dead in Glasgow. It is placed on the top of a hill, halfway between the Tenant’s factory and the water-colour-roofed Cathedral. The sight stretches until the windmills on the horizon, which look like a forest of toothpicks in the maze.

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There is nothing macabre up here, just silence and peace and stillness. Dead burying their own dead, living taking care of whom should be living. Whole families with no family any more, gathered neatly together in row one under the other on the gravestone. There’s more people here than in the city down there. Life looks so meaningless, standing among all these existences that once used to be important for someone, that were honoured once ended, that are meaningless now though. Few marbles, stones being worn out by wind and rain, cracking down and falling apart, writings being wiped out, not even eternal life after death seems to be granted. Grass and moss fill the room between the tombs, no bunch of flowers apart from some plastic ones, only heather and daffodils and small moorland flowers blossom here. Trees in autumn are flame coloured. It’s weird how lively and warm are in comparison to Italian cemeteries, white and dark green and collected.

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Despite all the speechless crowd surrounding me, I can’t help thinking how much loneliness filled up some of these lives. Miscarriages, stillborns, widows, orphans, war dead. Beer or whisky as their only companion.

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Speranza/Hope

Prima di partire dall’Italia, col gruppo ado(lescenti) della parrocchia stavamo portando avanti una riflessione sulla speranza, e mi sono imbattuto su questa riflessione di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.

Il verde è il colore della speranza perché verdi sono le piante. Le piante, per passare dal colore sbiadito del seme a quello vitale e brillante delle foglie, hanno bisogno di tempo. La speranza è l’atteggiamento del giardiniere e del contadino: piantare il seme e attendere che getti radici e diventi un essere verde, e tornare al momento giusto per raccogliere i frutti, o godere dell’ombra dei rami o della bellezza dei fiori, e nel frattempo però non abbandonare le piante a sé stesse, ma lavorare e curarsi di loro con costanza, senza avere la certezza matematica che tutto andrà per il meglio, magari la grandine o troppa acqua o la siccità rovinerà tutto, ma con una fiducia basata su una premessa (o una Promessa). La speranza è caparbia, positiva, attiva e sbilanciata pericolosamente verso il futuro.

Ho messo a dimora anch’io le mie piantine e raccoglierò i frutti fra qualche anno: ho ricevuto il mio progetto di ricerca di dottorato, dopo attento colloquio col mio futuro relatore. Essendo materialista, ai materiali mi dedicherò: l’obiettivo sarà migliorare la superficie di cateteri (=tubicini) polimerici (=di plastica) per evitare che proteine e cellule aderiscano e li occludano. Comincerò a fine maggio con un periodo di tirocinio in laboratorio per permettermi di considerare con attenzione se sono adatto e se mi piace il gruppo, poi ad ottobre inizierò il lavoro vero e proprio.

E per accogliere la bella stagione sul mio davanzale ho seminato viole, menta, narcisi, prezzemolo, basilico, per portare un po’ di vita in camera e ricordarmi che dal terreno scuro nascono fiori variopinti e che nero e colore sono separati da uno stelo verde, che si erge fragile ma dritto e ostinato e pieno di speranza verso l’alto. daffodilsForse il genio sta non tanto nell’essere come il fiore, che è l’obiettivo, e neppure tenere lo sguardo inchiodato verso il suolo, quanto nell’essere come lo stelo, ancorato a terra e proteso verso il futuro.

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Green is the colour of hope because plants are green. Once you lay your seeds in the ground, you have to wait for them to grow up. You will come back at dye time to pick up the fruits, or enjoy the flowers, or the shadow of the boughs. You never know if your efforts will succeed: hail, rain, droughts can destroy everything. Still you carry on trustfully. You can’t be unfaithful or mindless, you have to stick to a place: you have to come back regularly to check how things are going, you can’t bring plants along with you. Hope is an attitude like this, like a gardener: it’s hard-headed, positive, active and riskily bended towards the future.

