Tag Archives: scotland

Scozia-Italia/Scotland-Italy

Prima di andare in università scendo a buttare la differenziata. Due odori si dividono il pianerottolo.

Dal mio appartamento proviene l’odore intenso di pane appena sfornato.

Da sotto la porta del mio vicino viene un odore fortissimo di erba, che prevalica ogni barriera fisica. Mi stupisco che dal buco della chiave non escano sbuffi di fumo.

Potremmo benissimo essere comparse del mondo di Alice. Io a cantare “un buon non compleanno” offrendo tè e pane e burro, lui a fare il brucaliffo.

bread vs weed.png

Italy Vs Scotland

This morning I opened the door to take out the recycling. 

From my flat there came the sour smell of freshly baked bread.

From underneath my neighbour’s door, defeating any physical barrier, there came a strong smell of weed.

We could be roleplaying characters in Alice’s Wonderland. I would be singing “A very happy unbirthday” and offer bread-and-butterflies. He would puff out smoke like the Hookah-smoking Caterpillar.

Il 27 Agosto la Scozia è ancora in ordine/On the 27th of August Scotland is still in order

heartbroken-mindbroken
Quando sono sceso dall’aereo proveniente da New York, ho sentito che mi toccava ricominciare da capo. Era lampante. Ero uno sbaglio di colori accesi (felpa acquamarina, t-shirt viola, pantaloncini arancio) comparso in un ambiente dove invece i colori sono annacquati e ingrigiti.

Piacere, sono Davide. Sono la Scozia, il piacere è tutto tuo.

Facevo fatica a riconoscere il cielo, avevo dimenticato la luce della Scozia, che è liquida, soffusa, filtrata dalle nuvole, completamente diversa da quella forte di New York. Le persone mi sembravano estranee, mi guardavano accigliate come a dire: “ma non sai dove sei atterrato?”.

Mi sono ritrovato senza casa e senza il sostegno di cui avevo bisogno. Non sempre va come uno programma, o come uno s’impegna a far andare. Sono finito spezzettato, frazionato tra diversi ripari, nomade, ma questa volta senza l’antipatica sensazione di essere un ospite (tanto mi piace ospitare quanto mi sento a disagio ad essere ospitato). Sono grato alle amiche mi hanno aiutato a mettere insieme i pezzettini. Sara si è presa cura di me, con coccole, cibo sano, passeggiate e film in bianco e nero. Nicoletta mi ha curato con il balletto, il piano, il cinema e la cucina (soprattutto tanti carboidrati) e con lo spionaggio dei vicini. Siamo stati ad Helensburg a visitare la casa costruita da Makintosh, e una guida molesta ci ha scambiato per una coppia e ha cercato in tutti i modi di indirizzarci al negozio di souvenirs. Il mio ritmo del sonno si è modificato, ho cominciato a svegliarmi prestissimissimo e ad andare a letto come le galline.

Aggiorno il blog quando trovo qualcosa da fissare in parole. Ci sono periodi in cui sono troppo occupato a vivere, altri in cui sono occupato a sopravvivere. Mi sento come un bicchiere vuoto che aspetta di essere riempito, e non ho nessun surplus che strabordi e macchi le pagine di questo blog.

Settembre è stato un mese per radunare le schegge della mia vita interiore e dar loro forma di nuovo, un mese per ricevere affetto e attenzioni a sufficienza da sentirmi indipendente e poter ricominciare a distribuirle agli altri. Un mese d’attesa, di condivisione strettissima di spazi. Alla fine di questo mese, mi sono trasferito in un appartamentino tutto per me. Ho deciso che sono adulto abbastanza per affrontare la vita da solo. Ho trovato un monolocale nel Southside, ai bordi di Govanhill, una delle zone più pericolose ed etniche di Glasgow. L’appartamento è piccolo, ma lindo e ben tenuto, pieno di luce e senza moquette. L’ho pulito a fondo, l’ho riordinato, l’ho riempito della mia presenza. E finalmente, mi sono sentito bene.

mourning erbie

When I stepped out of the aircraft that took me from New York to Glasgow, I felt that something was going to change in my life. It was clear, I looked like a mistake of colours, a bright, colourful spot (turquoise hoodie, purple tee, orange shorts and yellow shoes) in a grey environment, where colours are watered down. People stared at me, they clearly thought: don’t you know where on earth you have landed? Oh yes, I know pretty well.

