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Madeleines

Dalla Scozia ho portato uno stampo da madeleine, in silicone rosso, in regalo alla Nenna, lei che, proprio come me alla sua età, ha cominciato a prendere gusto per la pasticceria e sforna dolci ogni volta che può. Abbiamo subito testato lo stampo e per la ricetta ci siamo rivolti a Julia Child, che di cucina francese ne sa qualcosa. Alla Nenna piacciono le lingue straniere, abbiamo tradotto la ricetta dall’inglese e trasformato le dosi da tazze a grammi. Anche se abbiamo saltato a piè pari il passaggio col burro fuso e nonostante l’abbronzatura generosa sulla pancia per via del forno vecchiotto e inaffidabile, le madeleines sono venute buone, fragranti nella loro forma a conchiglietta.

Ho raccontato alla Nenna la storia di Proust, ma forse non è l’argomento adatto per catturare l’attenzione di una tredicenne intenta a grattugiare la buccia di limone.

Tra le mie madeleines ci sono le caramelle all’anice (alzi la mano a chi altri piace l’anice), quelle quadrate, piccole e dure, color confetto. Come tutte le caramelle dure, le mangio sgranocchiandole, una dietro l’altra. Mi ricordano di un negozio che ora non esiste più, poco distante da casa, era grande e difficile da illuminare e vendeva prodotti da forno e c’erano appesi alle pareti di legno i cuori di panpepato tipo Bavaria. Mi ricordo che la mamma aveva portato me e Manu e che ci eravamo meritati queste caramelle.

Chissà se le madeleines in futuro riporteranno alla mente alla Nenna questo periodo, le mie brevi visite a casa, l’estate ancora calda, l’adolescenza che tarda ad arrivare ma che ha già mandato in avanscoperta i suoi spettri e le sue insicurezze a fare razzia del suo corpo.

I took a gift from Scotland for my sis Irene. It’s a red silicone mould for madeleines, the French tea cakes. My sister took up a passion for bakery, pretty much like me at her age, and she bakes whenever she can. We put the mould to test using Julia Child’s valid recipe (Julia is a trustworthy French recipes dealer). We translated the English version and converted cups into grams. Even though we got the molten butter passage wrong and the bottom side of the madeleines turned out slightly overbrowned (our old oven is tricky), they tasted and smelled nicely.

I told Irene about Proust’s story, but she wasn’t really impressed. It may not be the best topic to talk to a teen while she’s grating lemon zest.

Among my personal madeleines there are the anise candies. They are small, hard, square-shaped and pale-colored. I like to crunch them and swallow one after the other. I was one of the few kids who liked anise flavour. I remember one particular shop, it was dark and wooden and full of pastry and cakes and sweets and my mum took me and my brother and I got these candies there.

Who knows if madeleines will bring back similar memories to Irene. Memories of this torrid end of the summer, of my short visits back home, of a teenage still slow to kick in but quick to send forward its ghosts and fears to raid her body.