I have prepared my seedbed as well and in some time I’ll pick up my fruits. I have been assigned my research project I’ll be developing for the next three years. I am a materialist, and materials will be my subject. I’ll modify the surface of small polymeric catheters in order to avoid them to get stuck by cell and protein adhesion. I’ll start with an introductory internship at the end of May and then, in October, the main project.

Accordingly, I’ve seeded pansies, mint, daffodils, parsley, basil in pots in my bedroom, to light it up with something reminding me nature, life and nice moments. Coloured flowers blossom from the dark soil, and so black and colors are joint by a green stalk, standing tiny and frail but stubborn and hopeful upwards. Maybe genius is not being not like the flower, which is the final goal, nor staring dully at the ground, but being like the stalk, anchored to the soil while reaching out for the future.

Arcobaleno/At the end of the rainbow there’s a humidifer

Per una settimana la Scozia sì è illuminata di colori.

Il cielo si è scoperto e ci ha ricordato che normalmente è azzurro.

I narcisi hanno invaso con arroganza e allegria i prati e le aiuole delle loro teste gialle.

Il giardino botanico offre sempre tinte vivaci, ma con l’arrivo della primavera le orchidee e i giacinti si sono vestite a festa.

Weekend Fra (25)A Luss, sulle sponde del Loch Lomond, un enorme arcobaleno ad arco completo si esibiva con tale insistenza da sembrare parte di una scenografia. Grigio blu come il lago, bianco come i cigni, giallo verde come il sentiero commemorativo (di cosa, non è dato sapere, ma è l’unica attrazione del villaggio), verde scuro come i pini nel cimitero della chiesetta, rosso come i nostri tè che ci hanno scaldato alla fine di una giornata in cui abbiamo perso una fermata del bus, siamo tornati indietro per 5 km a piedi sul ciglio di una strada stretta e senza marciapiede, e Mario ha sprofondato il piede in un’insidiosa pozzanghera di fango nero.

L’erba di Stirling, cittadina simbolo dell’indipendenza storica della Scozia, era di un verde brillante e fresco (anche se gli scozzesi in generale sono fieri del colore dei loro prati, dato che la pioggia non scarseggia). Il sole viziava le mura brune, le lapidi grigie, i mattoni rossi, i monumenti marroni.

stpatricksdayVerdi erano anche i cocktail, i cappelli a cilindro, le magliette e i miei capelli il lunedì di San Patrizio.

Le architetture liberty di Mackintosh e i vetri floreali di sua moglie McDonald brillavano all’interno della Lighthouse, un museo in centro.

Mackintosh-artwork

Il mio amico Mario mi ha portato dall’Italia sole e una ventata d’aria fresca.

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All of a sudden Scotland revealed its colours. The sky reminded us it’s normally blue, underneath the clouds covering. Every orchard and flowerbed was invaded by yellow-headed, cheerful and arrogant daffodils nodding in the breeze. Orchids and hyacints dressed up in the Botanic Gardens. Flowers glasses by Mcdonald and liberty-style architectures by Mackintosh were bright and shining in the Lighthouse.

Our trip to Loch Lomond was sort of adventure: we lost the bus stop and walked back for 3 miles walking dangerously on the road side. My friend Mario stepped into a black mud pod. We stopped the bus waving desperately at the driver in the middle of the road. But the village of Luss greeted us with its dark blue waters, its white swans, its greenish-yellowish meadows (the greatest pastime over there must be walking on this ,,path”), a red fruit tea and a bright and insistent rainbow, so solid to let us think it was part of a scenery.

The freshly green grass, the dark graveyard, the red bricks, the brown monuments was smiling in the warm sun in Stirling, town symbol of Scottish independence through the centuries.

Green were the cocktails, the top hats, our clothes and my hair on San Patrick’s Day.

My friend Mario brought along sun and fresh air from Italy.