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Glens, lochs

Highlands: le terre alte. Alte rispetto a cosa? No, non credo sia un problema solo di latitudine, quanto, soprattutto, d’altitudine. Il paesaggio delle Highlands è roccioso e spigoloso e aspro, tutto l’opposto delle Lowlands (Sud-Est della Scozia) e poi dell’Inghilterra, dolce e ondulato.

bensVorrei avere le ali. Solo così si possono abbracciare queste valli scabre nella loro profondità. Il fascino delle montagne è che danno un assaggio di eternità, o perlomeno di una scala temporale ben più lunga di quella umana. Essenzialmente, sembrano fregarsene altamente dell’attività dell’uomo che si tiene sopra, sotto o dentro di esse. Te lo fanno capire, quasi pesare, mentre cerchi di scavalcarle, piccola creatura che fatica contro l’acqua, il vento, il freddo. Loro, imperturbabili, stanno lì, brulle, rossicce o grigioverdastre, incappucciate di neve e bruma. Sanno che gli sopravviveranno. Questa è eternità.

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Lochness visto da una barchetta.

Esploriamo il lago Lochness a bordo di una barchetta turistica. Le acque del lago prendono la loro tinta scura dalla torba che fodera il fondo roccioso delle Highlands. Sono di un colore blu velluto, profondo, misterioso, freddo.
Forse è per questo che la Scozia incanta, perché qui la Natura selvatica ha respinto ogni tentativo umano di trasformare il territorio. Ha spazzato via villaggi, ha spezzato castelli, ponti e mura, ha lasciato in piedi solo una manciata di pietre. Non ultimo, registra tra i suoi successi l’aver modellato il carattere degli Scozzesi.

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Castello di Urquhart, Lochness.

Tre arcobaleni concentrici brillano contemporaneamente nel cielo di Inverness mentre ci prepariamo a tornare a casa. I fianchi delle colline sono invasi da branchi di ginestrone, questi arbusti spinosi che fanno fiori gialli a grappolo dal profumo di cocco. I pascoli nel Perthshire sono intervallati da campi di colza. In Scozia in primavera c’è tanto giallo che neanche la strada per Oz. Vorrei essere una pecora per brucare certa erbetta verde che sembra tanto golosa.
Ma anche no.

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Ginestrone sull’Arthur’s Seat, Edimburgo.

The Highlands, the high lands. I reckon ,,high” stands for ,,higher” rather than ,,northern”: altitude rather than latitude. The landscape in the Highlands is rocky and spiky, while it is softer and smoother in the Lowlands and England. I wish I had wings to fly and gaze the rough and bare valleys in their terrific depths.
Mountains remind of eternity, or at least of a temporal scale which is definitely broader than the human one. Basically they can’t be bother by human activity going on upon, underneath or inside them. You are aware of it while you climb on them, tiny creature fighting against water, wind, cold. They simply stand, auburn or green-greyish, capped with snow and mist, solemn and impassible. They know they will survive. This is eternity.

We ventured on a boat trip on Lochness. The waters are dark because of peat that lines the hard bottom of Scotland. The waves are velvet blue, deep, mysterious, cold. Perhaps this is where Scotland charm lies. A wild Nature proudly overpowering everything. It wiped off villages, it wrecked castles, bridges and walls, it left only a handful of stones one on another, it even moulded Scotsmen’s character.

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Lochness, Fort Augustus.

Three concentric rainbows shine in the sky while we are leaving Inverness. The hills are dotted with gorses, those bushes carrying yellow bunches of flowers with a scent of coconut. The Perthshire is a patchwork of fields and rapeseed crops. The yellow is brighter than the road to Oz. I wish I was a sheep to graze on such sweet, tasty green grass.
Or I might as well not.

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