A new start. I am Davide, it’s a pleasure to meet you. I am Scotland, the pleasure is all yours.

The sky looked stranger to me, I forgot the light is liquid, diffused and softened by the clouds, so different from the vivid sunlight of New York.

I found myself without an accommodation and the support I was relying on. Things cannot always go as you plan, or as you work hard to make go. I was shattered and split between several shelters, a nomad, fortunately without the unpleasant feeling of being treated as an unwelcome guest. As much as I like hosting, I don’t feel at ease being hosted. I’m grateful to my friends who helped me put together the shards. Sara took care of me first, feeding me with healthy food, strolls and black-and-white movies. Nicoletta then took over with the piano, ballet, movies and hearty food (which, for me, means carbohydrates) and sexy-neighbors-window-peering. We visited Makintosh’s House on the Hill, where an annoying woman mistook us for a couple and tried her best to sell us a yearly fellowship and to send us to the extremely expensive gift shop. My circadian rhythm went messed up and I started to wake up very early and to go to bed even earlier than my usual.

I write on this blog whenever I have something to digest and then turn into words. There are times when I am way too busy to live, and some others when I am way too busy to survive, when I feel like an empty cup waiting to be filled up again and to spill over and stain the pages of this blog. 

I dedicated September to gather the my pieces of my inner life together and give them a shape, a month to collect affection and care enough to be independent and be able to divvy them up again. A month spent waiting and sharing tightly my space and my daily routine. After such a month, I moved into my new flat, a single bedroom in Southside, Govanhill, a very ethnic area, let’s call it this way. I felt ready to stay on my own, after many years of not always successful sharing. My flat is tiny and bright and well kept and cozy and carpet-free. I cleaned it out, I tidied it up, I filled it up with my own presence. And finally I felt sorted.

Della Scozia mi manca/I miss of Scotland

Prima di lasciarla per New York, temevo che la Scozia mi sarebbe mancata (sono partito senza ispirazione e con molti preconcetti e paure).

Mi sarebbero mancati i suoi arcobaleni. Un giorno tornavo a casa con lo sguardo fisso davanti a me, al cielo, dove un arcobaleno gigante si allargava senza ritegno ad angolo piatto. Erano tre in realtà, infilati uno sotto l’altro tanto che il terzo si intuiva appena. Lo guardavo e sorridevo. Quando in Scozia, dopo una giornata nuvolosa o piovvigginosa, appare il sole, ho imparato a guardare dall’altra parte, perché è lì che il sole regala lo spettacolo più grande. Volevo cantare: voglio vivere cosììì….col sole alle spallleee. Sempre in tema di regali dal cielo, a Largs ho visto due arcobaleni incastonati dentro alle nuvole trafitte dai raggi del sole basso sull’orizzonte, due toppe iridate cucite sopra a un piumone grigio, due gioielli brillanti persi dentro a un tappetone bigio.

aberdeen meadows 2
Mi sarebbero mancati i prati verdissimi. Ho fatto una lista di nomi di città che userò quando scriverò un romanzo fantasy. Braco, Happas, Edzell, Glamis, Murroes, Errol, Gourdie, Auchterarder, Doune, Aberuthven, Inchyra, Munroe, Thurso, Troon. Sono tutti nomi che corrispondono a posti reali, e che i cartelloni stradali snocciolavano mentre io e Scott viaggiavamo in auto tra Aberdeen e Glasgow.

Mi sarebbero mancati perfino l’Irn Bru e il fudge e ne ho fatto scorta negli ultimi giorni. Quando Scott è partito a sua volta, prima di me, mi sembrava di essere una borsa dell’acqua calda quando cerchi di metterla in piedi e si affloscia e spande acqua ovunque.

west lothian elizabeth gardens

West Lothian inciso sulla pietra delle Highlands.

Arrivato a New York, ho ritrovato la Scozia in ogni angolo. Nella cappella di San Paolo vicina al World Trade Centre, dove una targa commemora un cittadino di Kilmarnock. Nel Queen Elizabeth Gardens, dove le pietre vengono dalle Highlands e recano incise le contee britanniche come su un nastro. In Central Park, dove Robert Burns il poeta e Walter Scott lo scrittore scrutano i passanti ai lati opposti di un sentiero.

david mckean st paul chapel

Per le cronache, Kilmarnock è praticamente dietro l’angolo per chi sta a Glasgow.

