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Cartolina di Natale/Christmas card

Si dice cartolina di Natale? Più propriamente è un biglietto d’auguri. Qui in Gran Bretagna è d’obbligo riceverne e scriverne minimo minimo una decina, se si ha una vita sociale decente. Si sfiora il ridicolo, si scrivono cartoline non tanto per persone lontane  come calorosa e decorativa alternativa alla posta elettronica, ma soprattutto per i colleghi, amici, parenti, vicini di casa. Cartoline da sfoggiare sul luogo di lavoro o sulla mensola del caminetto. Io non sono ancora così british da riceverne (però le scrivo).

Hannah è la mia vicina di scrivania. Siamo molto diversi, la sua scrivania è un casotto assurdo (anche se la mia si batte bene), un inferno di post-it, tazze di tè sporche, cavi e pezzi di congegni. C’è pure una palla da yoga sotto il tavolo, di quelle da sedercisi sopra per stare belli dritti. Hannah arriva al lavoro tardi, a volte ci incrociamo quando sto per andarmene. Hannah sembra timida e tormentata sotto la superficie. Però secondo me se siamo capitati vicini c’è un motivo, un disegno. Siamo un po’ alternativi rispetto al resto dell’ufficio. Lei mi parla in un inglese buffo e io le rispondo con un inglese altrettanto incomprensibile, tanto che i nostri dialoghi sono più pezzi da teatro dell’assurdo. Eppure, in qualche maniera ci capiamo. E ieri mi ha consegnato una carta, la mia prima carta d’auguri di Natale. Grazie Hannah, buon Natale anche a te.

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British people are mad about cards in general and Christmas cards in particular. If you are a Briton, you are supposed to write at least a handful of cards each Christmas, and receive back the same. Cards to show off on the office desk or on the mantelpiece. It is something I am not accustomed to. Why should I write a card to my parents, colleagues, friends, people I meet frequently and I will greet in person, rather than to people I cannot reach? Anyway.

Hannah gave me yesterday my first Christmas card ever (by saying this, I am sure I will sound like I have no friends!). Hannah is my deskmate. She and I are different, sometimes I don’t get what she says and I’m aware she doesn’t get me either, but somehow I feel we match. And evidently we understand each other nonetheless. Thank you Hannah, merry Christmas to you as well.

 

Panto

Continua il mio viaggio alla scoperta delle tradizioni natalizie britanniche. È un viaggio lungo, se ogni anno nuovi aspetti mi vengono rivelati, allargando la mia comprensione di una cultura tanto aliena dalla nostra.

In Gran Bretagna Natale non è tale senza la recita di Natale, detta pantomima, che da ora in poi chiamerò panto per amore di brevità. Non aspettatevi teatro d’alto livello. Il soggetto delle panto sono di solito fiabe con target infantil-familiare. La trama è basilare e prevedibile e il testo è condito con situazioni comiche, imbarazzanti, ridicole. A quel che ho capito, ci sono ingredienti ricorrenti, tipo l’interagire col pubblico, chiamato heckling (l’attore chiede: “chi è stato?” e gli spettatori urlano il nome del personaggio, e poi i booooo d’indignazione o le grida d’incitamento sollecitati ad arte dagli attori).

Dato che il mio dipartimento è strutturato come un’organizzazione sociale in scala minore, anche noi ci concediamo la nostra panto annuale. La responsabilità di tutto ricade sui pivelli al primo anno di ricerca, compreso il sottoscritto. Non posso dire che ci siamo gettati con entusiasmo nell’avventura fin dall’inizio. L’unica a trascinare è stata Chez, ma mano a mano ha coinvolto anche Gwen e me nella scrittura del canovaccio, e poi Glenn, Socratis e Andre’ hanno contribuito con molte idee, James e Fraser hanno prestato supporto tecnico, Georgia e Greg hanno accettato di prestarsi come attori.

La nostra panto però deve essere infarcita di riferimenti al dipartimento, sennò dove starebbe il divertimento? Scherzi a proposito di professori (purché sufficientemente autoironici), situazioni tipiche da vita accademica, citazioni e caratteristiche prese di mira. Un doppio livello di travestimento, una storia complessa e gustosa come una torta millefoglie. La scelta della trama è caduta su un classico, Cenerentola. Nelle nostre mani, la protagonista da aspirante principessa si è trasformata in candidata ricercatrice, il principe azzurro è stato tramutato in relatore, le sorellastre cattive in colleghi invidiosi, gli aiutanti topini in tecnici di laboratorio, la carrozza in ascensore. Mi seguite? Io interpretavo la segretaria Anne Marie che a sua volta aveva il ruolo della fata madrina. Che casotto!

