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Podcasts

Vivo da solo, non ho un televisore, passo quasi un’ora al giorno spostandomi da casa all’università e viceversa, trascorro svariate ore al weekend sui treni tra Glasgow e Manchester, e passo la giornata di fronte al computer oppure in laboratorio. In tutto fa un bel po’ di tempo in compagnia di me stesso. Morale: ho sempre le cuffiette dell’iPod nelle orecchie, così almeno sento le voci, ma so da dove provengono (mi sono anche messo a parlare coi fiori sul davanzale e con le cellule nelle provette, ma l’iPod è un’alternativa decisamente migliore).

Non ascolto solo musica. Da un paio di anni sono diventato un assiduo fan di podcasts, di tutti i tipi, da quelli di carattere scientifico o informativo di Radio24, a quelli più leggeri o comici, tipo il Trio Medusa su Radio Deejay, o Un giorno da Pecora su Radio1 con Geppi Cucciari. Se conoscete l’inglese e siete dotati di una certa dose di ironia e uno stomaco non troppo delicato, un programma comico che vi farà piegare in due dalle risate è My dad wrote a porno.

È come ascoltare la radio in differita. Le voci che si alternano al microfono mi tengono compagnia durante la mia giornata e mi permettono di restare in contatto con l’attualità italiana. Tramite i podcast vado a caccia di musica, ricette, libri o spettacoli nuovi.

Amo soprattutto i podcast di storytelling, che mi coccolano un po’ come le fiabe della buonanotte, solo che a differenza delle fiabe le storie che raccontano non sono inventate, ma sono vere. Alcune trasmissioni raccontano le vite di personaggi noti (tra questi consiglio Ettore, Radio2), altre parlano di fatti e scoperte curiose (ascoltate Radiolab), altre semplicemente raccolgono le storie singolari di persone comuni. Ad ascoltare le storie degli altri si trovano tanti punti in comune, e se si è dotati di un minimo di empatia è facile commuoversi. E ci si rende conto che una storia da raccontare ce l’abbiamo tutti.

Tra i programmi di storytelling italiani, quelli di Matteo Caccia sono tra i migliori (andatevi a cercare Una vita). Matteo, che ha una voce molto bella, calda ed empatica, da due anni conduce Pascal, aiutato da una redazione talentuosa. La scaletta prevede una storia inviata da un ascoltatore, un’altra trovata su internet e poi, da quest’anno, una pagina dal Diario di Maddalena, una donna che ora avrà sui 60 anni e che ha inviato alla redazione tutti i diari della sua lunga vita vissuta fuori dagli schemi.

Dopo aver seguito fedelmente il programma per un anno, mi sono deciso anch’io a mandare qualche storia. Mi è bastato rovistare tra i barattoli di marmellata sullo scaffale del mio blog. E una di queste è piaciuta alla redazione, e la leggeranno questa sera durante il programma. Giulia Laura Ferrari, che lavora in redazione, è stata molto gentile e paziente nel cercarmi al telefono per l’intervista telefonica. Scambierò pure un paio di parole col conduttore. Sintonizzatevi su Radio2 alle 22.30 ora italiana. Spero che vi affezionate al programma e che venga voglia anche a voi di inviare una storia, perché raccontare storie è catartico.

PS Il podcast della trasmissione si può ripescare qui: http://www.radio.rai.it/podcast/A46288289.mp3. È stata un’esperienza strana sentire la mia voce in radio, mi sono reso conto di quanto sia ancora marcato il mio accento veronese.