Inoltre non mi mancano tre caratteristiche dello scozzese medio. La gente qui usa meno parolacce. Giuro, non si sente mai dire shit. Inoltre c’è meno pressione sociale a bere. Quando esco e prendo una limonata, nessuno indaga perché non ordino invece una birra. Non ce n’è bisogno. Infine, sembrerà strano, ma non si è bombardati dal sesso come in Gran Bretagna, che è invece una società esposta continuamente a immagini e riferimenti sessuali. Credo sia facile attribuire il merito di queste differenze alla cultura puritana dei fondatori di questa parte del mondo. Dato che la Scozia è stata patria di famosi puritani, però, mi viene da chiedermi cosa sia andato storto a Glasgow e dintorni. Purtroppo anche gli americani sputazzano per strada; peccato, avrei voluto aggiungerlo alla lista.
E se c’è qualcosa che non mi manca per niente è l’estate piovosa della Scozia.

robert burns central park

Un ispirato Robert Burns @ Central Park.

Before I left for New York, I thought I would have missed Scotland (I left without enthusiasm and with prejudice and concern regarding America).

I would missed its rainbows. Short before leaving I walked to my flat staring at the sky before me, where three, full-width concentrical rainbows were boasting, stacked one above the other, so close they mingled. This I’ve learned in Scotland: after the rain, when the sun shines, you must check in the other direction for the gift of the sky. In Largs I’ve seen shatters of rainbow gleaming out of big rugs of grey clouds, glistening jewels in a wooly mass. I still cannot figure out how it can occur.

queen elizabeth ii gardens

Queen Elizabeth II Gardens

I would miss the green meadows. Once Scott and I drove to Aberdeen, I was reading out loud the names of the villages and places, taking notes as I will use them in the fantasy novel I will write one day. Braco, Happas, Edzell, Glamis, Murroes, Errol, Gourdie, Auchterarder, Doune, Aberuthven, Inchyra, Munroe, Thurso, Troon.

aberdeen meadowsI would miss even Irn Bru and fudge, and so plenty of fudge and Irn Bru I ate and drank before leaving. When Scott left, shortly after me, I felt like a hot water bottle when you try and keep it standing and it lolls and water spills out everywhere.

walter scott central park

A grumpy Walter Scott @ Central Park

But then I realized that Scotland is everywhere here in New York. In St. Paul’s chapel, next to the 9/11 memorial center, there’s an old inscription to a man from Kilmarnock. In the Queen Elizabeth Gardens, shaped after the British Islands, stone from the Highlands was placed like a ribbon around the plants and the names of the British counties are inscribed on it. In Central Park both Robert Burns and Walter Scott have a statue in front of each other.

I do not miss three cultural elements of Scotland. First, swearing. My word, here people do not even say shit. Second, they are not pushy about alcohol. If I drink only a lemonade on a Friday night, they are not going to ask me why. Third, and this comes surprisingly, sex is not featuring as heavily as in Great Britain. I guess it is owned to the Puritans who founded this country. But famous Puritans sprang from Scotland, too. What went wrong in between? I wish I could add one more difference but no, unfortunately Americans spit on the pavement, too.
What I absolutely don’t miss of Scotland is this rainy summer. Ah.

queen elizabeth gardens

 

Glens, lochs

Highlands: le terre alte. Alte rispetto a cosa? No, non credo sia un problema solo di latitudine, quanto, soprattutto, d’altitudine. Il paesaggio delle Highlands è roccioso e spigoloso e aspro, tutto l’opposto delle Lowlands (Sud-Est della Scozia) e poi dell’Inghilterra, dolce e ondulato.

bensVorrei avere le ali. Solo così si possono abbracciare queste valli scabre nella loro profondità. Il fascino delle montagne è che danno un assaggio di eternità, o perlomeno di una scala temporale ben più lunga di quella umana. Essenzialmente, sembrano fregarsene altamente dell’attività dell’uomo che si tiene sopra, sotto o dentro di esse. Te lo fanno capire, quasi pesare, mentre cerchi di scavalcarle, piccola creatura che fatica contro l’acqua, il vento, il freddo. Loro, imperturbabili, stanno lì, brulle, rossicce o grigioverdastre, incappucciate di neve e bruma. Sanno che gli sopravviveranno. Questa è eternità.

lochness 2

Lochness visto da una barchetta.