Abbiamo ricevuto solo un veto: una professoressa un anno bloccò l’organizzazione quando venne a sapere che stava per comparire nella recita e venivano messe pesantemente in risalto delle sue generose qualità che però è poco delicato sottolineare in una donna. Niente volgarità, quindi, e linguaggio pulito.

La stanza era piena, sono accorsi a godersi lo spettacolo tutti, dagli studenti del master al capo di dipartimento. Abbiamo ricevuto molti complimenti, ci hanno detto che è stata la miglior panto da anni, che il pubblico si è divertito perché traspariva che noi stessi ci siamo divertiti, ed è vero, nonostante tutto lo stress delle settimane passate, perché non è semplice incastrare ricerca, prove di coro, panto e vita privata.

Ho imparato parole nuove (props, buttons) e a creare video per karaoke, ma soprattutto ho trovato la sfacciataggine di cantare biddibiboddibiboo di fronte al pubblico, con una parrucca in testa e un reggiseno imbottito (sembravo la versione povera di Conchita Wurst). Ho fatto ridere abbastanza, una professoressa mi ha detto che non si sarebbe mai aspettata una performance del genere da parte mia, che sembro così timido, ma certe parti sono tagliate su di me, e fare il cretino sul palco mi riesce bene. Esiste un video, aspettate che me lo passino e potrete giudicare da voi.

Le tradizioni vanno abbracciate con convinzione oppure modificate o abbandonate. Questa volta ho deciso per la prima strada e ho preso coscienza di un altro pezzettino di Natale. È stare insieme, fare qualcosa insieme, ridere scherzare prendere in giro, creare energia positiva e allegria e strappare una risata leggera. Ecco, sì, ci siamo riusciti.

Update: ecco il video.

panto poster 2014

Every year I experience a new piece of British Christmas tradition. It is a very long travel into the unknown land of the local culture, it seems to be neverending.

Christmas is no party without a pantomime, called, for brevity’s sake, panto. I am addressing especiallyto non-British readers. A panto is no high-level theater. The plot is taken from a famous fairy tale or such, the target are families and mainly children, the plot is plain and foreseeable and filled up with funny, cheeky moments and jokes and puns. There are some stereotypes and recurring ingredients, such as the heckling, which is the interaction between audience and actors (“I did it!” and the audience answers”Oh no you didn’t!”).

My department is like a micro society on its own, therefore we need our annual panto as well. The organization is laid on the first year research students, including me! We didn’t kick off with joy and enthusiasm to be honest, but we followed the overenthusiastic Chez in this adventure. Me, Gwen, Socratis, Andre’, Glenn, Georgia, Greg, Fraser and James worked together to prepare a cute plot, some videos and a couple of songs. Only one thing is forbidden: vulgarity. No swearing, and no professors with extra big boobs. 

Our departmental panto is rich in references to the dep itself. A double fictional layer, an actor playing someone else in some other role. Of course the scriptwriters need to target self-ironic people from the department, and think of many jokes about ridiculous aspects of the academic life. We opted for the classic Cinderella, which became Cinderhelen. Cinderella was turned into a candidate PhD instead of a princess. The prince was a supervisor, the two step-sisters were two envious and ill-minded colleagues, and so on. I begged for the role of the secretary-fairy god mother. Which better role for me? And indeed I played at my best, even if I looked like a cheap version of Conchita Wurst (videos are available, I will show you so you can judge by yourself). I am pretty laughable in the singing role of the fool, especially as I was wearing a huge bra and a ginger wig.

The conference room was crammed, masters students, lecturers, staff were there to clap they hands for us. Such a success, so many compliments! Evidently we enjoyed enough and our good mood shone out.

Traditions should be either embraced or given up or changed. I made up my mind for the first choice and I seized a piece of the meaning of Christmas. It is to spend time together, make something together, smile, laugh, make jokes, create positive energy and cheerfulness. Well, yes, we made it.

Update: here’s the video.

Natale/Weihnachten

Spaghetti con peperoni e funghi

Potete immaginare il mio sentimento di smarrimento e malinconia leggendo su Facebook gli entusiastici commenti dei miei amici in riferimento all’agognato ritorno a casa- io invece mi ritrovo scritturato di malavoglia nel cinepanettone Natale ad Hannover.

Sachertorte

Non che per me il Natale sia un appuntamento da non mancare. Da cinque anni non lo festeggio con la mia famiglia (ero di lavoro come cameriere). Per me del Natale resta essenzialmente la festa religiosa.

