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Inglesi/English people

Ho passato il fine settimana della festa della mamma a Sheffield, ed è stata un’ottima occasione per misurare le distanze culturali tra Italia ed Inghilterra. Mentre scendevo in treno verso l’Inghilterra, strano a dirsi, il paesaggio si è coperto di neve, mentre a Glasgow quando sono partito brillava il sole. Il treno si riempiva man mano di Inglesi, così diversi dagli Scozzesi, a partire dall’aspetto fisico. Gli Scozzesi sono più bassi e scuri, mentre gli Inglesi sono alti, hanno la faccia lunga e capelli e occhi chiari. Sheffield era famosa per le acciaierie e la produzione dei coltelli. È una città costruita sui colli e le strade s’inerpicano ripide su e giù.

Il carburante degli inglesi è il tè, ne bevono perfino otto-dieci tazze al giorno. Quando dico té intendo il classico tè nero, che loro bevono con l’aggiunta di un gioccio generoso di latte. Scordatevi il limone, al massimo un po’ di zucchero. Il colore passa da ambrato a beige e mi dà sempre l’impressione che si tratti di caffelatte. A me il tè nero non piace per cui quando mi chiedono se ho sete (il che è un modo implicito di chiedere se voglio un tè), io rispondo: “avete un tè alla frutta?”, e loro cominciano a frugare in fondo alla credenza, perché di tisane non ne bevono, è un oltraggio che sta come il caffè americano all’espresso. Non appoggiano le tazze se non sugli appositi sottotazza, forse per non lasciare segni sulla tavola. Io invece lascio la tazza dove capita e loro mi infilano il sottotazza di nascosto, tirandolo fuori da chissaddove. I tannini lasciano sul fondo delle tazze una incrostazione marroncina che, strato dopo strato, non va più via. Gli Inglesi hanno una concezione molto lasca di pulizia, da questa cattiva abitudine hanno perfino tratto un programma, Case da incubo. Ad esempio lavano le stoviglie in una bacinella d’acqua e poi le mettono ad asciugare, senza risciacquarle sotto l’acqua pulita. Arrrrgh.

Un’altra parata di cose che più inglesi non si può: come dessert, il crumble innaffiato di custard, una versione liquida della crema pasticcera che accompagna, immancabile, ogni fetta di torta; la marmellata d’arance, disponibile in tremila versioni: di Dundee, di arance di Seviglia, d’arance rosse, mista con lime e limone, con la buccia o senza; la confettura di gooseberries (uva spina) e lo sciroppo di sambuco; il rabarbaro; lo stufato di manzo con la gravy (che è il sugo che resta sul fondo della pentola) con contorno di verdura lessa e patate e pastinaca al forno e Yorkshire pudding. Il tutto, sullo sfondo dei narcisi, che addobbano festosi i prati delle isole britanniche in questo periodo. Abbiamo passato il sabato sera a giocare a Scarabeo. Mi sono battuto con le unghie e coi denti ma non sono ancora bravo ad estrarre parole di senso compiuto dal mucchietto di lettere di fronte a me in una lingua straniera.

Dopo aver passato più di due anni immerso nel clima scozzese, la differenza tra Scozia e Inghilterra mi è sembrato evidente. Ho l’impressione che gli Italiani pensino che ai nostri antipodi-culturalmente parlando-ci siano i Tedeschi. Io invece ho sempre sentito la Scozia ben più distante. Ora che ho fatto esperienza dell’Inghilterra non saprei più che dire, se non che al di là del Confine c’è un’altra vasta nazione da scoprire ed esplorare.

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Spending the mum’s weekend down in England meant having a taste of English life. I left Glasgow bathed in sunsbine but while I was travelling down South, the landscape got more and more dusted in snow. The train was filled more and more with English, so different from Scottish. The latter are shorter and darker, while English are tall, have fair hair and eyes and a long face. We arrived to Sheffield, the city of knives and steel companies, clung on hills, whose streets climb up and down the slopes.

The English could drink tea while sleeping. They swallow as much as ten cups a day. I am not a big fan of breakfast tea, so when I get offered a tea I ask for a herbal tea instead, which throws them in panic and have them look at the bottom of the cupboard. The English put their cup of tea on coasters, maybe to avoid marking the table. Forgetfully I always put mine wherever, and they quietly but firmly sneak a coaster under my cup. The tannins stain the bottom of the cups. The English don’t list cleanness among their fortes.

I had the chance to experience a variety of English food: jam, apple and blackberry crumble, merangue nests with berries, custard, curd, gooseberry marmelade, and then a glorious beef with Yorkshire pudding, mashed potatoes and parsnip. I could play Scrabble, which I’m not too much good at, I can’t promptly work a meaningful English word from the letters lined in front of me. Anyway, it’s fun.

I realized how distant is England from Scotland, after being dipped in the Scottish environment for so long. I’ve always felt the Scottish so distant from the Italian culture, but now I need to reconsider my mind. What I know is that, beyond the Borders, there is yet a whole new Country for me to meet and know.

 

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