Esploriamo il lago Lochness a bordo di una barchetta turistica. Le acque del lago prendono la loro tinta scura dalla torba che fodera il fondo roccioso delle Highlands. Sono di un colore blu velluto, profondo, misterioso, freddo.
Forse è per questo che la Scozia incanta, perché qui la Natura selvatica ha respinto ogni tentativo umano di trasformare il territorio. Ha spazzato via villaggi, ha spezzato castelli, ponti e mura, ha lasciato in piedi solo una manciata di pietre. Non ultimo, registra tra i suoi successi l’aver modellato il carattere degli Scozzesi.

urquhart castle

Castello di Urquhart, Lochness.

Tre arcobaleni concentrici brillano contemporaneamente nel cielo di Inverness mentre ci prepariamo a tornare a casa. I fianchi delle colline sono invasi da branchi di ginestrone, questi arbusti spinosi che fanno fiori gialli a grappolo dal profumo di cocco. I pascoli nel Perthshire sono intervallati da campi di colza. In Scozia in primavera c’è tanto giallo che neanche la strada per Oz. Vorrei essere una pecora per brucare certa erbetta verde che sembra tanto golosa.
Ma anche no.

ginestrone

Ginestrone sull’Arthur’s Seat, Edimburgo.

The Highlands, the high lands. I reckon ,,high” stands for ,,higher” rather than ,,northern”: altitude rather than latitude. The landscape in the Highlands is rocky and spiky, while it is softer and smoother in the Lowlands and England. I wish I had wings to fly and gaze the rough and bare valleys in their terrific depths.
Mountains remind of eternity, or at least of a temporal scale which is definitely broader than the human one. Basically they can’t be bother by human activity going on upon, underneath or inside them. You are aware of it while you climb on them, tiny creature fighting against water, wind, cold. They simply stand, auburn or green-greyish, capped with snow and mist, solemn and impassible. They know they will survive. This is eternity.

We ventured on a boat trip on Lochness. The waters are dark because of peat that lines the hard bottom of Scotland. The waves are velvet blue, deep, mysterious, cold. Perhaps this is where Scotland charm lies. A wild Nature proudly overpowering everything. It wiped off villages, it wrecked castles, bridges and walls, it left only a handful of stones one on another, it even moulded Scotsmen’s character.

lochness

Lochness, Fort Augustus.

Three concentric rainbows shine in the sky while we are leaving Inverness. The hills are dotted with gorses, those bushes carrying yellow bunches of flowers with a scent of coconut. The Perthshire is a patchwork of fields and rapeseed crops. The yellow is brighter than the road to Oz. I wish I was a sheep to graze on such sweet, tasty green grass.
Or I might as well not.

Volantinaggio/Flyering

Per puro caso mi è capitato di vedere dal vivo Nicola Sturgeon, la leader dell’SNP (Partito Nazionale Scozzese), la sorpresa di queste politiche. È una donna piccolina e curata, e si presta volentieri a farsi scattare numerosi selfie. Di sicuro ci sa fare con gli elettori. Nicola (con l’accento sulla i) ha stravinto in Scozia. In Scozia, con un 70% di affluenza alle urne, ha ottenuto il 50% dei voti e 56 seggi su 59. Alla vittoria ho collaborato anch’io.

Scherzo. Ho semplicemente accompagnato Scott a distribuire volantini per l’SNP. Abbiamo infilato una buona quantità di foglietti con la faccetta della candidata locale, Patricia, dentro le buche per le lettere nel paesino di Kilwinnig, in una periferia fatta di casette tristi e grigie costruite dal comune per i disagiati. Il più delle volte le buche erano fessure sul portincino d’ingresso. Sentivo i cani abbaiare nervosi al di là del legno. Qualcuno, incuriosito dal mio raspare nel tentativo di ficcare il pezzo di carta, ha aperto la porta, in pigiama, con la faccia di chi chiaramente, in una piovosa domenica pomeriggio, non si aspettava visite. Aspetto ancora una mail ufficiale di ringraziamento da parte di Patricia, dato che è stata eletta.