Anzi, negli anni ho sviluppato un’antipatia contro il modello natalizio sdoganato dalla pubblicità: ,,le feste devono essere passate a casa, in famiglia, nella gioia”. È un martellamento crudele, sia nei confronti di chi è confinato nella solitudine dalla malattia, dalla vecchiaia, dalla miseria, sia di chi combatte in famiglia tutti i giorni, per motivi più o meno gravi. A Natale i litigi e i malumori assumono dimensioni epiche per contrasto. La felicità viene vissuta come se fosse un accessorio che non può mancare per rendere perfette le nostre feste, ma la felicità non si compra al supermercato come il pandoro. Se c’è un miracolo, è stare bene con quelli che si ha intorno tutti gli altri giorni dell’anno.

Cannelloni agli spinaci

Però sono anche convinto che il Natale sia un giorno degno di essere celebrato, e riunire alcune solitudini significa moltiplicare la gioia di stare insieme. Grazie all’aiuto dei social network ho ragranellato un po’ di studenti Erasmus e li ho invitati nel mio appartamento, e grazie ai preziosi pareri della mia amica Nicoletta ho imbastito un menu di Natale.

La prima ad arruolarsi è stata una ragazza di Sassari (quanto amo la cadenza sarda), che si è proposta di aiutarmi a cucinare, e tra ciacole, schizzi di uovo e macchie di ricotta è arrivata la sera del 24.

Daniele ha già fatto amicizia con il regalo della mia coinquilina.

Daniele ha già fatto amicizia con il regalo della mia coinquilina.

Ciambella prosciutto funghi e mozzarella

Si sono uniti a noi un ragazzo russo, uno brasiliano e la mia conquilina iraniana (che mi ha fatto trovare un carinissimo regalo natalizio: wie süüüüß!!!). Mentre a Cerro si svolgeva la veglia per la Notte Santa, noi discutevamo di politica estera, di società e del più e del meno davanti a un piatto di pasta, rigorosamente in inglese, tedesco o una via di mezzo. I ragazzi hanno terminato bruscamente la serata per correre a prendere l’ultimo treno che passava alla mia fermata.

Spuma di mandarini

Il giorno di Natale ho avuto tutto il tempo di andare a messa (tristissima), prima che i miei ospiti tornassero per il pranzo. Sono orgoglioso di aver fatto sperimentare a Gabriel e Sanaz un tipico Natale all’italiana, protrattosi fino alle 23.

Complice il vino siamo finiti a parlare del Cacao Meravigliao, del Té Infré, ad inventare un nuovo brand di gelati dal nome Frigida (accattivante, no?), e a progettare una pratica guida su come evitare incidenti diplomatici internazionali, come ad esempio non parlare delle Pussy Riot con un russo la notte di Natale, o dire a un italiano che dimostra più anni di quelli che ha. Io ho cominciato la raccolta del mio lessico famigliare con saudade, che in portoghese significa ,,desìo/sentimento-vagamente-nostalgico-e-malinconico-ma-anche-sereno-se-non-positivo per qualcosa che manca”. A quanto pare è la settima parola più difficile da tradurre al mondo (tra stranieri uno degli argomenti preferiti sono le differenze linguistiche). In italiano abbiamo parole che non ci sono in altre lingue? In tedesco c’è Schladenfreude: godere delle sfortune altrui (mah…).

Questo è stato il mio particolare Natale ad Hannover.

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To me, Christmas is not such an unmissable feast. In the last four years I spent my Xmas day working as a waiter (of course, it was really nice to be with my friends/colleagues, but you see, they’re not my family). For the fifth year I’m away from home, stuck in Hannover. There seemed to be not so much to celebrate.

I hate all the pressure commercials and tv put on people for this occasion: ,,you have to spend a really great day along with your family and relatives and wear a big smile and prepare a huge meal and blablabla”. This kind of stereotype are cruel to people like divorced, widows, old people, condemned to be alone, or simply to who’s got reasons to argue in they’re own family, and feel much more the contrast with the marry, ideal image. How the hell should they be happy? Happiness is a goal, not an accessory you can buy as a present.

Anyway, I think Christmas is worth celebrating somehow, to share the joy it promises (and sharing is always equal to multiplying). So I managed to invite some Erasmus people home (thanks to Facebook) and to plan and accomplish a yummy Christmas menu (thanks to Nicoletta for suggestions, and Elisabetta for the practical help), both for Christmas Eve and Day. Two Italians, a Brazilian, a Russian and an Iranian: not such a big dinner, still we had fun-and ate a lot (I’m proud of my nearly-typical-italian lunch). White wine helped the laughs.

One of the favorite themes among Erasmus people are differences in languages, and we learned a new, charming word, saudade, apparently the seventh most difficult word in the world to translate. It sounds something like ,,nostalgia”, but with a flavor of joy in it. Fascinating, isn’t it? We found that German has its own untranslatable words, like Schadenfreude (,,being happy of someone else’s misfortune”). Ok, that gives an idea of the different cultures.

My flatmate gave me a sweet fairy as a present, and this was the icing on the cake of a weird, but unforgettable, german Christmas day.