In Gran Bretagna il voto è basato su collegi uninominali, il che vuol dire che il territorio è suddiviso in pezzetti, ogni partito presenta uno e un solo candidato, e chi riceve la maggioranza va direttamente a Westminster, mentre gli altri partiti restano a bocca asciutta. Una delle conseguenze è che l’Ukip ha ottenuto solo un seggio pur avendo ricevuto più del doppio dei voti dell’SNP. È un sistema strano, quanto più lontano da un proporzionale ci possa essere e pensato per riequilibrare il diverso peso demografico. I membri del parlamento sono molto legati al territorio e rappresentano le istanze locali, ma si assistono a molti casi di voto utile. Gli Scozzesi hanno festeggiato, dimenticando che a livello nazionale hanno trionfato i conservatori, che a quanto pare hanno causato molti danni con le loro politiche d’austerità, e che l’Ukip, un partito populista, ha pur sempre ottenuto oltre il 12%. Ma si sa, gli Scozzesi non vedono al di là del proprio confine.

patricia gibson

I happened to see Nicola Sturgeon in person. She was at a SNP rally in Glasgow city centre. She’s a tiny good-looking woman, smiling and nicely willing to feature in her supporters’ selfies. She look really attentive to have a tight relationship with her voters. She got a huge success, her party gained 50% of the votes, 56 seats out of 59. I helped her out.

Just kidding. I only went along with Scott to hand out SNP flyers in Kilwinning, a small, grey and sad town in the Ayrshire countryside. We had to drop the flyers in the mail slots on the front doors. So painful! The slots were narrow and blocked by brushes. Dogs barked inside. Someone, hearing my scratches on the wood, came to open the door, clearly dressed and faced as if they were not expecting any visit whatsoever on a rainy Sunday noon. I am expecting a Thank-you email from Patricia, the local MP we were flyering for.

British electoral system is absolutely not proportional. MPs are representatives of local issues. Scottish people celebrated the SNP victory, forgetting that conservatives (those who, apparently, caused so much damage through their austerity policies) won by far, and that Ukip reached over 12%-but like many other times, Scots hardly look beyond the Border.

Traghetto per Arran/Ferry to Arran

Cosa si fa un sabato d’inizio Maggio a Glasgow, nella speranza che il tempo sia buono? Un’idea può essere andare a fare una gita sull’Isola di Arran, che si trova al largo della costa ovest della Scozia, punto d’appoggio verso l’Irlanda, sbattuta dalla pioggia e dal vento dell’Oceano.

the ferryArran si raggiunge imbarcandosi su un traghetto. Mentre ci avviciniamo all’isola, mi chiedo come sia la vita su un luogo tanto distante dalle comodità, sempre dipendenti dagli orari del traghetto per andare al cinema, per fare shopping, per prendere un aereo. Una vita rarefatta e limitata…forse verrà il tempo anche per me di apprezzare certe scelte.

verso l'isolaIl tempo inclemente non ci ha concesso il lusso di goderci le spiagge, e ci ha dato il pretesto per fermarci ad ogni negozietto che ci sembrasse invitante.

  1. Prima tappa: rifornimento di cioccolata e fudge, sparandoci la glicemia a mille-la mia peraltro era già alta dopo la nostra pantagruelica colazione a base di panini dolci che avevo impastato la sera prima.
  2. Duecento metri dopo incontriamo un negozietto di vestiti ricercati e poi uno di cosucce carine, ninnoli e oggettini, forti richiami per la Sara. La gente del luogo (negozianti e camerieri) parla un inglese tanto posh che non sembra neppure di essere in Scozia, Scott mi spiega che il tenore di vita sull’isola dev’essere elevato, dato i prezzi delle case e della vita in generale, e che probabilmente sono più gli Inglesi trasferitisi qui per amore del paesaggio degli Scozzesi originali. Troppi secoli di politiche sbagliate hanno costretto gli abitanti ad emigrare per non morire di fame.
  3. Ci avviamo finalmente verso il castello. Lungo la strada si stendevano campi da golf su cui scorrazzavano grassi fagiani. Altra sosta alla Arran Aromatics, dove saponette, sciampo e profumi dal profumo avvolgente e ingredienti naturali ci hanno convinto a lasciare parecchie sterline alla cassa.
  4. Proprio di fianco alla profumeria c’era un caseificio. Loro hanno assaggiato formaggi e io preso un gelato al Turkish delight e al cheesecake al limone.
  5. Capatina alla fabbrica di birra ad assaggiare la birra scura e forte che producono sull’isola e ad annusare il profumo del malto tostato. Non mi piace il gusto della birra, ma sono attratto dalla sapienza che serve per farla e dagli aromi che si sommano in una bevanda dorata. Alle tre, direi che è giusta l’ora per un ipercalorico pranzo.
  6. Finalmente arriviamo al castello di Brodick, che sembra più una villona, tipo residenza estiva del duca di turno, infatti è adornato da un giardino meraviglioso.
  7. Torniamo alla porto attraversando la spiaggia affrontando la pioggerellina e il vento. Il mare era attraversato da onde. La baia aveva un aspetto terreo e maestoso.
  8. Abbiamo chiuso la giornata rifugiandoci in un chippie a prendere un tè e un mars fritto. Scott e Gary non l’avevano mai provato prima. In queste occasioni mi sento più scozzese degli scozzesi.

Abbiamo lasciato l’isola stanchi e infreddoliti ma con l’impressione di una giornata brillante. Magia della compagnia, e della Scozia. Guardate la foto, non vedete volti contenti?

group picture

What shall we do on a Saturday in a hopefully sunny day at the very beginning of May? Let’s have a trip to the Isle of Arran, right off the western Scottish coasts, foothold towards Ireland, beaten by winds and rains from the Ocean.

treeYou reach Arran via a ferry. While we were on the dock, I thought how may it be the life on such a small island, cut off the bare commodities, dependent on a ferry timetable to go for shopping, to the movies, to catch a plane. Maybe a limited and eventless, or maybe a choice I will come to understand in the years to come.

gardensThe miserable weather did not give us the chance to enjoy the beaches, but the chance instead to stop by every single nice shop on the way. Here we go.

  1. First stop, to get chocolate and fudge, a rush of sugar in my veins, already fueled by my huge breakfast.
  2. Some yards afterwards, a knick-knack shop and a clothes shop. Sara begged us to stop by, of course. Waiters and shop assistants speak such a posh English you don’t even reckon you’re in Scotland. Scott explained to me that here house pricing is so high and that centuries of wrong policies have forced the original inhabitants to leave to find a better life while English took over the touristic jobs or because in love with the landscape.
  3. We finally head off to the castle. By the street, golf greens and fat grouses. Stop at Arran Aromatics, where the strong and soft smells of candles, soaps and shampoos persuaded us to pour out many pounds at the cash.
  4. Cheese shop is exactly nearby the soap shop. The guys tried some cheese, I had turkish delight and lemon cheesecake ice cream.
  5. Short visit to the brewery to have a taste of the dark strong beer they produce locally and, for me, to inhale the smell of the roasted malt. I do not like beer but I am fascinated by the amount of knowledge and tradition that sum up in a pint of golden drink.
  6. Eventually we reach Brodick castle, sort of a big country house, holiday resort for Dukes or so, surrounded by tidy gardens. 
  7. We roll back to the ferry through the beach, facing the pouring rain and winds. The bay looked terrible and majestic.
  8. End of the day at a chippie to drink a hot tea and treat ourselves to a deep fried mars bar. Gary and Scott had never tried it before. At times I fell more Scottish than Scots.

the castleAt the end of the day we came back shattered and cold and wet but with the feeling of a memorable day. All thanks to an enjoyable party and the magic of Scotland. Look at the picture, don’t you see happy faces?

aw

Burns night

In Scozia si trova sempre un motivo per festeggiare (leggi: bere). In Gennaio è il turno di Robert Burns, il poeta nazionale scozzese. Non ne avevate mai sentito parlare? Ma dai, davvero? Ben comunque da adesso non avete più scuse. È l’autore del “valzer delle candele”, che in inglese si chiama Auld Lang Syne (“i bei tempi andati”), e che Davide ci ha fatto imparare allo sfinimento quando cantavo nel coro del collegio Mazza all’università, e che si canta soprattutto l’ultimo dell’anno.

I just have awful pictures from that night.

Second ceilidh, with the Biom Eng department. I just have awful pictures from that night.

Allora, come si celebra la Burns night? Tirate fuori tutti gli stereotipi sulla Scozia, e avrete indovinato. Ingrediente fondamentale è il ceilidh, la danza tradizionale. Mi hanno raccontato che ogni anno alle elementari i bambini imparano i passi, preparando lo spettacolo in occasione di Natale. Per loro è imbarazzante, immaginate quanto sono ostili i bambini ai contatti coatti con le bambine. Però mi hanno confidato che quando si diventa adulti e con un paio di birre in corpo i passi escono da soli e si capisce il senso dell’averli imparati da piccoli. Se volete invitare una ragazza a ballare, a Glasgow vige un codice. Il ragazzo chiede: “Are you dancin’?” Risposta: “Are you askin’?” “Aye a’m askin’!” “Then a’m dancin'”. Vi ricordo che abito nella terra dei kilt, tanto che ormai a me non fanno più impressione, ma di sicuro a voi susciterebbero curiosità. Ballando ho capito qual è il fascino del kilt: durante le giravolte si apre a ruota e rende le coreografie (che di suo sono semplici e ripetitive) più dinamiche. E poi devo dire che gli scozzesi in kilt, con la camicia bianca e le scarpe nere, fanno la loro bella figura ordinata. Io il kilt non ce l’ho ancora, non so se al clan dei McErbie è stato assegnato un tartan tutto per loro.

La Burns night andrebbe completata da una cena dove il piatto forte è l’haggis, questo insaccato di pecora dal sapore molto selvatico, e la lettura delle poesie di Burns, scritte in dialetto, roba che neppure gli scozzesi stessi capiscono. Questa parte me la sono risparmiata.

sibps ceilidh 2

Primo ceilidh: col mio gruppo di ricerca. Guardate come sembro professional.

Mentre riprendevamo fiato tra un ballo e l’altro, il mio relatore greco (sempre lui…) cercava di farsi un selfie con una studentessa. È venuto fuori un velfie, cioè un video selfie. Io e Carlota abbiamo pensato che sarebbe un’ottima idea al posto di un’immagine statica di profilo. Un po’ come i ritratti animati di Harry Potter. Per cui, Zuckerberg, quando sarà il momento, sgancia la grana: l’idea l’abbiamo avuta noi per primi!!!

Mentre volteggiavo trascinato in tondo da Shibani, una ragazza che a differenza di me i piedi sapeva dove metterli, e mentre davo indicazioni a Socratis, o mentre ridevo con Chez, o prendevo sotto braccio Hannah, e sudavo schifosamente, pensavo che è bello avere delle tradizioni, ed è bello che mi sia data l’opportunità di esserne parte. Mi sento adottato dai miei ospiti.

Scotland loves celebrating, which means, drinking. In January it occurs the Burns night, in honor of Robert Burns, the national poet of Scotland. And if someone or something is Scottish, they are worth celebration, no matter why. So, Burns night includes a dinner with steak pie and haggis, a reading of old fashioned, traditional and obscure poems by Burns himself, and then ceilidh, of course. The Glaswegian way to ask a girl is peculiar. Lad: “Are you dancin’?”. Lassie: “Are you askin’?”. Lad: “Aye a’m askin'”. Lassie: “Then a’m dancin’!”. Men wear kilts. If you live abroad, kilts look like a sort of curious, quirky piece of clothing worn by awkward ginger men. Living here, I find it belonging to the natural order of things. Men look good, neat and tidy in their white shirt and black shoes. Plus, kilts open up when you’re dancing, and the choreography gets so much better, more lively and dynamic. The night is ended by singing Auld Lang Syne, so emotional (and so appalling, if you’re not from here).

sipbs ceilidhWhile I was taking breath between one dance and the other, my Greek supervisor was trying to get a selfie with a student, but recorded a short video instead. So Carlota and I called it velfie, and we’ll bring up the idea to Zuckerberg to use it instead of the profile picture, exactly like animated portraits in Harry Potter, and we’ll become amazingly rich.

While I was being pulled around by Shibani (who knows how to move her steps on a dance floor), or I was bouncing with Chez, or smiling at Hannah, I thought that it’s good to have traditions, and I am grateful for being given the chance to be part of it, for being adopted by my kind hosts.